Valerian e la città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes) è il film di Luc Besson interpretato da Dane DeHaan e Cara Delevingne tratto dal fumetto Valérian et Laureline di Pierre Christin (testi) e Jean-Claude Mézières (disegni).

Nell’anno 2740, Valerian e Laureline sono Corpi Speciali incaricati dal governo di mantenere l’ordine in tutto l’universo. Seguendo gli ordini del loro comandante, Valerian e Laureline si imbarcano per una missione nella città intergalattica di Alpha, metropoli in continua espansione e dimora di migliaia di specie diverse provenienti da ogni angolo della Galassia. Questa importante e storica città è sotto l’attacco di un nemico sconosciuto.Valerian e Laureline dovranno combattere contro il tempo per trovare l’origine di questa forza maligna e fermarla prima che distrugga l’intero universo.

Il film più costoso della storia del cinema francese (197 milioni di euro) è un progetto a lungo covato da Besson che, come sempre, cerca di battere il cinema hollywoodiano nel suo stesso campo da gioco. Per farlo, il regista adatta il celebre fumetto francese uscito nel 1967 e diventato una pietra miliare della cultura pop chiamando a sé uno stuolo di attori americani e inglesi anche per ruoli marginali.

Ma se è evidente la passione che Besson mette nella realizzazione della sua opera, è ancor più marcata la sua propensione allo strafare, sovraccaricando il film di tanti (troppi) effetti digitali che rivelano la loro propria intrinseca artificiosità, saturando l’occhio e la mente dello spettatore che arriva alla fine con la lingua di fuori.

Il film diventa così niente più che un horror vacui di immagini digitali senza ritmo, nonostante le mille peripezie vissute dai due protagonisti, come se Besson si fosse più interessato alla forma piuttosto che al contenuto curando maggiormente la parte tecnica rispetto a quella più specificatamente narrativa che è comunque troppo sbrodolata (137 minuti sono un po’ troppi) viste le tante situazioni raccontate e la mancata amalgama di esse.

Grava sul film, inoltre, la scarsa alchimia tra DeHaan e Delevingne (anche se l’ex modella sembra essere più in parte rispetto al suo partner maschile) non riuscendo a rendere interessanti o emozionanti le loro schermaglie amorose, colpa soprattutto di dialoghi improbabili e involontariamente ridicoli, così come anche i vacui tentativi ironici; ironia che invece era la marca stilistica del precedente film sci-fi di Besson, Il quinto elemento (1997).

Alla fine, la scena che resta più impressa è quella del sexy numero musicale di una Rihanna mutaforma che in due minuti attira su di sé tutta l’attenzione.

Non basta la dedica finale al padre del regista per risollevare un film senza nerbo, tecnicamente ineccepibile ma emozionalmente vuoto.

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