18 Regali: Recensione del film diretto da Francesco Amato

Abbiamo visto 18 Regali, film diretto da Francesco Amato, in uscita nelle sale dal 2 gennaio 2020. Questa è la nostra recensione.

18 regali prende le mosse da una vicenda reale: la storia di Elisa Girotto. É sempre difficile restituire la complessità della realtà attraverso la pellicola cinematografica. L’esperienza si fa ancora più complicata se si decide di inserire elementi surreali, per forzare un incontro che risulterebbe impossibile sin dal primo istante.

Quest’ “altra dimensione” non è una caduta momentanea di stile, bensì la base su cui si dispiega l’intera narrazione. La conseguenza è l’interruzione del processo di identificazione da parte dello spettatore nel momento in cui il regista ricorda che non si tratta di una situazione possibile. Da un lato è un atteggiamento non convenzionale, che dona un tocco di originalità ad un film che poteva ricadere nel banale. Allo stesso tempo viene impedito tuttavia un trasporto emotivo, in un processo che contrasta quella che sembra essere l’intenzione principale: emozionare.

Il risultato, purtroppo, non è gradevole né per chi ricercava la lacrima facile, né per coloro che speravano nell’adattamento originale di una vicenda già commovente in origine.

Il cast non è deludente: Edoardo Leo, Vittoria Puccini e Benedetta Porcaroli entrano perfettamente nei propri personaggi, esplorandone i caratteri da cima a fondo. Il problema risiede piuttosto nei limiti che non possono superare e nei clichè cui sono sottoposti.

Troviamo infine una colonna sonora troppo presente, quasi invadente, protagonista di momenti in cui non è richiesta.

In conclusione possiamo definire "18 regali" come un film tipicamente italiano con, una costruzione narrativa che richiama alla fiction famigliare tipica della rete ammiraglia. Tuttavia, il film cerca di elevarsi rispetto a luoghi comuni e situazioni stereotipate, senza grandi risultati.
"18 regali" risulta essere un film lodevole per l'intento di volerricordare una storia commovente, ma in realtà non riesce ad esprimerne il potenziale narrativo.

Classificazione: 2.5 su 5.

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