Nei giorni scorsi abbiamo partecipato alla conferenza stampa di C’era una volta a… Hollywood, presente in sala Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, il regista Quentin Tarantino e i produttori Shannon McIntosh e David Heyman.

Prima di proporvi il nostro resoconto della presentazione romana, vi rircordiamo che C'era una volta a... Hollywood arriverà nelle sale italiane il 18 settembre, e che troverete la nostra recensione qui di seguito.



Il Resoconto della Conferenza

Conduttore: Shannon, Quentin ci ha abituato a delle avventure e questo, da quello che abbiamo visto è un film molto affascinante, di grande intrattenimento ma anche molto complesso produttivamente. Vorremmo sapere qualcosa sul rapporto Produttrice-Regista.

Shannon McIntosh: è un percorso molto emozionante, ogni volta si impara qualcosa di nuovo, abbiamo avuto questo copione, lungo, enorme, lo leggiamo e poi partiamo per una nuova avventura. Le avventure sono sempre tante e anche il divertimento è tanto quindi leggiamo la sceneggiatura e ci chiediamo, quindi, come procedere: cosa facciamo, dove lo facciamo. Le location, il cast, ripeto è un avventura, ma stupenda.

Conduttore: David tu sei abituato a portare lo spettatore in altre dimensioni, dimensioni che hanno a che fare con il fantastico, Harry Potter, Animali Fantastici, e qui andiamo in un mondo in cui la realtà e la fantasia che è risolta in modo davvero straordinario da Tarantino attraverso il cinema e la TV chiedo anche a te la stessa cosa che ho chiesto a Shannon, come è stata questa tua esperienza da Producer.

David Heyman: Un privilegio. Direi che questa è la prima parola che mi viene in mente. Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti registi importanti nella mia carriera ma quest’esperienza è stata veramente unica. Quentin è un maestro dell’arte cinematografica, controlla tutti gli aspetti della produzione. Quando si legge la sceneggiatura, il copione, è come leggere un romanzo perché i particolari sono tantissimi e riesce a portarli in vita grazie a quella famiglia di persone che si trovano davanti alla camera, è una invenzione senza fine che procede con grande facilità. Con grande souplesse, creando un ventaglio enorme di possibilità e di inclusione. Ho lavorato con tanti che creano per professione, lui crea per piacere.

Conduttore: Per piacere. una definizione che useremo spesso allora. Ci sono dei registi che possono provocare dolore e disagio, non l’emozione ed il piacere che garantisce Tarantino.

Tarantino: (risata sonora e di gusto)

Conduttore: Leonardo DiCaprio, questa è una delle tue più grandi interpretazioni, ieri sera ho visto una reazione con il pubblico ed è sicuramente una performance (Quentin è d’accordo) che resterà nella storia del Cinema. La cosa interessante, credo che sia, che qui tu interpreti un attore al tramonto. Chissà quanti ne hai incontrati nella tua esperienza di attori. Tu sei uno degli attori fondamentali in questo momento ad Hollywood, e non solo ad Hollywood e a questo tuo personaggio tu regali la debolezza, la commozione, l’insicurezza. Ci parli un po’ di questa sfida?

Leonardo DiCaprio: Innanzi tutto la sceneggiatura era così brillante, così intelligente con questo rapporto così stretto fra stuntman e attore. Una cultura, quella Hollywoodiana che cambia com’è cambiata l’industria cinematografica, si cerca di sopravvivere di mantenersi vivi e tutto questo viene visto in maniera normale, il tutto affrontando due o tre giorni nella vita di due persone. Ho parlato molto con Quentin ed in una di queste conversazioni ci siamo chiesti come ritrarre l’anima di uno dei personaggi così in pochissimi giorni. Il mio personaggio lavorava con successo, era il protagonista di questa serie Western, ma ora non lavora così volentieri, è una specie di punching bag per le nuove generazioni di attori e quindi abbiamo dovuto immaginare quei momenti particolari di vita che dessero luce, portassero all’esterno, la vera natura di questo uomo con battute, atteggiamenti. Forse questo personaggio in realtà è bipolare. E’ angosciato dalla propria mortalità, dal fatto che la cultura va avanti, il mondo va avanti, malgrado lui.


Foto dalla Sala


Conduttore: E che effetto ti ha fatto stare dentro dei telefilm dentro dei modelli di racconto cinematografico che non si fanno più, al di la mi immagino del divertimento e anche forse delle difficoltà, se ci sono state, perché finire dentro la serie FBI, dentro “la Grande Fuga”, dev’essere stata un’esperienza singolare per un attore.

Leonardo DiCaprio: Beh… La Grande Fuga è un film eccezionale, uno dei grandi privilegi della nostra professione è di entrare in contatto con temi, fatti, eventi e anche tempi che non sono poi aperti a tutti. Quentin è un cinefilo, conosce perfettamente non solo il cinema ma anche la televisione, la musica ed io grazie a lui sono entrato in un mondo. Il mondo della televisione western degli anni ‘50. Il genere Western l’ho sempre seguito molto volentieri, con tanta passione. Quentin rispetta moltissimo questi film, questa categoria, gli attori che li hanno recitati, pensiamo ad esempio a Ralph Meeker; impressionante vedere il rispetto di Quentin per un attore che io non conoscevo che ha girato delle cose che tanta gente ha, magari, dimenticato. Lui ha una conoscenza della filmografia impressionante e mi ha portato in questo mondo da lui ricreato, con rispetto, con passione con la ricerca di tante cose che magari col tempo sono andate dimenticate. Questo è quello che è stato alla base della costruzione del mio lavoro in questo film. Il miio personaggio ha dato, a modo suo, un contributo enorme al cinema e alla televisione (nel film ndr.) anche se, in alcuni momenti, non ha percepito di averlo portato.

Conduttore: A che punto pensi di essere giunto della tua storia, della tua carriera della tua strada professionale, anche a valle di questo ruolo molto impegnativo.

Leonardo DiCaprio: Molto semplicemente… Sono cresciuto guardando film, e non avrei mai pensato di poter fare quello che facevano i miei eroi. In questi anni ho cercato sempre di migliorare, di recitare nei film migliori, di entrare nei personaggi in modo convincente lo sforzo è stato tanto, non so il risultato.

Conduttore: Questa è una domanda che vorrei fare sia a Leonardo, sia a Margot, sia a Quentin. Naturalmente Quentin era poco più che un bambino nel 1969, Margot e Leonardo non erano ancora nati. Lavorando a questo film, forse recuperando a volte su un canale televisivo o al cinema quello che le televisioni Hollywoodiane e Newyorkesi producevano in quegli anni, vedendole ora, che sensazioni vi danno, al di là di una nostalgia piena di tenerezza (come detto da un critico di Cannes) vedendole oggi che effetto vi fanno, Margot.

Margot Robbie: Sotto tanti aspetti sono felicissima di lavorare adesso, in questo momento, come donna. Però esisteva qualcosa del genere anche anni fa. Forse allora… Beh vederli adesso i film e i telefilm degli anni 60 e 70 mi piace. Hollywood è molto cambiata. Il cambiamento degli anni raccontati nel film ha permesso la continua evoluzione che c’è stata fino ad oggi. Comunque qualunque cosa di quel periodo mi appassiona tantissimo.

Quentin Tarantino: Molte di quelle cose di cui parliamo in questo film, le ho viste. Le ho viste dal vivo. Molti film all’epoca restavano in sala per molto tempo, anche più di un anno. The Wrecking Crew l’ho visto. l’ho visto allora, non è che sono andato a cercarlo di recente. E la cosa interessante, naturalmente sapevo già chi fosse Dean Martin perché ero appassionato dei suoi film e di quelli con Jerry Lewis, la cosa interessante quando ho visto questo film è legata a Sharon Tate. La Tate dava quel tono leggero e divertente, ricordate quando alza la gamba dopo aver preso lezioni di Kung Fu? oppure quando cadeva in modo imbranato? beh vedere questa ragazza così carina che anche nelle situazioni più imbarazzanti non perdeva mai il proprio aplomb è stato affascinante. Mi è molto piaciuto, alla fine è stata una gag fantastica. Vedere il pubblico divertirsi tanti anni fa per quel film mi ha ispirato alcune scene che Margot ha interpretato qui. Ad esempio io quando sono uscito dal cinema ricordo di esser andato a cercare la locandina per vedere chi fossero gli attori, per vedere chi fosse la divertente signora Carlson. Così ho scoperto Sharon Tate. Il film era divertente, ma non spettacolare, anche se ho sempre apprezzato il regista. Era la Tate a dare quella marcia in più. Anche il montaggio fra il film originale e le nostre scene è molto divertente con una coreografia ben realizzata.

Conduttore: Leonardo che effetto fa vedere quel momento della storia dello spettacolo?

Leonardo DiCaprio: è stato affascinante perché pensiamo come è cambiato il mondo a partire dal 1969 e tutti i film venuti dopo. Il ’69 è un punto di svolta pe la storia americana e indubbiamente per la storia del cinema americano. Questo ha consentito veramente di veder emergere l’era che si basava sui registi che avevano il potere straordinario di fare i più straordinari film della storia del cinema. è stato un punto di svolta culturale ed anche per l’industria cinematografica.

Domanda dalla sala: Domanda per Tarantino, il film ha aperto negli USA in maniera straordinaria, è stata la più bella apertura per un suo film. Pensa che in qualche modo ciò possa essere determinato dalla nostalgia che viene evocata dalla pellicola, per un periodo che non esiste più; oggi è molto diverso.

Quentin Tarantino: Si, penso di si. Sicuramente la componente nostalgica ha avuto il suo ruolo, anche se non è solo quello che sta determinando il successo della pellicola. C’è un cast eccezionale che ha reso questa pellicola speciale e praticamente unica nel suo genere.

Domanda dalla sala: Complimenti prima di tutto, è nota la sua passione per un certo cinema italiano, non quello più celebrato dei Fellini o dei De Sica, ma più quello legato ai B-movie o agli spaghetti western. Come nasce questa passione e, soprattutto, vorrebbe venire in italia a Farli? Anche se il personaggio di Di Caprio, in questo film, lo disprezza il genere Spaghetti Western.

Quentin Tarantino: Io amo i film di genere e sono appassionato dei cosiddetti B-Movie ed ho sempre amato il modo in cui gli italiani hanno approcciato tali prodotti, pensiamo sicuramente agli spaghetti western, ma anche ai polizieschi o alle commedia sexy o come hanno trattato cappa e spada. Per i polizieschi lo spunto arrivava da film di culto, i western si rifacevano ai miti degli anni 50. In ogni caso gli italiani sono stati in grado di reinventare il genere. Gli hanno dato nuova vita. Corbucci, Leone, Sollima ed altri hanno avuto un percorso particolare nel cinema. Hanno iniziato come critici, poi sono diventati sceneggiatori ed infine registi. Hanno portato la loro voglia di fare e di creare, un po’ come i registi (ed ex critici) della Nouvelle Vague. Io Amo l’entusiasmo messo in campo da questi registi ed il loro surrealismo. Il primo libro, in inglese, che ho letto sugli spaghetti western si intitolava “Italian Western, the Opera of Violence” ed ha sempre ispirato i miei lavori. Il cinema di Genere è veramente appetibile.

Conduttore: Margot, una delle scene più emozionanti del film è quella in cui tu entri nel cinema a vedere quel film che in Italia abbiamo tradotto in modo assurdo con Missione compiuta stop, bacioni - Matt Helm, non so come si possa tradurre così… (A questo punto Tarantino parte con una risata spontanea, sonora e lunga.) …hai ragione, hai ragione, allora volevo dire è una scena molto tenera, anche un po’ malinconica tu sei bravissima come tutti gli attori nel film, con un Tarantino che riesce ad essere al timone di questa nave sempre in modo sempre molto convincente. Ci porti un po’ sul set quando avete girato questa scena e ci racconti le emozioni che hai provato, al di là del personaggio.

Margot Robbie: Quando abbiamo girato la sequenza di The Wrecking Crew Tarantino mi ha detto che quando era andato al cinema a vedere Una vita al massimo, un suo film, aveva fatto la stessa cosa. In cassa aveva chiesto se poteva entrare gratis, visto che era un suo lavoro. Mi è sembrata una storia molto dolce Molte cose di questo film sono piccoli ricordi di Quentin che lui ha inserito rendendolo intimo e particolare. Io non posso ricordare la Los Angeles del ’69 perché non c’ero, ma lui c'era e leggendo la sceneggiatura mi sono immedesimata in lui e nel suo punto di vista, ho potuto così immaginare come potesse essere quell'epoca, rendendomi tutto più reale. Il livello di dettaglio, dalle pubblicità alle canzoni è reale con lui. C'è molto poco lasciato all'immaginazione. Quentin non ama gli effetti digitali ed il CGI, lui ti porta su un set reale, per me è stata una grande gioia trovarmi nella Hollywood del 1969, mi sentivo realmente lì. È stata una delle gioie più grandi della mia carriera, non so se mi capiterà ancora.

Conduttore: Leonardo che responsabilità c’è nel diventare l’attore di riferimento per Tarantino, per Scorsese o per altri. Che tipo di responsabilità senti ogni volta, al di là - immagino - della gratificazione di essere scelto.

Leonardo DiCaprio: Già la parola responsabilità mi mette paura (risatona del pubblico). Io ho sempre amato il cinema, sono sempre andato al cinema ed ogni volta che un giovane mi dice che vuole entrare in questo mondo io gli dico “Guarda più film che puoi e trova i tuoi eroi, crea la tua identità perché puoi crescere sulle spalle di giganti del cinema”. Se pensiamo agli anni ’20 del secolo scorso, e torniamo allo stesso discorso del set, allora era veramente il west. Le masse di persone che hanno unito i propri talenti per creare qualcosa di nuovo. E’ la storia di tanti generi diversi, tante storie diverse che mi hanno influenzato, che hanno creato la mia personalità, quindi la mia responsabilità è piuttosto diversa, con chi è che posso lavorare e può migliorarmi, che può far diventare realtà quella sceneggiatura che sto leggendo, quale regista sarà più capace di farmi recitare bene e di dare al pubblico quel senso di essere veramente parte di quello che stanno vedendo. E questo è un dono molto raro. Dipende sempre dal regista.

Conduttore: Come dicevo all’inizio, ci avete regalato un film che resterà nella storia del cinema, grazie davvero a tutti di essere stati qui.

Quentin Tarantino: Grazie a voi, questa è stata l’intervista più intellettuale a cui ho partecipato. Grazie.

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