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Taormina 62 – Harvey Keitel, il Mr.Wolf risolve problemi con l’arte

“Sono stato respinto la prima volta all’Actors Studio. Dopo aver riprovato un paio di volte sono stato ammesso. Non so quando abbiamo sbagliato, se primo o dopo.”


taormina harvey keitelCosì esordisce il candidato all’Oscar – ahinoi mai vinto – Harvey Keitel. Forse meglio conosciuto come “Mr.Wolf risolvo problemi”, l’attore americano durante la TaoClass al Taormina Film Fest sembra sofferente per la strage di massa ad Orlando in questi giorni. Con parole morbide l’uomo sostiene che chi abbia compiuto un gesto del genere possiede la stessa passione che possono avere gli attori, come se stesso, di cui narra le carriere. Però puntano su qualcos’altro. Pretende di insistere sull’arte, di ogni tipo, di ogni colore, per aiutare i politici – “che da soli non possono più niente”- a sconfiggere la crudeltà dell’uomo.

Sensibile e delicato nel linguaggio si dimostra l’attore di Pulp Fiction (1994), che, limpido, confessa di aver prodotto i primi film del cineasta Tarantino, non solo per sostenere un giovane mestierante del cinema alle prime armi, ma per aiutare – soprattutto – se stesso. Perché di ruoli principali ne ha sempre visto pochi, ci confessa. Ma quando ebbe tra le mani la sceneggiatura de “Le iene” (1992), suggeritagli da una conoscente, Mr. White capì subito che era qualcosa di interessante.

Racconta poi la conoscenza di un luminare della macchina da prese: Martin Scorsese. Mentre il regista di Toro Scatenato era uno studente alla New York University, il nostro Mr.Wolf vendeva scarpe in una bottega. L’aneddoto vuole che Keitel partecipi ai provini, ne passa due e arriva al terzo:l’ultimo. Percorre un corridoio buio per arrivare in uno stanzino che sembrava, a detta sua, un commissariato. Gli dicono di sedersi e lui non vuole farlo, finchè Scorsese, osservando l’attore, dice che era tutta un’improvvisazione per capire se fosse quello giusto. Un genio o lo sei o non lo sei.

harvey keitel taorminaColleghi e amici, i due lavoreranno insieme per Taxi Driver nel 1976  . Keitel all’epoca lavorava a teatro a Broadway, esce fuori e vede una prostituta alla quale racconta che dovrà interpretare il ruolo di un “pappone” in un film. La prostituta lo caccia via. Studierà e capirà gli atteggiamenti del magnaccio di strada da un uomo che si definirà un “ex pappone”. Come può esserlo? Cosa farà adesso?

Sul carisma attoriale parla di Newman e Brando. Bandiere del cinema. Ricorda gli anni in cui agli Actors Studio arrivò il metodo Stanislavskij. La svolta nello studio della recitazione, che iniziò il suo viaggio nel teatro per proseguirlo nel cinema. “E’ difficile dire cosa possa far brillare un attore. E’ intuizione, si sente qualcosa, una magia. E su questo qualcosa si lavora all’Actors Studio. Semplice.”

Tra i progetti futuri parla di un film con il collega di Taxi Driver: Bob De Niro. Sarà una commedia, si spera non come le ultime in cui ha recitato l’attore italo-americano.

Conclude ricordando con occhi innamorati il cinema italiano. Quasi commosso rammenta la visione di “Padre padrone”(1977) dei fratelli Taviani. La pelle d’oca quando per la prima volta sullo schermo vide un film di Pasolini.

E io che ancora mi chiedo come sia possibile che a casa di quest’uomo non ci sia una statuetta d’oro.

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