Il 2018 è stato un anno fantastico per la Grecia. Bè, forse questo non è un grande incipit coi tempi che corrono. Riformuliamo. L’arte vera è quella che nasce in un contesto di profondo disagio, e quale contesto di disagio più rappresentativo della recente Grecia?

Non è mai auspicabile finire in profonda recessione, tuttavia da questa crisi è venuto fuori tutto il talento dei cineasti locali. A tal proposito, risulta impossibile non parlare di Yorgos Lanthimos, consacratosi definitivamente nel mondo dei grandi registi con La Favorita.

Ancora relegato ad un pubblico di nicchia, invece, è Babis Makridis, regista di Pity, sua opera seconda in concorso al recente Torino Film Festival. Questa è la trama del film.


Un anonimo avvocato di mezza età, vive con il figlio adolescente nell’angosciante attesa che sua moglie si risvegli dal coma postumo ad un incidente stradale. In questo climax di tristezza, tutti mostrano una solidarietà che, attraverso parole e piccoli gesti, regala all’uomo una goduriosa remissione. Al risveglio della donna, il rimpianto di quei giorni è più forte della gioia. Come un bambino non più inondato d’affetto dopo una febbre alta, l’uomo insiste nella sua ricerca di compassione, anche a costo di rendersi ridicolo. E pericoloso.


Tsiolis, Lanthimos, Makridis, Psikou… ci auguriamo che la situazione economica migliori in Grecia, ma nel frattempo ci godiamo lo splendore della ‘Greek Weird Wave’, con il caro egoismo che ci contraddistingue e la subdola soddisfazione nel sentirci inopportuni.


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