Abbiamo visto Joker, il cinecomic con Joaquin Phoenix incentrato sul celeberrimo villain DC. Questa la nostra recensione.

Arthur Fleck è un aspirante comico che, per mantenersi, lavora come clown per conto di una bizzarra agenzia della città di Gotham. Pian piano, l’uomo, che vive da solo con la mamma e che è ignorato dalla società, inizierà una terrificante discesa nell’inferno della follia più estrema, fino a diventare il più famoso criminale dell’universo “DC Comics”: Joker.

Diretto da Todd Phillips, noto al grande pubblico per essere il regista della trilogia cult “Una notte da leoni”, “Joker” si presenta come un cinecomic atipico, almeno rispetto agli standard del genere imposti dal successo dei film della Marvel. Pur discostandosi da questi, virando verso una strada maggiormente intimista, l’opera di Phillips, vincitrice tra l’altro del Leone d’Oro all’ultima edizione del prestigioso Festival di Venezia, non brilla per l’originalità della scrittura né per gli sviluppi narrativi della stessa, legati e ispirati alle tipiche storie di discesa negli inferi di cui il cinema statunitense è stracolmo.

Il punto di forza, piuttosto, si trova nella plasticità e nello spessore della prova d’attore di Joaquin Phoenix, protagonista assoluto dello schermo dal primo all’ultimo frame, e nella sua capacità di donare duttilità al personaggio sulla base dei temporanei ed altalenanti stati d’animo dello stesso. Anche l’impianto visivo dato alla decadente metropoli di Gotham City contribuisce non poco alla costruzione di un’atmosfera di desolazione e di inquietudine che trova i suoi momenti culminanti nelle poche, ma di grande impatto, sequenze di violenza che, andando in antitesi con le diverse situazioni da commedia presenti all’interno della pellicola, cercano di creare nello spettatore una condizione di straniamento e di vaga inquietudine.

Il risultato, però, viene raggiunto, secondo il parere di chi scrive, solo in parte. Il lavoro sul personaggio di Phoenix e la grande forza visiva del film non bastano a compensare una scrittura che sa di già visto e una messa in scena piena di cliché e di escamotage, come ad esempio i numerosi rallenty, che appaiono talvolta un pochino forzati. Al di là della palese inverosimiglianza di alcuni sviluppi narrativi, l’eccessiva foga della protesta verso il finale non risulta credibile sulla base della costruzione filmica dei minuti precedenti, anche gli elementi contenutistici relativi ad una critica dell’America di oggi sembrano essere talvolta troppo esplicitati e poco sottesi e talvolta solo accennati e non approfonditi fino in fondo.

In definitiva il “Joker” di Todd Phillips è una pellicola che merita sicuramente la visione e che cerca di raccontare una storia che va ben oltre quella letterale del suo protagonista, almeno nelle intenzioni. Che la missione sia riuscita del tutto, però, non ne siamo totalmente certi.

Joker
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