Per la rubrica Il Cinema Invisibile, oggi ci occupiamo di 1981: Indagine a New York (A Most Violent Year), diretto da J. C. Chandor, datato 2014, interpretato da Oscar Isaac, Jessica Chastain, David Oyelowo, Albert Brooks, Alessandro Nivola e Catalina Sandino Moreno. Il film è uscito negli Stati Uniti a fine dicembre del 2014, mentre in Italia è arrivato nel febbraio dell’anno successivo.

Il 1981 è stato uno degli anni più violenti della storia di New York. Qui lavora Abel Morales, un immigrato messicano sposato con Anna (figlia di un boss) e padre di due bambine che, dal nulla, è riuscito a creare un’impresa che commercia olio combustibile. In affari con degli ebrei per acquistare un terreno che gli permetterebbe di espandere la propria attività, Abel deve fare i conti sia con la criminalità organizzata che, puntualmente, sequestra i camion che trasportano il materiale, e con un ‘indagine giudiziaria mossa da un ambizioso procuratore.

Regista e sceneggiatore, Chandor ha all’attivo solo tre film ma ha già dimostrato di saper affrontare tematiche complesse che mettono in luce le difficoltà degli uomini di fronte a qualcosa più grande di loro; che si tratti dello scoppio della grande recessione del 2008 (Margin Call) o di un uomo che si trova su una barca in mezzo all’oceano (All is Lost – Tutto è perduto), Chandor è sempre attento alle psicologie che stanno dietro alle azioni degli uomini e che possono portare al successo o alla rovina di essi.

Non fa eccezione questo film che prende di petto il sogno americano e lo incupisce fino a mostrarne il rovescio della medaglia: Abel ha tentato, e tenta, in tutti i modi di proseguire la propria attività in modo pulito, evitando i malaffari e la criminalità, ma la propagazione di quest’ultima rende impossibile poter affrontare i problemi senza dover commettere anche il più piccolo dei reati o a rispondere alla violenza con la violenza, e infatti l’ambientazione nel 1981 non è casuale. Per questo motivo, il titolo originale (che non specifica l’anno) risulta più calzante, rimarcando il fatto che si sia trattato di a most violent year, cioè uno degli anni più violenti mai registrati: in questo contesto si muove Abel e le persone che gli gravitano intorno, compresa la moglie Anna, un’eccezionale Jessica Chastain, sorprendentemente bionda, che ricorda (volutamente?) Michelle Pfeiffer nello Scarface di Brian De Palma: lei è quella che, alternativamente, aiuta il marito a uscire da situazioni complicate (come dimostra la scena della perquisizione nella loro villa) ma anche quella che lo costringe a risolvere certe situazioni in cui lei, a causa del suo carattere pragmatico e poco riflessivo, finisce per invischiarsi.

Se il film può rientrare nel genere poliziesco o giallo, è solo ed esclusivamente per il doppio registro che assume: da una parte c’è l’indagine giudiziaria nei confronti di Abel, dall’altra c’è l’indagine personale che Abel si vede costretto a fare per scoprire chi sia il mandante degli scagnozzi che sequestrano i camion e capire dove vada a finire il combustibile. Chandor, però, rinuncia agli stilemi del thriller canonico per puntare sulle atmosfere, spolpando il film di tutti gli accessori propri del thriller e lavorando di sottrazione, come di sottrazione è l’interpretazione di Oscar Isaac.

Alla situazione privata di Abel si mescola, dunque, quella di un’intera città, pervasa da una voglia di riscatto e di legalità che sono perennemente annientati dalle soluzioni più facili e, perciò, più violente, come dimostra la decisione del capo dei camionisti di Abel di rifornirli di un’arma per salvaguardare la loro sicurezza: scelta che, però, si ritorcerà contro e creerà un vortice di problemi da cui sarà molto complicato a uscirne, soprattutto per il camionista Julian, vittima sacrificale del Dio Denaro e del sogno (o incubo) americano di Abel (“la mia paura è quella di fallire” dice Abel a un certo punto). Tutta questa violenza è resa visivamente da una fotografia tutta giocata sui colori ocra e sui toni bruni, come il cappotto perennemente indossato da Abel e come quasi tutti i muri e le luci, quasi a volerlo mimetizzare nel contesto in cui si muove, che sia privato e domestico o prettamente pubblico.

Il film è arrivato da noi in sordina e non ha avuto il successo che avrebbe meritato, colpa anche di una distribuzione poco attenta e superficiale. Merita una riscoperta e una rivalutazione.

Di seguito potete vedere il trailer del film.

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