Star Trek Picard: la recensione della terza stagione completa

Star Trek Picard, la recensione della terza stagione completa

Star Trek: Picard si è appena concluso. La terza e ultima stagione è ora disponibile per intero sui cataloghi di Paramount+ e Prime Video. E’ quindi tempo di bilanci sull’ultimo ballo (stavolta temiamo per davvero) di Jean Luc Picard e dell’equipaggio dell’Enterprise NCC-1701-D.

Quando si è avuta l’ufficialità che Star Trek: Picard avrebbe avuto una terza e ultima stagione molti appassionati, incluso il sottoscritto, hanno accolto la notizia con una certa freddezza. Le prime due stagioni, in particolare la seconda, erano state un disastro. Un mix letale tra la volontà dello stesso Patrick Stewart di non ricreare una serie simile a Star Trek: The Next Generation e l’idea degli sceneggiatori di togliere quasi del tutto Star Trek dal suo ambiente naturale e cioè lo spazio, avevano trasformato un vero e proprio cult in un prodotto irriconoscibile, figlio dei suoi tempi nella peggiore accezione possibile.

E allora, consci del disastro a cui c’era davvero un’ultimissima possibilità per rimediare, il nuovo showrunner Terry Matalas e il team di scrittori hanno deciso di far saltare il banco e rivoltare tutto, di ricominciare da zero, come se si trattasse non dell’ultima stagione, ma di una serie ex novo. La missione finale di Picard e, non dimentichiamolo, degli altri membri storici del cast sarebbe stata, negli occhi della produzione, un unico grande tributo al glorioso passato di Star Trek, con continui richiami, riferimenti, profumi, colori e atmosfere di trent’anni fa.

Quindi via praticamente tutti i deludenti personaggi del cast delle prime due stagioni, con l’inspiegabile eccezione del peggiore di tutti, Raffi (Michelle Hurd), che a questo punto supponiamo abbia degli amici molto in alto, e dentro quelli che hanno fatto la storia: Riker, Data, Worf, Crusher, La Forge, Deanna Troi e altre piacevolissime sorprese. Via praticamente qualsiasi tipo di riferimento alla pessima trama dei primi due capitoli (con qualche vuoto di sceneggiatura che poi verrà fuori…) e dentro una storia nuova, non eccezionale, ma più consona al passato di Star Trek e più funzionale allo scopo degli sceneggiatori, costruire una sorta di altare laico in movimento, un lungo ringraziamento al passato e ai suoi protagonisti.

Ma, attenzione, non tanto un saluto a Jean Luc Picard, che comunque ritrova un ruolo centrale dopo l’appannamento dei due anni precedenti, nemmeno tanto un commiato specifico al cast di Star Trek: The Next Generation, che comunque la fa da padrone con tutti i suoi effettivi al completo, quanto piuttosto uno straordinario tributo a tutta l’era pre-streaming, pre-on demand, quella delle tv in 4:3, con i vhs e i tubi catodici, quella in cui Star Trek, con la leggendaria triade The Next Generation, Deep Space Nine, Voyager, ha vissuto il suo indiscutibile apogeo. Era un atto doveroso, che avrebbe dovuto essere fatto da tempo, invece di disperdere energie con prodotti commerciali quali Star Trek: Discovery e altri.

La missione, nel complesso, è compiuta. Star Trek Picard, stagione 3, riesce nel mezzo miracolo di cancellare gli scempi recenti e regalare agli spettatori un finale non esente da difetti ma degnissimo, forse piacevole per dei neofiti che potrebbero utilizzarlo per appassionarsi e cominciare a curiosare nel passato, assolutamente obbligato per i fan di vecchia data, che passeranno metà del tempo a piangere, immersi tra ricordi e riferimenti indelebili. Riferimenti che, quasi scientificamente, sono andati a pescare il meglio di quello che Star Trek come franchise ha creato nei mitici Anni ottanta e novanta: i Borg, il Dominio, i Cambianti, la Sezione 31 e tante altre piccole cose che ai puristi non saranno assolutamente sfuggite.

E questo passato così onnipresente riesce in un’altra piccola impresa, cioè quella di non far sembrare ridicolo un main cast in cui l’età media degli attori è tra i settanta e gli ottant’anni. Una situazione senza precedenti nella storia della televisione moderna, che però riesce in qualche modo a funzionare grazie all’arguzia di alcuni espedienti narrativi, alla bravura eccezionale degli attori coinvolti e all’aggiunta strategica di alcuni membri giovani, su tutti il figlio di Jean Luc Picard, Jack Crusher, meravigliosamente interpretato da un Ed Speelers che sembra oramai avere la strada meritatamente spianata verso il futuro del franchise, in particolare la serie di cui dovrebbe essere protagonista insieme all’ottima Sette di Nove (Jeri Ryan) e cioè Star Trek: Legacy. Si tratta di una gavetta quasi calcistica, in cui i veterani accompagnano i giovani verso il futuro in maniera graduale, senza stravolgimenti. Un sistema che ci sentiamo di condividere in toto perché permette agli appassionati di abituarsi e affezionarsi per gradi ai nuovi protagonisti proprio perché costoro hanno collaborato e sono stati “battezzati” dalle vecchie glorie.

Questa grande e complessa macchina di commiato, questo gigantesco marchingegno che è stato il saluto al passato e il benvenuto al futuro, inventato all’ultimo e in maniera un po’ rocambolesca da Terry Matalas per salvare la serie alla vigilia dell’ultimo capitolo, ha però scontato un grave problema, che impedisce a quest’ultima stagione di essere un capolavoro assoluto: il tempo. Si perchè, invece di perdere due anni con il riscaldamento climatico a Los Angeles e le scene alla Blade Runner con i cappotti di pelle, Star Trek Picard sarebbe dovuta essere così da subito, per tutti e trenta gli episodi. Quello sarebbe dovuto essere il tempo fisiologico per esplicare una trama in maniera degna e rendere giustizia alla storia di tutti i protagonisti.

E invece gli sceneggiatori hanno dovuto correre a curvatura 9, facendo tutto in dieci miseri episodi. E quanto si nota questa cosa ragazzi. Purtroppo la trama della terza stagione di Star Trek Picard, incorre spesso nei sopracitati vuoti di sceneggiatura dovuti sia al tentativo di riparare alle cavolate narrative fatte nei precedenti anni, sia alla totale mancanza di tempo effettivo per dipanare in maniera più o meno plausibile alcuni eventi, comportamenti e situazioni che, a tratti, sembrano inspiegabili. Tale questione si avverte in maniera particolarmente fastidiosa negli ultimi due episodi, dove è evidentissimo come gli sceneggiatori, nel tentativo di chiudere in fretta la trama stagionale per poi passare al saluto delle vecchie glorie e al lancio dei nuovi protagonisti, taglino corto in maniera quasi imbarazzante.

Ne viene fuori un epilogo francamente non degno, con la minaccia Borg ridotta quasi ad una barzelletta raccontata da una regina le cui frasi e i cui comportamenti si contraddicono in continuazione. E così quella che doveva essere la più grande minaccia mai esistita per l’esistenza stessa della Federazione, e cioè una strepitosa alleanza BorgDominio, si sgonfia del giro di venti minuti effettivi di puntata per giungere ad un troppo, troppo affrettato “e vissero tutti felici e contenti”. Ne risentono in particolare alcuni protagonisti, quali Worf (Michael Dorn), il personaggio con più presenze nella storia di Star Trek, il cui spazio si limita solo a qualche battuta esilarante.

E’ un peccato non veniale, che lascia un po’ di amaro in bocca nel breve periodo ma che, complice la grandezza della scena finale della serie, non leva nulla al commosso saluto a dei protagonisti capaci di segnare l’adolescenza di milioni di persone e ai quali, finalmente, è stato dato un degno saluto.

La serie completa Star Trek Picard è disponibile su Prime Video.

Star Trek: Picard 3
star trek picard 3 recensione

Data di creazione: 2023-04-25 11:14

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