Dopo aver trionfato al Festival di Cannes, la regista Sofia Coppola presenta al mercato italiano "L'inganno".

Nel profondo Sud in piena Guerra di Secessione, un gruppo di giovani fanciulle vivono all'interno di un collegio femminile. Le loro giornate sono scandite dalle lezioni di miss Martha Farnsworth (Nicole Kidman) che si occupa con dedizione della loro istruzione e portamento.

Un giorno, la piccola Amy (Oona Laurence) uscita alla ricerca di funghi, recupera John McBurney (Collin Farrell), colonnello dell'Unione ferito in combattimento. L'arrivo del soldato altererà gli equilibri della casa e le giovani Edwina (Kirsten Dunst) e Alicia (Elle Fanning) faranno a gara contendendosi le attenzioni dell'uomo.

McBurney gioca abilmente le sue carte così da trarre profitto durante la sua permanenza, accudito meticolosamente dalle ragazze. Eppure non ha considerato che in questo modo sta firmando la sua condanna.

Il desiderio e il candore virgineo alimentano gli impulsi sessuali delle giovani fanciulle che non riescono più a tenere a freno. Tentatrici, ammaliatrici, per nulla innocenti.

Sofia Coppola non ha fatto mistero di essersi ispirata al primo adattamento cinematografico (La notte brava del soldato Jonathan, di Don Siegel) de "L'inganno" di Thomas P.Cullinan. La regista statunitense ammaliata dalla storia, ne ha riconosciuto immediatamente gli elementi cardini della sua filmografia, e ha plasmato come meglio credeva le protagoniste femminili.

Avviene quasi scontato un confronto con il suo "Il giardino delle vergini suicide", come se il suo voler ritornare sugli stessi elementi l'aiutasse nell'esplorazione di quel lato oscuro che cova l'universo femminile.

Una minacciosa Nicole Kidman tiene testa alle sue ragazze senza sovrastarle e ha il pieno controllo della ragnatela che sta tessendo (indisturbato) il seducente soldato.

La Coppola dimostra di esser in grado di abbassare i toni delle sue narrazioni, evitando fronzoli barocchi e musiche pop e soffermandosi su un austera e misteriosa emotività, data dalle scale cromatiche delle tonalità degli ocra. Non troviamo più vestiti eccessivi, merletti sgargianti, bensì linee semplici con colori pastello scoloriti dal vissuto storico.

Sofia Coppola tenta di mostrarci con questo suo remake che sa osare anche nel drammatico, senza prendersi troppo sul serio. Ne "L'inganno" viviamo una perenne sensazione del già vissuto, ma riconosciamo la firma, soprattutto nella coordinazione delle figure femminili, ben variegate caratterialmente, esenti da cliché.

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