Top Gun: Maverick commento al film
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Top Gun: Maverick, un atto d’amore verso il cinema


Vi parliamo di Top Gun: Maverick, e delle incredibili emozioni che un film del genere può suscitare in un appassionato di cinema.

Da almeno dieci anni, e la mazzata della pandemia da Covid-19 ha dato il colpo di grazia, gli unici prodotti in grado di regalare incassi stratosferici al cinema, sono quelli più commerciali, gli usati sicuri dei grandi franchise quali Disney, Marvel, DC Comics e altri. Pellicole gonfiate a suon di computer grafica di ogni tipo e cachet miliardari dati ai più famosi attori del momento. Di anima, nel grande schermo, ultimamente ce n’è poca.

E proprio quando tutto sembra perduto, quando le idee latitano e le realizzazioni sono ancora peggiori, il caro “vecchio” (ha 59 anni, ne dimostra 35…) Tom Cruise, tira fuori Top Gun: Maverick. Non un film, non un nostalgico sequel di un cult degli Anni Ottanta, bensì un atto d’amore verso il cinema di una volta, un prodotto realizzato con una cura dei dettagli straordinaria, una tecnica cinematografica che non si vedeva da anni e soprattutto una passione che traspare in ogni secondo dei 131 minuti di questa splendida pellicola.

Paragonare, collegare Top Gun: Maverick al suo predecessore, seppur doveroso, è allo stesso tempo quasi ingeneroso, in quanto questo sequel è molto più che la mera continuazione di una storia amata dai sessantenni di oggi, che ancora amano andare in giro con il giubotto di pelle e i Ray-ban. Top Gun: Maverick, diciamolo in tranquillità, supera l’originale del 1986 a velocità Mach 10 in ogni singolo aspetto. E’ un film migliore, un capolavoro del cinema action.

Il merito di questo straordinario successo di pubblico (quasi 600 milioni in tutto il mondo e il film è ancora nelle sale) e di critica (quasi unanime…) ha un nome e un cognome: Tom Cruise. Attore troppo spesso considerato solo un divo da B-movie, a cui molte volte non sono stati riconosciuti il talento e soprattutto la straordinaria dedizione alla sua professione. Top Gun: Maverick, se mai ne avesse avuto bisogno, rappresenta il riscatto assoluto, l’ennesima consacrazione del nativo di Syracuse.

Dopo aver inizialmente rifiutato di tornare nei panni di Maverick perché, a detta sua, spaventato dalla possibilità di non essere all’altezza delle aspettative, Tom Cruise è stato convinto ad accettare la sfida dallo storico produttore Jerry Bruckheimer e dall’amico e regista Joseph Kosinsky, conosciuto ai tempi di Oblivion. Prima di firmare, Cruise mise come clausola la seguente postilla: “se lo facciamo, lo facciamo a modo mio“.

Il risultato è una pellicola in cui Tom Cruise non è semplicemente l’attore protagonista, Maverick Mitchell, ma un deus ex machina che segue la realizzazione del film a trecentosessanta gradi: protagonista, aiuto regista, stuntman, pilota, istruttore di volo, istruttore di recitazione, sceneggiatore. Ne esce fuori un film d’altri tempi, realizzato in maniera straordinariamente autentica, praticamente senza l’uso della computer grafica.

Tutto è reale: i caccia F18 della Marina degli Stati Uniti, la portaerei utilizzata per lanciarli, gli attori all’interno dei velivoli stessi, le manovre acrobatiche, gli atterraggi. Tutto in Top Gun: Maverick è stato realizzato a bordo, con gli attori “costretti” da Tom Cruise ad un’estenuante preparazione durata tre mesi, prima di poter salire sul secondo sedile di questi bolidi a reazione, pilotati dai veri “Top Gun” e da un signore che, in teoria, farebbe l’attore ma che possiede qualsiasi tipo di brevetto di volo al mondo e al quale è stato permesso di pilotare questi mostri in prima persona in alcune scene. Sempre lui, quel pazzo di Tom Cruise.

Grazie a questo straordinario impegno recitativo e produttivo, Top Gun: Maverick regala le scene di aviazione più incredibili che si siano mai viste nella storia del cinema, con le facce degli attori completamente stravolte e tirate dalla forza G durante le manovre più estreme. Ci vorranno, semmai accadrà, decenni per eguagliare le vette toccate da questo film sotto il profilo tecnico.

Ma anche la trama non delude affatto. Non è un capolavoro, come non lo era quella del primo capitolo, ma fa assolutamente il suo dovere, complice un Tom Cruise in forma stratosferica anche a terra, quando non è a bordo del suo caccia. Interpretazione impeccabile, incorniciata da tutta una serie di amarcord piazzati in punti strategici del film e accompagnati dalle musiche storiche, arricchite poi da un gran pezzo di Lady Gaga. Meravigliosa, in questo senso, la scena con “iceman” Val Kilmer, purtroppo malato di cancro alla gola anche nella vita reale.

Se la cavano alla grande anche le new entry di questo seguito. Su tutti Miles Teller nei panni del figlio di “Goose” Bradshaw, fraterno amico di Maverick e scomparso nel primo capitolo. Sorprendente anche Jennifer Connelly nel non facile compito reinventare il ruolo di “Tom girl”, occupato oltre trent’anni fa dall’indimenticata Kelly McGillis.

Top Gun: Maverick è un capolavoro del suo genere. Gli appassionati di un tempo lo ameranno alla follia, ma anche i neofiti ne apprezzeranno lo straordinario lato tecnico. Come ha detto Tom Cruise in una recente intervista: “Non aspettate neanche di vederlo uscire su qualche piattaforma di streaming. Questo film va visto al cinema“. Questo film è il cinema, quello di una volta, aggiungiamo noi.

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