Alla View Conference di questo 2017 abbiamo potuto intervistare l’incredibile Rob Coleman.

Rob, dalla simpatia contagiosa, ha presentato un panel dedicato al suo ultimo bellissimo lavoro: Lego Batman – Il film e vi possiamo già anticipare che sì, alcune sequenze sono state fatte utilizzando i Lego reali, non è solo CGI.

Rob Coleman lavora nel mondo del cinema da svariati anni, nel suo carnet può vantare 2 nominations agli Oscar per Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma e Star Wars: Episode II – L’attacco dei cloni. Inoltre ha collaborato per Men in black, Signs e Happy feet 2.

Ecco l’intervista rilasciata ai giornalisti italiani, subito troverete le risposte date a Universal Movies.


Benvenuto alla View Conference, hai cominciato artisticamente subito alla ILM, ci racconti qualcosa di quella esperienza?

E’ stato più di un sogno che diventa realtà! Sono cresciuto in Canada, a Toronto, e da piccolo ho visto il primo Star Wars nel 1977 ed è stata la prima volta che ho sentito nominare la ILM, poi l’ho trovata ancora nei credits di L’impero colpisce ancora e, nel 1981, per I predatori dell’arca perduta. Dopo il film sono andato a mangiare da Pizza Hut con mio papà che mi ha detto che un giorno forse avrei lavorato per George Lucas, io gli dissi che sono un ragazzino che vive in Canada e lui mi disse che se ho un sogno nella vita, devo vivere per raggiungere quel sogno. A 16 anni ho capito che volevo lavorare nell’animazione, mio padre mi consigliava di diventare giornalista ma io non l’ho ascoltato. Mi sono specializzato su alcuni programmi di animazione e, quando ho letto che Jurassic Park sarebbe stato creato utilizzando quei pack, sono andato a vedere il film e ho visto che tantissimi canadesi avevano lavorato per quel film. Così ho preso l’orgoglio in mano, ho afferrato il mio portfolio e l’ho spedito in California scrivendo che io ero canadese, loro erano canadesi, quindi potevano dare un’occhiata al mio portfolio. Ho scritto che sarei stato al Siggraph, mi sono presentato ad un’intervista alle persone che avevano lavorato per Jurassic Park ed erano come degli dei del rock, gente famosa. Mi hanno intervistato, mi hanno chiesto di andare in California per un altro incontro allo Skywalk Ranch, ed io ero incredulo, e dopo un mese mi offrirono un posto di lavoro. Poi ho telefonato a mio padre e gli ho detto che lavoravo per la compagnia di George Lucas. E’ stata un’esperienza elettrizzante, incredibile, con un gruppo che mi ha supportato moltissimo, dovevo essere il meglio in quello che facevo. Mi ricordo che, dopo che sono entrato in ILM, ho avuto un paio di incontri con George Lucas, e mi ha dato il posto di animation director per Star Wars: Episode I – La minaccia fantasma e ricordo di essere tornato a casa e di non essere riuscito a dormire, pensavo al proverbio cinese – Attenzione a cosa desideri – avevo avuto il posto ed ero terrorizzato. Ho lavorato duramente con il mio team e i produttori, e c’è stato un momento in cui pensavo di non farcela. Sono andato da Lucas, gli ho detto che ero terrorizzato, che tutto il mondo aspettava questo film e non voleve deluderlo. Lui mi disse che non dovevo pensare a tutto il mondo ma dovevo pensare a non deludere una sola persona, cioè lui, e lui era contento del lavoro fatto e mi disse di andare a casa e di dormire. Ho imparato molto da George Lucas, lui mi ha richiamato per altri progetti, è stato un periodo magico.

Sei stato il regista di alcuni episodi per Star Wars: the clone wars, ti piacerebbe dirigere di nuovo magari per la Lego?

Si, ho amato molto l’opportunità di poter dirigere. La verità è che la televisione ha tempi diversi per la produzione rispetto ai film. Io non sono uno sprinter e non sono portato per i tempi stretti, i film mi concedono più tempo per le mie produzioni rispetto alla tv. Tornando alla tua domanda, sì, mi è piaciuto fare il regista, ho avuto uno stress differente, ma alla fine di tutto sono felice di fare quello che faccio, amo il mio lavoro e, come animator director posso lavorare a stretto contatto col regista e portare avanti la sua visione del film. Amo stare nella stanza dell’editing e supervisionare il lavoro di più di 60 persone per far si che il pubblico non veda la differenza, non mi manca lo stress di avere a che fare con i produttori, probabilmente tornerei alla regia per qualcosa di televisivo piuttosto che film, perchè girano meno soldi e mi sentirei meno responsabile. In ogni caso, sono felice del mio lavoro, perchè mi permette di essere in un punto importante del processo creativo, lavorando con tutte le figure ad un alto livello qualitativo.

Nella tua carriera ti sei occupati di numerosissimi film come Maverick o Signs, la cui componente tecnica ha superato di gran lunga la qualità artistica. Pensiamo a Signs che è stato visivamente stupefacente ma con un plot inconsistente o gli stessi Star Wars, che sono stati i meno amati dal pubblico ma visivamente incredibili. Può, secondo te, la tecnica salvare un film artisticamente povero?

Non penso che la specificità tecnica possa salvare un film, può aiutare lo scrittore e il regista nel portare sullo schermo la propria immaginazione, ma se non c’è una vera storia dietro non potrà avere nessun successo. Personalmente sono molto orgoglioso dei miei lavori, perchè abbiamo ricreato dal digitale persone e veicoli fotorealistici molto bene, e se guardo al 1997 quando ho lavorato per Star Wars trovo il mio lavoro datato, ma al tempo ero molto soddisfatto e ho ricevuto la nomination per gli effetti speciali. Certo, artisticamente alcune volte sono stato dispiaciuto che il film non fosse stato ben accolto dal pubblico. Nello specifico per Signs, sono entrato nella produzione ad un livello già avanzato del progetto, ero un grande fan de Il sesto senso e sono corso a Philadelphia perchè ero molto eccitato dal progetto. Non sono stato un grande fan del film Signs ed ero nella difficile posizione di dover aiutare il regista a creare la sua visione del film, pur non credendo molto nel progetto. Io, però, so che questo è il mio lavoro e lo devo fare bene, devo ascoltare bene cosa mi dice il regista e portare avanti la sua visione consapevole che quello non è il mio film ma il suo, ma devo essere un importante contributo al progetto stesso. Quindi, sì, è difficile quando le necessità artistiche non valorizzano l’arte tecnica, però fa parte del mio lavoro.


Inoltre Rob ci ha raccontato che esistono delle regole nell’animazione e, una delle più importanti, è quella di portare in vita ciò che in vita non è, e per i film Lego era importante portare in vita un omini con i suoi 9 punti di movimento possibili (che lui ci mostra sul suo corpo), e con quelle 9 possibilità ha dovuto creare una varietà incredibile di scelte, come la camminata, che doveva essere unica per ogni personaggio importante o il salto.

Inoltre, ci ha detto che per lui, il suo sogno sarebbe mettere in un film Lego anche i personaggi Duplo, oppure fare la versione Lego di La corsa più pazza d’America con i piccoli personaggi. Oppure un film noir con i personaggi Lego, in bianco e nero oppure qualcosa nel genere western, qualcosa che cerca di essere tremendamente serio ma non ci riesce, o ancora qualcosa nello spazio. Per lui i Lego sono un medium e tu puoi creare ciò che ti pare, con una svolta divertente.

Rob Coleman è stato di una disponibilità disarmente e un artista incredibile, speriamo di incontrarlo presto di nuovo.