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[Recensione] Fai Bei Sogni, il film diretto da Marco Bellocchio

Quest’oggi vi proponiamo la nostra recensione di Fai Bei Sogni, il film diretto da Marco Bellocchio nel 2016, con un cast formato da Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo, tra l’altro tratto dal romanzo omonimo di Massimo Gramellini.


Torino, anni ’60. Il gioioso balletto nella scena iniziale tra il piccolo Massimo e sua madre (Barbara Ronchi) fa da contraltare ai frequenti momenti bui della giovane donna, la cui vita è caratterizzata dal disturbo bipolare. Vita che sarà molto breve, a causa della prematura scomparsa dovuta ad un infarto fulminante nel bel mezzo di una notte. O almeno questa è la spiegazione che il padre (Guido Caprino) decide di dare a Massimo. Sconvolto e deciso a non accettare la perdita, il bambino proverà a trovare una via di fuga col calcio, prima, cercando di fare del Toro la propria ragione di vita, e nella ricerca dell’affetto materno in altre donne, poi. Bellissima a tal proposito la scena in piscina in cui Massimo, ormai adolescente, con la testa rivolta verso l’alto cerca invano tra gli spalti il volto di sua madre in quello delle madri dei suoi amici; stesso discorso vale quando prova ad abbracciare Sveva, nuova compagna del padre, davanti alla televisione, elemento che come un sogno ricorrente scompare e ricompare agli occhi del protagonista. Ma l’autoritario padre non concede al giovanissimo figlio distrazioni dalla realtà, e lo mantiene ben saldo con i piedi a terra, ancorandolo involontariamente ad un dolore da cui un bambino, seppure con la fantasia, vorrebbe scappare a gambe levate. La vita di Massimo continua, anche grazie all’unico appiglio di cui il padre è ignaro, Belfagor, terrificante protagonista di una celebre serie televisiva a cui il bambino chiede aiuto ogni qualvolta sente di non farcela da solo. Desideroso di fargli affrontare la situazione, l’insegnante di religione di Massimo, gli suggerisce di raccontare ai suoi amici la verità sulla madre senza nascondersi dietro castelli di carta, asserendo che “I ‘se’ sono il marchio dei falliti! Nella vita si diventa grandi nonostante”.

Divenuto un celibe giornalista, il quarantenne Massimo (interpretato da un ottimo Valerio Mastandrea), non ha mai superato la mancanza della madre, tantomeno tramite i consigli freddi e distaccati avuti nel corso della sua travagliata esistenza. Il ricco uomo (Fabrizio Gifuni) che si suicida in casa propria dopo aver elargito lezioni di vita a Massimo condite da una malcelata vanità, rappresenta simbolicamente la valenza effettiva per lui di tutti gli altri suggerimenti che ha ricevuto durante la sua vita, che come le bugie dietro cui si nascondeva da bambino, non lo hanno aiutato ad affrontare la morte della madre, con l’aggravante di non averlo neppure aiutato a rintanarsi in una bonaria fantasia.

In un momento di particolare debolezza, il culmine di questa fragilità sarà un attacco di panico che gli permetterà di conoscere la bella dottoressa Elisa (Bérénice Bejo), che per la prima volta nella sua vita lo porterà ad affrontare di petto la vera causa e le motivazioni della morte della madre. Certamente col paradossale aiuto dello stesso attacco di panico che, come il dio Pan da cui prende il nome, incute improvviso terrore, ma al contempo è un utile campanello d’allarme per migliorare qualcosa nella vita di chi lo ha provato.

Fai bei sogni, film del 2016 diretto dall’intramontabile Marco Bellocchio, che trae ispirazione dall’omonimo bestseller autobiografico di Massimo Gramellini, non ha riscosso al botteghino il successo che avrebbe meritato, relegato nell’ombra da film altrettanto meritevoli di quella che possiamo considerare a tutti gli effetti una buona annata per il cinema italiano. Tuttavia, questo film ha fatto entrare nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vederlo la figura di Massimo, che da educato e composto ragazzo è diventato un uomo fragile e insicuro, mantenendo quel lato umano che la società ha provato a strappargli troppo presto.

La morte, l’infelicità, la depressione, la paura e l’amore: sono questi i temi principali di una pellicola che commuove senza cadere quasi mai nello smielato. E quando ci cade, come per la risposta data da Massimo sul giornale per cui lavora ad un lettore in piena crisi relazionale con la madre, entrano in ballo frasi e situazioni smorzanti che ridanno un giusto equilibrio di emozioni allo spettatore. Per quanto possiamo giocarci a nascondino per anni, il mostro della paura ritorna e ci costringe a combatterlo, ma una volta affrontato lasciamolo andare, perché abbiamo tutti il diritto di fare bei sogni.

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