Questa notte vi diamo in pasto la nostra recensione di Logan - The Wolverine, il cinecomic Marvel che segna l'ultima volta di Hugh Jackman nei panni dell'iconico mutante X-Men, diretto ancora da James Mangold ed accompagnato da Patrick Stewart, Boyd Holbrook e la piccola Dafne Keen.

Siamo nel 2029 ed i mutanti sembrano oramai scomparsi dalla circolazione, Logan non è più l'eroe che abbiamo imparato a conoscere, i suoi poteri si affievoliscono, così come la voglia di schierarsi dalla parte giusta quando è il momento. Egli tiene al sicuro un oramai novantenne e malato Charles Xavier in compagnia del mutante Calibano. Tutto sembra scorrere lento ed inesorabile fino a quando la piccola Laura (X-23) entra nella sua vita. Da quel momento il film gode il processo interiore di un uomo, diviso tra il ritornare l'eroe che tutti amano e colui che cerca di trascinarsi fino all'epilogo di una vita priva di significato.

Di certo l'ultima di Hugh Jackman nei panni di Wolverine non poteva (e non doveva) deludere i fan, la scelta di puntare dritto ad un pubblico adulto con un film maturo, violento e poco incline al solo intrattenimento da cinecomic si è rivelata quanto mai azzeccata, d'altro canto l'anima di questo personaggio nato dai fumetti aveva si bisogno di un finale epico, ma allo stesso tempo fedele alla propria mitologia.

A metà tra western moderno e cinecomic di nuova generazione, in pieno stile Deadpool ma senza troppi momenti ilarici, Logan - The Wolverine riesce nella missione di conciliare la passione dei fan e la voglia di James Mangold e Hugh Jackman di raccontare una storia vera e cruda, dove l'aspetto emotivo del protagonista vale più di qualsiasi altro effetto speciale, e questo è forse ciò che in molti hanno sempre sperato di vedere nel franchise dedicato ad un personaggio come Wolverine.

Logan - The Wolverine ha il merito di aver spinto l'asticella qualitativa di questo genere cinematografico ancora più in alto, ma non perchè ci si trova dinanzi un film perfetto, ma per il semplice motivo che per la prima volta è il personaggio ed il suo soffrire gli eventi a stare al centro dell'attenzione e non le sue azioni da supereroe, un passaggio fondamentale atto a spingere il genere cinecomic verso quel processo di evoluzione che potrà un giorno evitare l'impatanamento in un'industria, quella hollywoodiana, oramai sempre più legata al danaro.

Ovviamente il motore centrale di Logan - The Wolverine è senza dubbio la straordinaria passione mostrata in 17 anni da Wolverine di un attore come Hugh Jackman, un perfezionista dell'industria cinematografica, un uomo dotato di carisma e spirito di abnegazione, oramai giunto al suo ultimo giro nell'universo X-Men. Un addio sofferto il suo che siamo sicuri non potrà che mettere in crisi chi lo ha amato per tanti anni e che in futuro si ritroverà a vivere le avvenuture di Wolverine senza il suo iconico interprete. Hugh Jackman si è preparato al grande addio in maniera superba, sia fisicamente che mentalmente, il suo Logan è sofferente, stanco e privo di speranza, una miscela emotiva sapientemente gestita che, non volendo esagerare, meritebbe una menzione magari in prospettiva Oscar 2018. Con Jackman, lodiamo anche l'interpretazione magistrale di Patrick Stewart e quella da completa esordiente con qualità da vendere della piccola Dafne Keen, inoltre ci piace segnalare l'ottima impressione fatta dal nuovo che avanza, quel Boyd Holbrook oramai pronto al grande salto nella Hollywood che conta.

Il Verdetto 8-