Safe Neighborhood recensione
Festival Film Horror Interviste People

Abbiamo intervistato Chris Peckover, il regista di Safe Neighborhood

Se durante l’ultima edizione del Torino Film Festival abbiamo visto in anteprima il bel film horror Safe Neighborhood, di cui potete leggere la nostra recensione qui, questo pomeriggio vi proponiamo la nostra intervista esclusiva al giovane e talentuoso regista, Chris Peckover.

UM: “Ciao Chris, complimenti per il film! Quando sei entrato nel mondo del cinema? Qual’è la tua storia?”

CP: “Ho fatto il college con l’intenzione di diventare un neurochirurgo, ma, a metà del percorso, mi sono reso conto che c’era molto da memorizzare e io ho una pessima memoria. Tutto ciò non mi dava soddisfazione. Il mio tutor mi ha chiesto cosa amavo più di ogni cosa e io gli ho risposto “I film! Hanno reso più leggera la mia vita in momenti molto difficili.” Sono cresciuto nella contea più piccola del Texas come uno straniero, essendo io canadese. Molte persone sono state pessime con gli stranieri a Rockwell, in Texas (ed è stata la fonte di ispirazione del mio primo film, Undocumented). Quindi, il mio tutor mi ha consigliato di fare ciò che amo di più, e io l’ho fatto. Alla fine, posso dire di aver fatto entrambe le cose, perchè l’arte della cinematografia richiede una certa conoscenza del cervello delle persone, prevedendo quale possa essere l’effetto che tu avrai al momento della visione del film.”

UM: “Quali sono le tue ispirazioni? Quali film ami?”

CP: “Ogni film che giro prende ispirazione dai miei film preferiti. Per Safe Neighborhood, ho mescolato il mio amore per John Hughes con il mio amore per Wes Craven, e vi ho trovato un bellissimo mondo all’interno. In più, avevo la sensazione che il genere home invasion avesse bisogno di una rinfrescata. Tra Halloween, Gli occhi della notte e Panic Room, è stato fatto di tutto e molto bene. I miei film preferiti del genere home invasione del passato si dedicavano tanto agli effetti dell’invasione stessa, alle conseguenze, alle uniche persone coinvolte. Man in the dark ha avuto il merito di cambiare le regole del gioco, incluse su chi sono le reali vittime. Anche noi, con Safe Neighborhood, abbiamo voluto cambiare le regole, ma in un modo diverso, e sicuramente con tono.”

UM: “Ci puoi parlare del tuo primo film da regista, Undocumented?”

CP: “E’ un film su un gruppo di persone immigrate illegalmente negli USA, che vengono prese al confine e a cui vengono fatte delle cose orribili in nome del patriottismo. E’ un lavoro di 5 anni fa ormai.”

UM: “Puoi raccontarci qualche retroscena o curiosità su Safe Neighborhood?”

CP: “Si! Ciò che sorprende molto le persone è che il film è stato girato nel pieno dell’estate a Sydney, in Australia, in un teatro di posa, benchè la storia fosse ambientata in una giornata nevosa durante le festività natalizie. L’intera casa è un set. Il cortile è un set. La neve era gelatina e carta. Le nostre scarpe trasportavano costantemente carta sminuzzata in giro per il set. Tenere il pavimento sempre pulito fu un incubo. Avevamo un piccolo budget, quindi ci potevamo permettere solo due ore circa di aria condizionata al giorno nel teatro di posa, mentre la temperatura fuori superava di molto i 30 gradi. Sotto le calde luci del set, nel pieno dell’estate, senza aria condizionata, i poveri attori dovevano indossare abiti pesanti e cappotti, simulando di avere freddo.”

UM: “Lo script è tuo e di Zack Kahn. Preferisci dirigere o scrivere per il cinema?”

CP: “Io sono il più lento scrittore di sceneggiature del mondo. Tutto il processo di scrittura è straziante e mi isola. Preferisco dirigere, perchè è tutto un pianificare con un mucchio di collaboratori di talento, andando in battaglia insieme. Per me è sicuramente più semplice. In ogni caso, la scrittura è molto importante. Ci sono tantissimi film ben girati che falliscono per una storia scadente, mentre sono pochi quelli scritti benissimo ma che falliscono per una regia scadente. Esistono, ma sono più rari. Tutto dipende dal potere della storia in sè.”

UM: “Sei contento del successo di critica del tuo film?”

CP: “Certo, sicuramente!”

UM: “Non pensi che qualche ragazzo possa emulare il tuo film?”

CP: “Beh, onestamente, potrebbe. Ma non si deve confondere il termine emulare con essere cambiati da. Ho sempre pensato che fosse un pensiero imperfetto. E’ stato il rock’n’roll a farglielo fare, Sono stati i video games il motivo, Internet è la causa del loro comportamento, siamo sempre alla ricerca di una ragione per il comportamento dei giovani, è istintivo. Alcune volte può prendere una forma familiare (date un’occhiata all’incremento delle osservazioni razziste nelle scuole dopo il discorso dell’odio di Trump) ma la malvagità dei ragazzi è sempre stata presente. Quelli non sono bravi ragazzi trasformatisi in cattivi, sono ragazzi marci che hanno trovato un modo e un modello per scaternare la loro rabbia.

Penso a tutti quei Cristiani in America che puntano il dito contro i Musulmani, dicendo che il Corano gli fa diventare terroristi, e con lo stesso respiro vogliono negare ai gay i loro stessi diritti, equità economica alle minoranze e il proprio corpo alle donne. Ci sono tantissimi meravigliosi Musulmani, come ci sono tantissimi meravigliosi Cristiani, e la gente orribile troverà sempre una scusa per giustificare il loro cattivo comportamento.”

UM: “Ti piace il cinema e i film italiani?”

CP: “Fellini, Argento, Benigni, Leone, Pontecorvo, Pasolini… Sono alcune delle mie ispirazioni del vostro cinema. Penso sempre a quell’inizio con le palle di C’era una volta il west: voglio fare dei film che abbiamo le stesse palle!”

UM: “Quali saranno i tuoi prossimi progetti?”

CP: “Dovete assolutamente aspettarvi qualcosa di soprannaturale da me prossimamente, senza condividere lo spazio con la commedia, come in Safe Neighborhood. Ho appena terminato una sceneggiatura su un doppelganger (il termine si riferisce a un qualsiasi doppio o sosia di una persona, più comunemente in relazione al cosiddetto gemello maligno), e sto avendo grandi difficoltà ad addomentarmi proprio ora… ”

Grazie a Chris Peckover per la sua disponibilità e alla sua simpatia e speriamo presto di poter vedere suoi nuovi film.

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