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L’ufficiale e la Spia: Recensione del film di Roman Polanski

L’ufficiale e la Spia è il nuovo film diretto da Roman Polanski attualmente distribuito nelle sale. Questa è la nostra recensione.

Nel cast tra gli altri, spazio per Jean Dujardin, autore di un’ottima interpretazione, e Louis Garrel. La trama è ricavata, oltre che da un evento storico, dal libro di Robert Harris da cui è tratto anche il titolo italiano che in origine è invece “J’accuse”.

Si tratta dunque di un film storico che rispolvera il caso Dreyfus. Questi, arruolato nell’esercito francese, nel 1895 fu dichiarato colpevole di alto tradimento, reo di aver fatto filtrare informazioni militari agli avversari tedeschi. Il caso nasce perché l’accusato aveva origini ebree e le indagini vennero effettuate con un pregiudizio nemmeno troppo velato nei suoi confronti.

COMMENTO

Lo svolgimento della vicenda è lento e ragionato già dalle prime battute e resta fedele all’andatura fino alla fine. Molta importanza è attribuita alla rappresentazione dei luoghi con inquadrature introduttive molto ampie che fungono da presentazione del contesto sia spaziale che temporale. Notevole è la cura dei dettagli per quanto riguarda la riproduzione degli ambienti e dei costumi. Il dosaggio dell’azione è sempre misurato, quasi troppo. Non vi sono strappi o incrementi della velocità.

La psicologia dei personaggi è lasciata relativamente a margine per privilegiare la rappresentazione del fatto storico. Un tenue scavo è riservato soltanto ai personaggi principali, per gli altri invece Polanski tende a sottolineare la predominanza di prospettive comuni, utili a rappresentare il retaggio culturale e la diffusione di opinioni in merito alla questione dell’antisemitismo e della difesa della macchina militare.

Un tratto fondamentale per il protagonista Piquart è l’attaccamento al senso della giustizia disinteressata che lo spinge a lottare per raggiungere la verità sul caso Dreyfus a costo di essere espulso dall’esercito, schierandosi contro una classe militare guidata da un istinto meccanicistico ed autoconservativo.

Il tema principale ed attualissimo è quello dell’antisemitismo, diffuso soprattutto in quelle classi sociali o apparati statali che inevitabilmente tendono a condizionare l’opinione pubblica e quindi a generare convinzioni o idee dilaganti. A combattere tali idee e convinzioni sono spesso gli intellettuali come Emile Zola che si fa carico di diffondere una verità troppo scomoda per un esercito che ha l’onere dell’infallibilità.

In determinati punti la trama promette la possibilità di un’intensificazione del pathos, ma puntualmente la delude. Non c’è dubbio sul valore della ricostruzione storica ma pare che al tutto manchi l’affondo decisivo in grado di rendere quello che è un buon film un capolavoro da ricordare.

Classificazione: 3 su 5.

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