Tolo Tolo Recensione
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Tolo Tolo: Recensione del nuovo film di Checco Zalone

Il primo gennaio Tolo Tolo, nuovo e attesissimo film di Checco Zalone, è sbarcato in tutte le sale italiane, dove si prevedono già incassi record, destinati a polverizzare i primati precedenti detenuti da Quo Vado. Ecco la nostra recensione.

TRAMA: Checco Zalone è un imprenditore pugliese pieno di debiti. Per sfuggire alla morsa del fisco italiano, Zalone scappa in Kenya, dove si rifà una vita lavorando come cameriere in un resort. A causa però di una guerra civile, la situazione precipita e Checco è costretto a scappare. Per non essere identificato dalle autorità italiane, alle quali deve mezzo milione di euro, Zalone decide di fingersi deceduto, di strappare il passaporto tricolore e tentare il viaggio della speranza come clandestino, sperando di arrivare in Lichtenstein.

COMMENTO

A quattro anni di distanza dal capolavoro Quo Vado, Luca Medici, in arte Checco Zalone, tenta ancora una volta di sbancare i botteghini italiani con Tolo Tolo. Per la prima volta Zalone abbandona l’amico regista Gennaro Nunziante e si auto-dirige, avvalendosi dell’aiuto di Paolo Virzì nella sceneggiatura.

Anche il tema centrale del film è molto diverso dai grandi classici zaloniani. Questa volta (ma il realtà solo apparentemente) la caccia al posto fisso lascia il posto a quello che è sicuramente il centro del dibattito pubblico italiano degli ultimi anni: la crisi dei migranti.

Con uno sforzo personale e di produzione notevolissimo per un film italiano (le riprese sono in Kenya, deserto del Sahara, Marocco e altri luoghi suggestivi), Checco Zalone ha il coraggio di ripercorrere a modo suo tutta l’odissea dei migranti, dall’Africa sub-sahariana fino al Mediterraneo.

E ancora una volta, con quel fenomenale mix di irriverenza, straordinaria osservazione della realtà e simpatia, Luca Medici, in arte Checco Zalone, riesce a Bucare lo schermo. Tolo Tolo è un film fantastico, un capolavoro che spicca tra i già notevolissimi film realizzati in passato dal genio comico barese.

In novanta minuti di proiezione, Tolo Tolo riesce a raccontare meglio quello che succede tra l’Africa, il Mediterraneo e le coste italiane di quello che riescano a fare i vari talk show, giornali, giornalisti, politici e politicanti in ore e ore di inutile e sterile propaganda politica.

Seppur il film è girato praticamente tutto al di fuori dei confini italiani e dei luoghi classici del film di Zalone, il comico non dimentica i temi a lui cari, quelli che trattano i vizi e virtù degli italiani, oltre che le tante contraddizioni del bel Paese.

In questo caso, dopo aver trattato approfonditamente la questione dei dipendenti pubblici, dei loro privilegi e dell’ossessione per il posto fisso, Luca Medici si dedica all’altra faccia della medaglia, quella delle Partite Iva, dei tanti imprenditori stritolati da una burocrazia impossibile e da un fisco opprimente.

I due aspetti centrali del film, i migranti e la mancanza di lavoro in Italia, soprattutto nel Mezzogiorno, causato dalla difficoltà di fare impresa, sono mixati in maniera eccezionalmente armonica, degna non di un semplice “comico” ma di un grandissimo sceneggiatore.

Nel deserto dei tartari di una commedia italiana oramai malata terminale, surclassata dalle idee fresche e innovative che arrivano dalla Francia, Checco Zalone rappresenta davvero un’oasi nel deserto. Invece di accusare l’artista barese di razzismo, senza neanche aver visto il film, i politicamente corretti dovrebbe inchinarsi davanti alla grandezza di un interprete eccelso. Chapeau.

Classificazione: 5 su 5.

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