In questa bellissima edizione del Torino Film Festival, abbiamo visto in anteprima L’Ora più Buia, il film di Joe Wright. Questa è la nostra recensione.

L’Ora più Buia è interpretato da Gary Oldman e Kristin Scott Thomas. l’uscita in Italia è prevista per il 18 gennaio. Il film è stato già proiettato al Toronto International Film Festival e al Festival di Telluride.

Obiettivo puntato su Winston Churchill, davanti a lui una decisione storica: trattare la pace con i nazisti che stanno conquistando l’Europa o andare verso la guerra (senza gli alleati americani).

Come in altri film che abbiamo potuto vedere in questo festiva, vedi per esempio Final portrait, la pellicola di Wright si occupa di una piccolissima parte della storia di Winston Churchill, che parte dalla sua nomina alla vittoria col recupero dei soldati inglesi a Dunkerque e non è una biografia estesa ed esaustiva.

In questa piccola parte di storia, vediamo un notevole Gary Oldman che, coperto da un sapiente make-up, riprende i passi e le movenze di Churchill in maniera eccellente ma, come in tutte le cose, il troppo stroppia. E’ troppo il gigioneggiare di Oldman, il suo volersi ingraziare il pubblico del cinema, il suo voler essere eccezionale e il tutto, ahimè, crea un cortocircuito fastidioso.

Il film è un insieme di scene madri, tutte connesse tra loro, senza scene di raccordo ed è quasi tutto un parlare, parlare, parlare. Da subito, Churchill viene descritto come un tiranno dal difficile carattere, mentre la pellicola, di contro, mostra un simpatico anzianotto, dal carattere gagliardo e dalla grossa simpatia.

Speculare al Dunkirk di Nolan, non mostra quasi nulla di quello che succede in Francia e, se non si sta ben attenti o non si ha visto Dunkirk, non si capisce cosa di fatto succeda sul suolo francese. Wright, che è sempre stato un regista sperimentale e spericolato, appiattisce il suo stile, puntando l’occhio verso un unico obiettivo: gli Oscar.

Alcune scene sono incomprensibili: perchè Churchill, a cavallo di un’enorme e allarmante situazione di instabilità politica, se ne andrebbe in metropolitana a parlare con il popolo? Sceneggiato male da Anthony McCarten, che con La teoria del tutto aveva dato ben altri risultati.

L’opera potrebbe piacere molto a Spielberg, poichè ricorda i suoi ultimi, pessimi, lavori. La fotografia non brilla di originalità, illuminando tutti con tagli di luce, quasi a dare un senso di santità o maestosità, ma appiattendo le ore del giorno.

L’ora più buia è un prodotto hollywoodiano furbo e tirato a lucido, girato con entrambi gli occhi verso la notte degli Oscar. Gary Oldman gigioneggia fino a strafare e la sceneggiatura si inabissa un po’: occasione persa.

Ecco il trailer del film.

 

L'Ora più Buia
Overall
2.5
  • Marco Nuzzo

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