Dopo tanta attesa, l’adattamento cinematografico di Alita: Angelo della Battaglia è finalmente approdato in sala, ma a quanto pare il “Dio Denaro” potrebbe giocare un ruolo importante nel prosieguo della saga pensata da 20th Century Fox.

Costato la bellezza di 170 milioni di dollari (marketing escluso), Alita: Angelo della Battaglia è stato pensato da James Cameron (produttore e sceneggiatore) e Robert Rodriguez (regista), non solo come il primo capitolo di un nuovo possibile franchise, ma anche come un film che potesse, finalmente, colmare le distanze qualitative, talvolta inconciliabili, tra l’universo dei manga e quello dei rispettivi adattamenti cinematografici. Non è un segreto, a tal proposito, che film di recente produzione come Ghost in the Shell e Death Note abbiano deluso in maniera tangibile quello stesso target di pubblico che da sempre spingeva per l’adattamento in live action.

Ma se questa volta l’accoppiata Cameron/Rodriguez sembra aver colto nel segno, realizzando un prodotto in linea con le aspettive qualitative dei fan, ciò che potrebbe sbarrare la strada ad un prosieguo del franchise sul grande schermo è l’accoglienza dello stesso al Box Office.

La legge del cosiddetto “Dio Denaro” in passato ha già colpito – ed affondato – prodotti di qualità, meritevoli di ottenere lunga strada nel cuore dei frequantatori delle sale (Prince of Persia, Warcraft, John Carter), e valutando i primissimi risultati ottenuti da Alita: Angelo della Battaglia all’esordio nel primo mercato di riferimento mondiale (quello americano), verrebbe da pensare che anche questa volta il destino sembra segnato.

Solo 43 milioni di dollari incassati in poco meno di una settimana nel Box Office Usa. E’ questo il bottino raccolto da Alita, di cui 28,5 milioni nel suo weekend d’esordio. Questi di certo non sono numeri positivi, eppure, c’è chi continua a sperare che la 20th Century Fox (tra poco nelle mani della Disney) possa ancora dare vita ad un franchise lungimirante.

Ma da dove nasce tutta questa speranza? Beh, la risposta vien da sola: dai mercati internazionali, e più in particolare da quei mercati oramai in piena crescita come la Cina, la Corea del Sud ed il Giappone, guarda caso paesi dove il culto del manga è paragonabile alla passione degli americani per i cinecomics Marvel e DC Comics.

Alita: Angelo della Battaglia esordirà in Cina ed in Giappone il prossimo 22 febbraio, e quella per tutti sarà una giornata di riferimento, un giorno in cui il destino di un altro ottimo prodotto ad alto budget verrà segnato, si spera in maniera positiva.

A fronte dei 170 milioni di dollari (marketing a parte) spesi per la produzione di Alita: Angelo della Battaglia, una possibile deadline positiva, che possa dare vita ad un franchise, potrebbe essere la quota dei 500 milioni. A tal proposito ci chiediamo: riusciranno Cina, Giappone e Corea del Sud a spingere gli incassi di Alita verso questa quota?

La storia recente insegna: è già successo con Pacific Rim, passato inosservato in Usa, il film è stato reso celebre in Oriente, tanto da ottenere un sequel nonostante il flop americano.

Voi credete che Alita: Angelo della Battaglia meriti un sequel? E, nel caso, credete che gli incassi internazionali saranno sufficienti? Fateci sapere la vostra attraverso i commenti.


2 thoughts on “Il futuro di Alita: Angelo della Battaglia affidato agli incassi internazionali?”

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