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Tolo Tolo e il politicamente (s)corretto nel cinema contemporaneo


Il fenomeno Checco Zalone è tornato, ed è subito record. Ma, oltre agli incassi strabilianti, si sono unite anche alcune polemiche legate soprattutto alla canzone “Immigrato” che ha accompagnato il lancio di Tolo Tolo. Ma che cosa infastidisce nel politicamente scorretto perpetrato da Zalone e da un certo tipo di cinema contemporaneo?

Dopo aver affrontato questioni delicate come l’omosessualità, il terrorismo, il freddo mondo finanziario e il precariato, con Tolo Tolo Zalone (al suo esordio come regista) arriva a toccare e affrontare l’immigrazione, tema quanto mai attuale e molto vicino a noi che, evidentemente, dà fastidio ai poteri forti.

L’ironia, elemento che sfugge ai più, è la chiave più corretta per interpretare il politicamente scorretto di cui Zalone (alias Luca Medici) si fa portavoce. Perché quello che gli riesce meglio è far rispecchiare appieno nel suo personaggio lo spettatore e mostrargli la realtà delle cose ruotata di qualche grado.

Eppure… eppure il cinema (quantomeno quello mainstream) tenta da sempre di percorrere strade anti-hollywoodiane che travalichino i confini del politicamente corretto e dell’happy ending che sembra essere diventato un must have per non scontentare nessuno. Si pensi a Joker di Todd Phillips che, pure in territorio hollywoodiano, ha avuto il coraggio di rappresentare un personaggio iconico in vesti inedite e “sgradevoli”.

Ci siamo forse dimenticati di commedie come Tutti pazzi per Mary dei fratelli Farrelly? Forse no, ma a essere cambiati sono i gusti del pubblico perché cambiata è la realtà circostante.

Forse è il coraggio ciò che manca al cinema contemporaneo, troppo preoccupato di voler far dimenticare per due ore i problemi del mondo: è l’entertainment a vincere.

Così, noi ci teniamo Zalone che, anche se non piace proprio a tutti (incassi a parte) merita gli applausi proprio per il coraggio che ha dimostrato e dimostra di avere.

Concludiamo con una riflessione: qual è il rischio del cinema di rinunciare a priori al politicamente scorretto? quello di appiattirsi, di non stimolare più il pubblico ma di adeguarsi a un pensiero generale senza urtare la sensibilità di nessuno.

E così, quelli che erano film-arte diventano prodotti preconfezionati ad uso e consumo di tutti: gli incassi ci guadagnano, ma a quale prezzo?

Avete già letto la recensione del nostro Luca Coniglio? Fatelo a questo indirizzo.

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