Oggi si inaugura la nuova rubrica intitolata “Le monografie” che sarà curata da me, Marco Marra, e che consterà in una serie di articoli che affronteranno, di volta in volta, un argomento specifico, ovviamente attinente al mondo del cinema.

Ho scelto di inaugurare questa rubrica parlando di una “serie filmica” a cui sono particolarmente legato affettivamente e che ha indubbiamente segnato la storia del cinema di animazione e non solo, ecco a voi “La guida ai Classici Disney”!

Con il suddetto termine viene indicata una serie di lungometraggi di animazione prodotti da “Walt Disney Animation Studios”, lo studio della “The Walt Disney Company” adibito alla realizzazione di film animati.

È importante specificare che non tutti i film riconducibili alla Disney appartengono a questa categoria, ad esempio ne sono esclusi quelli prodotti dalla Pixar, oltre ovviamente quelli live-action, e diversi film d’animazione che la casa madre ha scelto di non “brandizzare” come Classici Disney. Rientrano in questa categoria i diversi sequel, spesso usciti direttamente in Home Video, di alcuni Classici e altri bellissimi lungometraggi come il cult “The Nightmare before Christmas”, prodotto dalla divisione autonoma della Disney Touchstone Pictures o il più recente “Frankenweenie” di Tim Burton. Ne sono esclusi anche la maggior parte dei lungometraggi realizzati in tecnica mista, ossia quelli che vedono la compresenza di personaggi animati e attori in carne ed ossa, mentre pochi di questi sono inseriti nella prestigiosa lista.

Ad oggi i Classici sono 56, numero che ovviamente in futuro crescerà, di cui i primi 19 sono stati realizzati sotto la supervisione del padre fondatore, il genio Walt Disney. “Biancaneve e i sette nani”, primo lungometraggio prodotto dalla Disney e, ovviamente, anche primo classico, non solo ha introdotto un’innovazione tecnica in quanto è il primo film realizzato in cel animation, ma ha anche ricevuto una quantità enorme di riconoscimenti a livello internazionale ed è anche stato esaltato dal grande regista russo Ėjzenštejn che lo definì il più grande film mai realizzato.

Il successi di “Snow White” permisero a Disney di finanziare il nuovo studio di Burbank, dove ancora oggi ha sede la The Walt Disney Company. Analizzando i film realizzati in questa prima epoca, tra i quali vanno citati, tra gli altri, gli indimenticabili “La carica dei 101”, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Il Libro della giungla”, si evidenziano subito le caratteristiche che contraddistingueranno l’intera serie: una attenta caratterizzazione dei personaggi secondari, la particolare attenzione per le musiche e, soprattutto, la capacità di essere opere avvincenti per grandi e piccini, per uomini e donne, facendo emergere l’universalità delle storie raccontate.

topolino fantasia fotoA queste prime produzioni appartengono anche i lungometraggi che vedono per protagonisti i personaggi simbolo della fabbrica dei sogni quali Topolino e Paperino, che per diverse ragioni non verranno più inseriti nei Classici, solo Topolino tornerà in “Fantasia 2000”, trovando una collocazione più fortunata all’interno di cortometraggi e fumetti. Tra questi non possiamo non citare lo spassosissimo “Bongo e i tre avventurieri” e l’indimenticabile “Fantasia”, opera a episodi che contiene l’epico segmento intitolato “L’apprendista stregone”, con protagonista proprio Topolino, che ha fatto scuola per generazioni di cineasti.

Il primo film realizzato dopo la scomparsa di Walt fu “Gli aristogatti”, diretto da uno dei più importanti animatori e registi, annoverato tra quelli che hanno segnato indelebilmente la storia della Disney e del cinema di animazione, dell’epoca, ossia Wolfgang Reitherman, il quale nel 1973 diresse anche il capolavoro “Robin Hood”, secondo il parere di colui che scrive, uno dei risultati più alti nella storia del cinema di animazione, perfetto mix di romanticismo, epicità e ironia dotato di un ritmo degno dei migliori film d’avventura.

robin hood disneyCon “Robin Hood”, in cui i personaggi hanno le fattezze di diversi animali, giunge alla perfezione la tratteggiatura dell’antropomorfizzazione degli animali, caratteristica peculiare di tante delle più riuscite opere Disney, non ultimo lo splendido “Zootropolis”, tra i film più premiati della stagione 2016/2017.

I lungometraggi che hanno per protagonisti gli animali sono senza dubbio una peculiarità della Disney che ha fatto di questa uno dei suoi punti di forza regalandoci pellicole da vedere e rivedere, come “Lilli e il Vagabondo”, che annovera una scena, quella dello spaghetto, nella quale è presente uno dei baci più imitati ed emozionanti della storia del cinema, ma anche lo struggente “Bambi”.

Del 1985 è “Taron e la pentola magica”, uno sword&sorcery che ci rimanda alle atmosfere del più noto “La spada nella roccia”, probabilmente il più riuscito tra i classici Disney cappa e spada.

Il Classico n°28, del 1989, ossia “La sirenetta”, rappresenta un punto di rottura con la produzione precedente e l’inizio di una nuova era, chiamata Rinascimento Disney. Questo termine indica la produzione sviluppata nel decennio 89/99 che ha portato nuovamente alla ribalta la Disney, regalandoci intramontabili capolavori come “Il re leone”, “Alladin” o ancora “Mulan”.

Questa serie straordinaria di film deve il suo successo a due aspetti fondamentali: Il primo è l’utilizzo del canto e della danza come strumento diegetico, i film così diventano dei veri e propri musical che, infatti, hanno poi avuto spesso la loro versione teatrale a Broadway e in tutto il resto del mondo. Dobbiamo dire che in questi casi l’opera del doppiaggio diviene fondamentale per rendere il film fruibile e godibile e per mantenere lo standard qualitativo delle versioni in lingua originale. Il lavoro dei doppiatori italiani è stato quasi sempre eccellente, da citare, in questo senso, uno straordinario Gigi Proietti che ha donato voce ed anima al Genio in “Alladin”. Il secondo aspetto fondamentale è psicologico. I protagonisti di queste storie infatti sono personaggi che hanno affrontato spesso un’infanzia difficile, a volte hanno perso i genitori, e vivono storie d’amore o sogni all’apparenza impossibili. Elementi che permettono allo spettatore di immedesimarsi nei protagonisti e di vivere con partecipazione le vicende narrate.

Gran merito va dato al compositore Alan Menken, vincitore di diversi premi Oscar, che ha firmato la maggior parte delle indimenticabili musiche dei Classici di questo periodo oltre che quella del più recente, ma ugualmente magnifico, “Rapunzel – L’intreccio della torre".

Il nuovo millennio si apre con “Dinosauri”, film in cui i personaggi sono realizzati in computer grafica. Pur non essendo tra i più riusciti questo film segna l’inizio di un periodo che segnerà il passaggio graduale dall’animazione tradizionale e quella in CGI. Si alternano così, nel primo decennio del duemila, lungometraggi più vicini a quelli precedenti, come “Koda fratello orso” e “Il pianeta del tesoro”, a esperimenti come “Bolt - Un eroe a quattro zampe”, che cercano di equiparare gli standard qualitativi della Disney a quelli della Pixar o della concorrente Dreamworks. Il risultato sarà però raggiunto, a parere di chi scrive, solo nel 2010 con il bellissimo “Rapunzel - L'intreccio della torre”.

L’ultimo film in animazione tradizionale facente parte dei Classici è “Winnie the Pooh - Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri”, del 2011, mentre l’ultima principessa Disney realizzata in animazione tradizionale è quella de “La principessa e il ranocchio”, vivace prodotto scandito a colpi di Jazz e Blues.

frozen tvStraordinario nel 2013 il successo di “Frozen - Il regno del ghiaccio”, ad oggi il Classico Disney di maggior successo commerciale, nonché ottavo maggiore incasso della storia del cinema. Dotato di musiche incredibilmente belle e di un’animazione che riesce a dotare i personaggi di una pazzesca espressività, “Frozen” vince due premi Oscar e si porta a casa tantissimi altri riconoscimenti internazionali. Ci sentiamo di dire che con quest’ultimo film e con “Rapunzel” la Disney riesce a riportarsi, nel sottogenere che ha per protagoniste le principesse, ai massimi livelli.

Siamo giunti ai giorni nostri e ancora una volta la fabbrica dei sogni è riuscita a rinnovarsi. Con “Zootropolis” non solo viene realizzato un magnifico film d’azione ma vengono anche affrontate tematiche importanti, elementi che fanno di questo uno dei migliori Classici. Ultimo, in ordine di uscita, è “Oceania”, musical in piena regola che si inserisce nel filone dedicato alle principesse pur avendo un’ambientazione non usuale per il genere.

In conclusione possiamo dire che i 56 Classici Disney sono, con le dovute eccezioni e distinzioni, generalmente film da vedere e rivedere che hanno regalato emozioni straordinarie e milioni di persone e che siamo certi, continueranno a regalarle agli spettatori futuri.

Non ci resta quindi che aspettare il Classico numero 57 e, nel frattempo, consigliarvi di vedervi questi bellissimi film entrati di diritto nella storia del cinema.

E pensare che…

Tutto è iniziato con un topo.”
- Walt Disney

3 thoughts on “[Le Monografie] La nostra guida completa ai Classici Disney

  1. “Gran merito va dato al compositore Alan Menken, vincitore di diversi premi Oscar, che ha firmato la maggior parte delle indimenticabili musiche dei Classici di questo periodo oltre che quelle dei più recenti, ma ugualmente magnifici, “Frozen – Il regno del ghiaccio” e “Rapunzel – L’intreccio della torre”.

    P.S; Alan Menken non ha scritto la soundtrack di Frozen (pare stia assumendo Maalox da tre anni). Ha comunque scritto quella de La Bella e la Bestia per cui non si può che ringraziarlo infinitamente.

    1. Si, le musiche di “Frozen” sono state composte da Christophe Beck, mentre quelle di “Rapunzel” da Menken.
      Sono perfettamente d’accordo con te riguardo la colonna sonora de “La bella e la bestia”, magnifica!

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