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Le Monografie – Il cinema poetico di Makoto Shinkai, regista di Your Name

Torna il nostro appuntamento con Le Monografie, la rubrica che getta uno sguardo attento alla storia dei più grandi movimenti cinematografici mondiali, che siano case di produzione o registi di successo. Oggi vi parliamo di Makoto Shinkai, regista di Your Name.

Fin dalle sue origini il cinema d’animazione si è ritagliato un posto di rilievo all’interno dell’industria cinematografica, facendo sognare grandi e piccini. Ancora oggi molto spesso, e in maniera erronea, i film d’animazione vengono generalmente ritenuti prodotti riservati ad un pubblico estremamente giovane e per questo non viene loro data l’attenzione che, invece, meriterebbero. Se, in Occidente, qualcosa sta cambiando grazie soprattutto alle opere targate Disney che da decenni ormai fanno brillare gli occhi e riflettere persone di qualsiasi età, c’è invece un posto in cui il cinema d’animazione è sempre stato apprezzato, amato e in cui non ha mai sofferto di complessi d’inferiorità rispetto al cinema tradizionale, questo posto è il paese del Sol Levante: il Giappone.

La parola con cui generalmente noi occidentali ci riferiamo ai cartoni animati giapponesi, sia che si tratti di film che di prodotti seriali, è Anime. In realtà l’origine e il significato di questo termine sono ben più profondi rispetto a questa accezione data dalla cultura occidentale ma possiamo, in ogni caso, affermare che l’impatto culturale degli Anime è stato forte anche qui da noi, basti pensare a fenomeni come “Dragon Ball” o come “Sailor Moon”, solo per citarne due. Il cinema d’animazione, che da sempre in Giappone vive in stretto legame con il mondo dei manga, è, fin dalle sue origini, ritenuto uno dei fiori all’occhiello della produzione cinematografica nipponica e non a caso diverse volte anche gli Oscar, oltre che diversi festival internazionali, hanno premiato opere appartenenti a questo filone.

Uno degli esponenti del cinema d’animazione giapponese più noti e acclamati nel panorama internazionale è Hayao Miyazaki, fondatore dello Studio Ghibli e vincitore di due premi Oscar, ma non è l’unico e non è lui il protagonista della monografia di quest’oggi. Colui di cui parleremo è, invece, quello che da più parti è stato indicato come l’erede artistico di Miyazaki, si tratta di Makoto Shinkai, il regista dell’Anime che ha incassato di più nella storia del cinema, ovviamente fino ad ora, ossia “Your name.”.

Nato a Nagano nel 1973, Makoto Shinkai, dopo aver studiato letteratura all’Università, inizia a lavorare per la Falcom, società che produce videogiochi, senza mai perdere di vista la sua passione per i manga e per gli anime. Così, nel 1999, realizza un OAV, termine che indica gli Anime realizzati per il mercato Home Video, intitolato “Lei e il gatto”. In questo corto realizzato in bianco e nero e della durata di circa 5 minuti è possibile individuare già alcuni elementi che caratterizzeranno la poetica del regista di Nagano. Il film racconta le vicende della vita di una ragazza attraverso le parole e il punto di vista del suo gatto.

Come già detto sopra alcune tematiche, come ad esempio la solitudine e lo scorrere del tempo, presenti qui saranno poi centrali nelle opere più lunghe di Shinkai.

Dopo il conseguimento di alcuni riconoscimenti importanti ottenuti con “Lei e il gatto”, il regista decide di lasciare il suo lavoro alla Falcom per dedicarsi senza riserve al suo nuovo progetto: “La voce delle Stelle”.

L’OAV, datato 2002 e di genere fantascientifico, dura 25 minuti e ha la sua centralità nel tema della distanza, come vedremo in seguito molto caro a Shinkai, e della conseguente incomunicabilità. Il film, che ha anche dato origine ad un adattamento a fumetti, ottiene un buon riscontro dal punto di vista dei riconoscimenti e apre le porte al primo lungometraggio dell’autore, intitolato “Oltre le nuvole – il luogo promessoci”.

Uscito in Giappone del 2004 e proposto nelle sale cinematografiche italiane nel 2017 da Nexo Digital e Dynit, cercando di cavalcare l’onda del successo di “Your name.”, “Oltre le nuvole – Il luogo promessoci” è ancora una volta un prodotto di genere fantascientifico, appartenente al sottogenere delle ucronie, che ha riscosso molte critiche positive in Giappone e non solo. Secondo il parere di chi scrive, siamo ben lontani, in termini qualitativi, dai risultati che il regista raggiungerà a partire dalla sua opera successiva ma è possibile comunque individuare in questa pellicola l’impronta autoriale, le tematiche dominanti, le distanze siderali, che saranno poi fulcro dei sui film di là da venire.

Oltre le nuvole – Il luogo promessoci” potrebbe essere considerata la soglia, la linea di confine, che separa due diverse fasi del percorso artistico di Shinkai che successivamente andrà ancor di più a parlare attraverso silenzi, suoni della natura, oggetti e luoghi. Nonostante, come già detto, le tematiche non manchino il film risulta, a tratti, un po’ frammentario e allo spettatore potrebbe dare la sensazione di mangiare una minestra piena di buoni ingredienti ma priva di un’ amalgama ben definita.

Nel 2007, a seguito della scissione da CoMix Wave Inc., nasce lo studio CoMix Wave Films di cui Makoto Shinkai sarà una delle persone chiave. Infatti, il nuovo studio da vita a “5 cm per secondo”, il nuovo film del suddetto regista.

Il titolo si riferisce alla velocità con cui i petali di ciliegio cadono al suolo dall’albero. Qui Shinkai abbandona un approccio fantascientifico per privilegiare quello sentimentale al fine di veicolare in maniera più adeguata i temi a lui più cari, quali la distanza, l’attesa, lo scorrere del tempo.

Il film dura 63 minuti ed è diviso in tre archi narrativi, ognuno dei quali abbraccia un momento diverso della vita dei protagonisti, dalla prima gioventù all’età adulta. Frammentario, ma a ragione, il film riesce a toccare vette non indifferenti in cui immagini e suoni riescono a trasmettere sinergicamente emozioni e riflessioni in maniera forte e delicata al tempo stesso.
I treni e le stazioni, rispettivamente mezzi e luoghi di partenze e arrivi, ma soprattutto di attese, hanno una valenza metaforica oltre che narrativa e sono una presenza costante nella poetica, perché di questo si tratta, di Shinkai.

5 cm per secondo” è la prova definitiva che Shinkai è più di un prosatore che si comporta da poeta, è un poeta a pieno titolo, è più di un bravo artigiano, è un artista, un autore a pieno titolo, con un proprio stile narrativo e di messa in scena oltre che dotato di capacità di analisi e di riflessione su di un complesso insieme di argomenti e tematiche preferite che mutano, evolvono e, talvolta, restano intatte nel corso della sua opera. I suoi film, uno dopo l’altro, sono sempre legati da un filo che li percorre, dal primo all’ultimo.

È proprio questa forte impronta autoriale che ha spinto diversi critici a definire Shinkai come l’erede di Miyazaki, anche se, a parere di chi scrive, si tratta di due autori molto diversi. Lo stesso Shinkai ha più volte affermato di essere un grande estimatore delle opere del maestro dello Studio Ghibli, eppure, ancor più dei temi affrontati, è la messa in scena ad essere molto differente tra i due Re dell’animazione giapponese. Il cinema di Miyazaki è estremamente più legato al folklore e alla spiritualità, intesa dal punto di vista religioso, giapponese mentre i film di Shinkai, seppur notevolmente legati alle tradizioni e alla cultura nipponica, sono più asciutti e per certi versi più semplici. Il loro centro è più lontano, è altrove, nel non detto, nel fuori campo, per dirla in termini cinematografici. In un certo senso, sempre secondo il parere di chi scrive, se il cinema di Miyazaki è filosofia, quello di Shinkai è poesia. Attraverso la semplicità arriva alla perfezione. Cosa che accomuna, stilisticamente ma anche dal punto di vista delle tematiche, il regista giapponese al coreano Kim Ki-Duk.

Tornando alle fonti di ispirazione di Shinkai, egli stesso ha dichiarato di annoverare, tra le sue fonti di ispirazione, i libri di Haruki Murakami, noto romanziere giapponese. L’attinenza c’è e si vede. Il raccontare storie piccole che diventano modalità attraverso cui parlare di temi universali, centrale in Shinkai, è tipico della letteratura di Murakami.

Tornando alla biografia del regista di Nagano, possiamo dire che dopo la realizzazione di “5 cm per secondo” questi si dedica ad alcuni progetti pubblicitari e su una Visual Novel, per poi tornare a lavorare ad un lungometraggio, quello più lungo fino ad allora da lui realizzato: “Viaggio verso Agartha”.

Il fantastico, l’avventura e il consueto romanticismo si miscelano con il mito dell’esistenza di un mondo sotterraneo in un film che ha riscosso un buon successo sia in patria che all’estero.

Il 2013 è la volta di “Someone’s Gaze”, corto di 7 minuti che in Italia è stato proiettato nei cinema assieme al successivo “Il giardino delle parole”. “Someone’s Gaze” racconta la storia di una ragazza e della sua ordinaria esistenza, mettendo in risalto il suo rapporto distaccato nei confronti dei genitori della stessa. Ancora una volta, come nel suo primo cortometraggio, un ruolo narrativo importante è rivestito da un gatto, nella fattispecie una gattina. In soli pochi minuti il corto riesce a toccare con delicatezza temi importanti e ha almeno due o tre momenti davvero toccanti. Un piccolo gioiello.

Come già detto, la successiva opera di Shinkai è “Il giardino delle parole”, attualmente disponibile su Netflix e di cui vi consigliamo vivamente la visione. Ad essere portata in scena è la storia di Takao, uno studente che, nei giorni di pioggia, ama andare in un parco ed è proprio qui che incontrerà una solitaria e misteriosa donna. Ne “Il giardino delle parole” tutti i temi caratterizzanti del cinema del maestro giapponese sono presenti: la solitudine, il legame, il tempo, la distanza. Presentati con una splendente semplicità tutti questi argomenti vengono veicolati attraverso immagini di rara bellezza e silenzi straordinariamente quieti e allo stesso tempo ricchi di vibrazioni.

Dal rapporto tra due persone di età diversa, lui 15enne e lei 27enne, si può tratte spunto per parlare di un altro elemento simbolico costantemente presente nella filmografia di Shinkai, quello del sogno. Spesso i protagonisti dei film di cui abbiamo parlato sono ragazzi estremamente giovani eppure inverosimilmente riflessivi e malinconici. Se questa scelta, apparentemente disarmonica, potrebbe avere alcune radici in ragioni commerciali è pur vero, d’altro canto, che le figure giovanili potrebbero essere usate da Shinkai per rappresentare sagome dal valore universale, in cui l’età riguarda un modo di approcciare alla vita, di vivere i sogni, le emozioni piuttosto che essere un numero. Lo scorrere del tempo e la crescita sono temi centrali nel cinema di Shinkai, basti pensare a “5 cm per secondo”, ma è comunque opportuno ricordare, proprio per quanto detto sopra, che all’età dei personaggi è possibile quindi attribuire un valore allegorico. Ad ogni modo “Il giardino delle parole” è un film straordinario, un autentico gioiello da non perdere.

È però il 2016 l’anno della consacrazione, arrivata grazie al successo di critica e pubblico del capolavoro “Your Name”. Il film racconta della vita incrociata di Mitsuha e Taki, rispettivamente una ragazza che vive in un antico tempio e un ragazzo di Tokyo, che improvvisamente iniziano a scambiarsi, in maniera sporadica i rispettivi corpi, o meglio le rispettive menti, visto che sono queste a ritrovarsi nel corpo e nella vita dell’altro. La pellicola, accompagnata dall’uscita del romanzo scritto dallo stesso Shinkai e successivamente trasposta in versione manga, ha numerosi espliciti riferimenti ad opere precedenti dello stesso autore, basti pensare che il ristorante dove Taki lavora si chiama proprio Il Giardino delle Parole, ma ovviamente non è questo l’elemento di maggior rilevanza.

È difficile parlare di un film così ricco di temi e allo stesso tempo così cristallino e semplice ma possiamo dire senza dubbio di trovarci di fronte ad uno dei più alti risultati di poetica cinematografica degli ultimi anni. La pellicola si è rivelata uno straordinario successo commerciale diventando, al momento in cui si scrive, l’Anime di maggior incasso di sempre e ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Tra questi è doveroso citare il premio per la migliore pellicola d’animazione al festival di Sitges e i premi ottenuti per la migliore sceneggiatura e per la migliore colonna sonora agli Awards of Japanese Academy, gli Oscar nipponici. In “Your Name.” Tutto ciò che è superfluo non esiste, ogni immagine, ogni parole ha un suo preciso collocamento e nel corso dei minuti non si può che rimanere estasiati davanti alla cristallina perfezione della semplicità con cui la storia si snoda. Il legame, la distanza, l’amore e il tempo giocano sinergicamente il ruolo dei protagonisti in questo film in cui spicca, più che in ogni altro, un altro elemento allegorico costante del cinema di Shinkai: il cielo. Il cielo è il luogo dei sogni, il punto dove gli sguardi distanti possono incrociarsi, dove i sogni vengono lasciati dai personaggi per far si che sia il cielo stesso a custodirli. “Your Name.” è un capolavoro che merita di essere visto anche più di una volta al fine di coglierne le delicate e numerose sfumature.

Ci sarebbero molte altre cose da dire e probabilmente non tutti i temi del cinema di Shinkai sono stati citati in questo articolo ma preferiamo non dilungarci nella scrittura augurandoci che questo articolo possa essere uno stimolo ad avvicinarsi e/o ad approfondire la conoscenza di questo poeta del cinema d’animazione, lasciando parlare i suoi film.

Non ci resta che augurarci di rincontrare presto al cinema la delicatezza, l’emotività, le stazioni, i treni e i cieli di Makoto Shinkai.

One Reply to “Le Monografie – Il cinema poetico di Makoto Shinkai, regista di Your Name

  1. Penso che un altro dei temi toccati da Shinkai (che adoro e seguo dal corto lei e il suo gatto ) , sia la mancanza ,cioè quel vuoto di solitudine che si ha quando si insegue qualcuno o qualcosa (soprattutto qualcuno in Shinkai ) di ideale . In Shinkai le persone si innamorano non di qualcosa di assolutamente irrealizzabile ,ma solo di estremamente difficile ,che le porta a combattere quasi inutilmente . Però questo arco si vede in Shinkai : secondo me tra byousoku 5 cm ,koto no ha no niwa e kimi no na ha si vede questa progressione .Nel primo si incontrano ma si perdono subito ,nel secondo il protagonista si tiene in contatto anche se si sente la distanza e la difficoltà e nel terzo si incontrano e sembra andare tutto bene .Chissà cosa ci riserverà il prossimo film .
    A me tra l’altro ricorda aspetti a metà tra la regia di Ozu Yasujiro e quella di Koreeda Hirokazu.
    Bella la vostra recensione comunque ,si vede che è fatta come si deve.

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