Il cinema è, prima di tutto, un’invenzione ufficialmente datata 28 dicembre 1895, ovvero il giorno in cui a Parigi si è tenuta la prima proiezione pubblica. Da quel giorno, il cinema ha vissuto una vita fatta di scoperte e innovazioni sia sul piano della tecnica (il sonoro, il colore, il 3D ecc.) sia sul piano della forma (e di ciò dobbiamo ringraziare innanzitutto David W. Griffith che ha “scritto” la grammatica cinematografica. Al giorno d’oggi, però, assistiamo a una certa impasse sul piano dell’inventiva: sebbene le frontiere tecnologiche siano ormai state attraversate in lungo e in largo, la creatività è quella che dimostra una certa ruggine: perciò, a Hollywood, dove vengono prodotti quasi tutti film di successo, si ricorre al remake-sequel-reboot di altrettanti film di successo realizzati precedentemente.

Facciamo chiarezza. L’esempio più lampante e più recente è sicuramente Ghostbusters, il film cult del 1984 diretto da Ivan Reitman di cui ne è stato tratto un remake in chiave femminile. E i fan sono insorti. La domanda è: per quale motivo si scomoda un film neanche troppo datato per rimpastarlo e (ri)proporlo al cinema? Le risposte possono varie e molteplici, ognuna spinta da un bisogno diverso: conquistare una nuova fetta di pubblico, puntare a fare incassi con un prodotto che all’epoca fece sfracelli al botteghino, usufruire di un soggetto noto per applicare gli effetti speciali più moderni. Ma è strettamente necessario tutto ciò? Non si potrebbe, invece, realizzare un prodotto nuovo e fresco che coniughi abilmente intrattenimento e intelligenza nella messa in scena?

Si è fatto riferimento a Ghostbusters perché rappresenta un caso limite, ma vi sono altri moltissimi casi simili eppure diversi. Prendiamo Star Trek, di cui J.J. Abrams ha realizzato due film, Star Trek e Into Darkness – Star Trek che consistono, contemporaneamente, in remake, sequel e reboot. Eppure, in questo caso, il prodotto funziona; funziona perché costituisce un ponte tra passato, presente e futuro, rispetta ciò che è stato fatto per lanciare ciò che ci sarà, riesce a costruire personaggi e narrazioni con efficacia e intelligenza. La sceneggiatura, dunque, fa sempre la differenza.

Ogni volta che viene fuori una notizia su un remake o un sequel di un film di successo, i fan e gli appassionati insorgono: “vietato toccare!” sembra essere il grido lanciato per difendere film che sono autentici cult legati magari all’infanzia o all’adolescenza dei più. Se poi si toccano film che sono anche dei veri e propri capolavori, come Blade Runner, allora la faccenda si fa ben più seria.

E’ pleonastico dire che ogni remake, sequel o reboot risponde a esigenze di mercato puntando quasi esclusivamente a fare incassi il più possibile stratosferici, come è il caso della saga Transformers, ormai parodia di se stessa. Il campanello d’allarme, almeno riguardo a questa saga, è proprio l’ultimo film realizzato” Transformers 4 – L’era dell’estinzione” il quale ha visto gli incassi diminuire drasticamente rispetto ai capitoli precedenti, seppur straordinari non fraintendiamoci. Questo, in aggiunta alla stroncatura da parte della critica pressoché globale (che comunque non aveva risparmiato nemmeno i tre precedenti), qualcosa vorrà pur dire.

I sequel, per la verità, si sono sempre fatti, ma non sempre si è usato il criterio della qualità per puntare invece sulla quantità cercando perciò di realizzare più seguiti nel minor tempo possibile, trascurando quindi la sceneggiatura, la regia e la recitazione degli attori (tralasciando la saga Sharknado: stiamo parlando di cinema, nel bene e nel male, non di baracconate da parco divertimenti). Ecco, quindi, che anche i reboot (col caso a parte di Star Trek) vengono realizzati a distanza di poco tempo dall’originale, come The Amazing Spider-Man e il seguito The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro: il motivo per cui la Sony abbia deciso di realizzare altri due film, completamente inutili e mal gestiti, a breve distanza dalla trilogia di Sam Raimi resta un mistero … anche perché ora arriverà l’ulteriore reboot targato Disney/Marvel come già anticipato in Captain America: Civil War.

A proposito di Marvel è lecito fare qualche osservazione in merito. Dal 2008, anno di Iron Man, il cinema (d’intrattenimento) è in mano a Kevin Feige e al Marvel Cinematic Universe, secondo il quale ogni film che abbia protagonista un supereroe Marvel è indissolubilmente legato al precedente e al successivo. Fino a qui nulla di male. Ma il rischio usura è sempre dietro l’angolo, come anche quello della ripetitività: se si va a guardare nel dettaglio, ogni film del genere è uguale a se stesso e agli altri, perseguendo uno schema identico che, però, ha i suoi frutti (in termini di botteghino, d’intende).

Ma allora, dov’è la creatività? Dov’è l’inventiva? Dov’è la voglia di cercare nuovi soggetti da proporre al pubblico? Forse tutto questo c’è, ma è nascosto dall’impossibilità, o dalla negazione a priori, di poter rischiare con qualcosa di nuovo: un insuccesso, a Hollywood, non è concesso (vedi Fantastic 4 – I Fantastici Quattro: reboot pessimo a cui farà seguito un altro reboot…e avanti così). Si può coniugare l’intrattenimento con l’artisticità e l’autorialità, e la trilogia di Batman realizzata da Christopher Nolan è qui a dimostrarlo.

La possibilità per il cinema hollywoodiano di uscire da questo vortice di remake, sequel e reboot, c’è. Non si vuole demonizzare in toto l’industria hollywoodiana, ma solo fare una panoramica su ciò che sta accadendo. Si sa che la crisi ha colpito duro, e il cinema è uno di quei settori che ne ha maggiormente risentito, e quindi si punta sempre su prodotti sicuri, ma così facendo si rischia di uccidere il cinema: la “legge del botteghino” non può essere l’unica a cui appellarsi per mandare avanti la Settima Arte.

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2 thoughts on “Un remake (non) è per tutti – Alcune considerazioni sulla mancanza di originalità a Hollywood

  1. ” Ma è strettamente necessario tutto ciò? Non si potrebbe, invece, realizzare un prodotto nuovo e fresco che coniughi abilmente intrattenimento e intelligenza nella messa in scena?”

    “funziona perché costituisce un ponte tra passato, presente e futuro, rispetta ciò che è stato fatto per lanciare ciò che ci sarà, riesce a costruire personaggi e narrazioni con efficacia e intelligenza.”

    Quoto! Lo stesso cinema americano fine anni 60, inizio anni 80 si rifaceva al passato usando però un linguaggio moderno. I registi ecc… capirono che la società stava cambiando e servivano un nuovo ritmo e nuove prospettive. Già era successo, magari in maniera meno marcata, ma efficace, nel dopoguerra. La forza del cinema è stata sempre quella di sapersi rinnovare e farsi forza con la legge del “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
    Pare lo sappiano ormai in pochi. Vedi quella vecchia volpe di Cameron che con “Titanic” e “Avatar” ho proposto vecchie storie, semplici e stilizzate, ma con nuovi mezzi ed un’ abile regia, ha fatto andare e riandare al cinema un botto in gente! Facesse sceneggiature migliori… XD O Nolan che, vista la penuria, molti vedono come il grande autore degli anni 2000! Nella solita solfa ci credo che “Inception” risulti nuovo ad accattivante. Buon film eh! Però magari negli anni 80 e 90 non avrebbe così spiccato visto il periodo diverso e più ricco.

    1. Sono essenzialmente d’accordo con te. Dopotutto, negli anni Sessanta ci sono state la Nouvelle Vague in Europa mentre in America andava a profilarsi la New Hollywood. Negli anni Ottanta, il cinema postmoderno andava a impadronirsi di film “datati” per rielaborarli con nuove tecniche e nuovi stili. Ora, però, stiamo assistendo a un certo degrado di idee che, anche a causa della crisi economica, rende impossibile orientarsi su qualcosa di nuovo perché il rischio sarebbe troppo grande. C’è da sperare che questo periodo finisca in fretta per poter così riassaporare il gusto avventuroso del cinema.