Il ricordo del maestro Alfred Hitchcock, a 40 anni dalla morte

Il 29 aprile del 1980 la marcia funebre per una marionetta, suonava ancora una volta per salutare il maestro del brivido che l’aveva resa famosa elevandola a sigla per il suo “Alfred Hitchcock presenta“.

Londra, nell’estate dell’ultimo anno del diciannovesimo secolo, aveva salutato la nascita di Alfred Hitchcock. L’infanzia vissuta dal regista nella capitale inglese compare in molte sue opere, come singolo attimo, come idea od ispirazione, ma ancor di più compare un episodio che gli accadde quando aveva 5 o 6 anni. Come lui stesso aveva raccontato a Truffaut, il padre lo fece andare un giorno in commissariato con una lettera da consegnare ai poliziotti. Una volta giunto lì, un agente lesse la lettera e lo rinchiuse in cella per qualche minuto, senza che il bambino avesse fatto qualcosa all’apparenza, dicendogli che era quello che si faceva ai bambini cattivi. Questo evento traumatico compare successivamente in molti suoi film sotto forma dell’innocente che viene ingiustamente accusato di qualcosa con la necessità del personaggio, poi, di riscattarsi.

Dopo aver fatto diversi lavori, ed aver approcciato il cinema come disegnatore di titoli e didascalie per la futura Paramount Pictrures a Londra, Hitchcock incontra la sua futura moglie – Alma Reville – che lo proporrà al regista David Wark Griffith.

Da quel momento in poi il passo per il successo sarà breve: prima aiuto regista in Woman to Woman, dove si farà notare per la particolare montatura delle inquadrature (una firma che lo contraddistinguerà sempre) e poi nel 1925 la prima regia con Il labirinto delle passioni.

La carriera da regista si suddivide in due grandi periodi: il primo, quello britannico, lo porterà a girare nel 1934, la prima versione de L’uomo che sapeva troppo che lo consacrò come maestro del thriller, successo confermato dalla critica e dal pubblico anche l’anno successivo con Il club dei 39. I venti di guerra soffiano forti sul vecchio continente e, complice il produttore di Via col Vento (David O. Selznick), Hitchcock si troverà proiettato alla soglia dei quarant’anni in quella Hollywood che a suo dire gli consentiranno di formare meglio le idee grazie ad una maggiore sensazione di cinema.

Il resto è storia: scansato l’iceberg che lo vedeva regista di una storia sul Titanic, Hitchcock sfodera Rebecca – La prima moglie, che si aggiudicherà due statuette agli Oscar del ’40.

Purtroppo, l’Academy non premierà mai il regista con il prestigioso Oscar nonostante 5 candidature. Verrà battuto, nell’ordine da John Ford (Furore), Leo McCarey (La mia via), Billy Wilder (Giorni perduti), Elia Kazan (Fronte del porto) ed infine, nuovamente, Billy Wilder (L’appartamento).

Fare, qui, una lista di tutti i capolavori girati dal grande maestro sarebbe inutile e tedioso, ma come tutti ben sappiamo, Hitchcock non si è fermato al cinema ma ha spaziato in ogni direzione. Oltre alla già citata serie televisiva Alfred Hitchcock presenta, si è interessato molto al teatro. A ben guardare, i suoi film di successo vengono spesso ripresi per fare delle pièce teatrali.

Esteticamente unico, con una gestione della macchina da presa innovativa a tutt’oggi, Hitchcock ha sempre mescolato sapientemente humour, spy story e paura. L’emozione che i suoi film riuscivano a trasmettere allo spettatore è un qualcosa di unico ed irripetibile. Oggi CGI, droni ed ottiche innovative fanno parte della normale lavorazione di un film e le sequenze, anche le più emozionanti hanno un supporto tecnologico che facilita il lavoro del film maker. Hitchcock non disponeva di nessuna di queste possibilità ma aveva un’inventiva ed una capacità di emozionare unica: basti pensare alla famosa scena sulle scale del film Vertigo (la donna che visse due volte) per rendersi conto delle capacità artistiche di cui era dotato.

Assolutamente fuori dagli schemi, ci ha regalato piccole bomboniere in ogni lavoro che ha fatto, come ad esempio i camei che lo hanno visto apparire per pochi istanti in ogni sua pellicola. Che dire Stan Lee ha avuto dalla sua il clamore mediatico dei fan Marvel, ma l’idea originale parte da molto più lontano, ovvero da Il pensionante (the Lodger) del 1927 in cui possiamo scorgerlo ad una scrivania della redazione ad inizio film.

Fra le tante invenzioni di Hitchcock non possiamo non citare il MacGuffin, cos’è direte voi? Il Macguffin è un espediente non importante alla narrazione ma che giustifica alcune scelte fatte dai protagonisti. Un esempio su tutti sono i 40mila dollari sottratti al capo da Marion in Psycho. Norman Bates nel momento in cui la uccide non sa dei soldi e gli stessi sono utili alla trama solo perché portano il personaggio ad intraprendere il viaggio in auto e a fermarsi al Bates Motel.

Un ultimo sguardo al regista vogliamo darlo analizzando all’influenza che lo stesso ha avuto sui suoi colleghi contemporanei e moderni. Da lui hanno attinto, fra gli altri, François Truffaut, Jean-Luc Godard, il nostro Dario Argento, Steven Spielberg, Tim Burton e Quentin Tarantino ma anche Mel Brooks che lo ha omaggiato col suo Alta Tensione. Del resto non poteva essere diversamente, ad Hitchcock vanno attribuite innovative invenzioni dell’utilizzo della cinepresa per la realizzazione di inquadrature spettacolari ed oniriche.

Buonasera e grazie per avermi consentito di entrare così in casa vostra.

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