[36TFF] Recensione di I do not care if we go down in history as barbarians

All'interno della sezione Onde del Torino Film Festival abbiamo visto I do not care if we go down in history as barbarians, diretto dal regista Radu Jude. La nostra recensione.

«Non m’importa se passeremo alla storia come barbari»: parola del presidente rumeno Antonescu, che nel ’41 avviò la pulizia etnica del fronte orientale. A quel fatto, oggi dimenticato (o meglio, nascosto), una regista dedica un reenactment pubblico a Bucarest, di cui Jude segue la tormentata lavorazione, fra prove, discussioni, ricerche, censure, incomprensioni. 

A metà tra il documentario e il film di finzione, il film di Jude è un'analisi sulle responsabilità dei rumeni nell'eccidio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche sulla necessità di essere onesti nei confronti del proprio popolo verso una pagina così antipatica ma autentica.

La regista, una ragazza piena di speranze e di voglia di fare, si barcamena cercando di far funzionare la rappresentazione a fronte di tutti i problemi che si vengono a creare.

Il film è imbarazzante nella sua pochezza, ciò che sconvolge e irrita è il poco riguardo che viene tenuto verso chi questi drammi li ha vissuti in prima persona o vi ha perso un familiare. Principalmente, ciò che sconcerta è la mancanza di pudore storico di forte impatto emotivo.

Lo stile quasi goliardico, la antipatica leggerezza della protagonista / regista, rendono il film, a volte, inguardabile per la mancanza di rispetto verso la Storia e le sue vittime.

L'analisi di fatti storici crudi fatti a letto, nudi, dopo aver fatto l'amore o durante una festa, con birre in mano e battute leggere annullano qualsiasi tentativo di Jude di avere una qualche potenza ideologica.

Inoltre, i lunghi inserti in cui si vedono altri film o in cui la protagonista legge lunghi passi da libri danno il colpo di grazia ad un film già irritante di suo. Da evitare.


Il Trailer


Lascia un Commento...