Star Trek: Beyond si è dimostrato un’eccellente fusione tra elementi che faranno piacere ai fan di vecchia data; musiche eccezionali ed “autentiche”, grande fedeltà dei nuovi personaggi a quelli storici, molte frasi “retrò”, e innovazioni che cercano di coinvolgere il grande pubblico; trama piuttosto “blockbuster”, effetti  da oscar, gergo tecnico ridotto

Sono passate più di tre settimane dall’uscita nei cinema di Star Trek: Beyond e io, da appassionato della primissima ora, ho deciso di andare a vederlo due volte. Non l’ho fatto soltanto per placare una crisi d’astinenza che durava da più di tre anni, ma anche per scegliere due accompagnatrici completamente diverse con cui entrare in sala.

La prima volta sono andato con mia madre. A lei il film è piaciuto moltissimo e questo, in parte, mi ha stupito. Mia mamma è una “Trekkie” purissima, forse anche più di me, ha visto tutti i film e tutti gli episodi di ogni equipaggio almeno quattro volte e così temevo fortemente che certi compromessi utilizzati da regista e sceneggiatori potessero farle storcere il naso. Invece non è stato così, la mamma è rimasta entusiasta, in primis, della fedeltà caratteriale e del linguaggio del corpo con i quali gli attuali attori hanno dato vita allo storico equipaggio capitanato da James T. Kirk.

Effettivamente non posso darle torto, tutti i ruoli principali sono stati riprodotti meravigliosamente, mantenendo i tipici atteggiamenti di ognuno, adattandoli, però ad un mondo diverso come quello del 2016. Il risultato sono delle scene molto godibili, da lacrimuccia, come le gag tra Spock e il Dottor McCoy, o le punzecchiature tra Kirk e Scottie, con frasi retrò che riescono davvero ad emozionare chi ha passato l’infanzia con la saga di Roddenberry.

E se parliamo di emozioni, sia io che mia mamma siamo rimasti letteralmente sbalorditi dalla bellezza delle musiche create dal premio oscar Michael Giacchino. Da autentici fan di Star Trek non abbiamo potuto che ammirare e applaudire la fedeltà delle melodie alle storiche musiche di cinquanta anni fa, perfettamente riadattate con le tecnologie odierne. Un comparto sonoro di questo livello merita quantomeno una candidatura ai prossimi Academy Awards. 

Una settimana dopo sono tornato al cinema con Sara, la mia ragazza. Lei non sa neanche cosa sei l’Enterprise e crede che il motore a curvatura sia un nuovo modello di frullatore. Mi ha così offerto la prospettiva completamente diversa di chi non ha nessun legame sentimentale con Star Trek, del nuovo telespettatore della cui attenzione i produttori avevano disperatamente bisogno per far quadrare i conti al botteghino.

Il film è piaciuto anche a Sara ma, come si ci si poteva aspettare, per motivi completamente diversi. La mia ragazza ha definito la trama assolutamente godibile. Difficile darle torto. La storia è abbastanza avvincente e ricca di colpi di scena, ma i puristi come me hanno notato immediatamente la mancanza di quella profondità narrativa, di quei temi profondi che per decenni hanno costituito il cardine della saga. Un sacrificio necessario, purtroppo, affinché i soldi di un pubblico molto più vasto permettano a questo meraviglioso mondo di sopravvivere.

Altra cosa che davvero ha lasciato la mia ragazza sbalordita è stata la qualità degli effetti speciali, letteralmente da urlo. Anche chi non ha mai visto in vita sua un singolo film o episodio di Star Trek non potrà non apprezzare scene apocalittiche come la caduta dell’Enterprise da un precipizio, o la riproduzione della stazione spaziale Yorktown. Anche in questo caso siamo tranquillamente in zona Oscar, per quanto mi riguarda.

Beh, dopo quasi cinque ore al cinema con due persone che rappresentano gli antipodi della conoscenza della saga, mi sento di dire:

“MISSIONE COMPIUTA: STAR TREK: BEYOND HA ACCONTENTATO TUTTI. I FAN DI VECCHIA DATA LO ADORERANNO, TUTTI GLI ALTRI NE RIMARRANNO PIACEVOLMENTE SORPRESI. “