The Boys: Recensione della seconda stagione su Prime Video
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The Boys: Recensione della seconda stagione su Prime Video

Si è conclusa da poco la seconda stagione di The Boys, l’irriverente serie tv di Amazon Prime Video. Questa la nostra recensione.

Il cast di questa nuova dirompente stagione è sempre capitanato da Karl Urban e Jack Quaid e si arricchisce di nomi nuovi, alzando il livello di questa anticonvenzionale serie Super-Hero basata sull’omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson.

Trama. I ragazzi (The Boys) sono diventati i super ricercati. Sul collo hanno il fiato della Vought e del governo, che li reputa dei meri terroristi. Butcher (Karl Urban) è irreperibile dal momento in cui è stato accusato dell’omicidio della Stillwell. Hugie (Jack Quaid) e Starlight (Erin Moriarty) iniziano a incontrarsi segretamente per far trapelare i segreti del composto V. Nel frattempo Stan Edgar (Giancarlo Esposito) porterà nella Vought, di cui è CEO, una nuova super. La combattiva ed arrogante Stormfront (Aya Cash).

Commento. 8 gli episodi anche in questa seconda stagione di The Boys, con una durata media di 60 minuti. Un finale di stagione ricco di colpi di scena e di rivelazioni fanno attendere con ansia una terza stagione che, salvo covid-19, dovrebbe prendere forma ad inizio 2021.

Secondo la visione di Eric Kripke, la serie merita cinque stagioni. Vedremo se la trama ed i favori del pubblico reggeranno la sfida.

Restando fedele a sé stessa, The Boys, si colloca in maniera dirompente nello scenario seriale di questo autunno. Amazon Prime è oramai sempre più determinata a non recitare un ruolo secondario, ed anzi, punta a spodestare la più affermata Netflix nell’ambito delle produzioni self-made.

Eric Kripke, padre del pluripremiato Supernatural, torna a scrivere parte delle storie di questa seconda stagione, tracciando il sentiero seguito poi dagli altri story writer. Alla regia si alternano diversi registi, tutti noti nell’ambito seriale e tutti con esperienze più o meno consolidate in ambito Sci-Fi. Fra i tanti piace ricordare Philip Sgriccia (già alla regia di molte serie di successo dagli anni ’80 in poi) che, appunto, con lo stesso Kripke firma l’episodio di apertura intitolato La grande corsa. Il lavoro dei due filmmakers è certosino, ricco di dettagli e non avrebbe potuto essere diversamente visto che hanno dovuto tirare le fila dal finale della stagione precedente, andando a ricucire tutti gli strappi rimasti aperti per indirizzare The Boys sul suo nuovo percorso.

Nonostante il nuovo percorso sia da considerare per molti aspetti simile al precedente, esso permette alla serie di non adagiarsi sugli allori finora conquistati, ritagliandosi così un nuovo spazio di manovra, tra racconti più dettagliati delle vicende che ruotano intorno al “composto V”, e valorizzazione delle background stories dei vari personaggi.

Il dualismo e l’interminabile lotta vissuta da Butcher e Patriota sono due aspetti qui maggiormente più amplificati, e questo grazie alla scelta narrativa di mettere nel contendere la moglie del primo ed il figlio, “super anch’esso”, nato dalla violenza perpetrata da parte di Patriota nei confronti della Signora Butcher.

Bravissimi gli interpreti dei rispettivi personaggi. Se da un lato Urban è ormai avvezzo alle performance di successo, dall’altro lato stupisce ad ogni fotogramma Antony Starr, il quale riesce ad essere odioso fino al midollo ma che è la spina dorsale dell’intera serie TV. Spregevole, lussurioso, infimo. Starr è perfetto nel ruolo dell’antieroe. Talmente calato nella parte che risulta difficile discernere il personaggio dall’attore.

Erin Moriarty si prende quest’anno lo spazio che in molti si auguravano avesse alla fine della prima stagione e, nonostante una certa aria da saputella, propria del personaggio che interpreta, riesce a convincere. Chissà che la strada intrapresa fin qui (anche grazie a Jessica Jones) non le apra le porte in qualche produzione MCU futura.

Bravo, comunque tutto il cast, ottimo ad esempio l’impatto di Aya Cash (Stormfront) che ben si inserisce nelle dinamiche della serie. L’attrice, poco nota oltreoceano, ha un curriculum invidiabile ed una presenza scenica non indifferente. Con poche battute e sguardi riesce a catturare l’attenzione dello spettatore.

Avvincente, inoltre, la colonna sonora che ben si amalgama con il ritmo narrativo.

Ricordiamo, infine, che il taglio estremamente violento di The Boys, e la presenza di scene di sesso, rendono la visione adatta ad un pubblico maggiorenne.

Classificazione: 4 su 5.

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