Il catalogo multimediale di Netflix ha finalmente accolto in questi giorni La Scoperta (The Discovery), il nuovo film diretto dal quasi esordiente Charlie McDowell ed interpretato da Robert Redford, Rooney Mara, Jesse Plemons e Jason Segel, ovviamente noi lo abbiamo visto e questa è la nostra recensione.

La scoperta che dà il nome al titolo del film di McDowell è quella forse più sensazionale a cui l'uomo potrebbe mai puntare, la vita oltre la morte. Da sempre l'Aldilà rappresenta un tema spinoso che divide credenti e scienziati, per il semplice motivo che una vera risposta non è data saperla, almeno fino alla morte. Nel film uno scienziato (Robert Redford) scopre ciò che si cela dopo la morte, la sua scoperta però porta molte persone a terminare le proprie sofferenze in vita con il suicidio, ovviamente con la speranza di "vivere" un'Aldilà fatto di sola felicità.

Hollywood ha spesso abbracciato il tema della vita dopo la morte, talvolta in chiave horror (Martyrs), con approcci scientifici (La Linea Mortale) e fantasiosi (Al di là dei Sogni), ma se in ognuno di questi casi il risultato ha sempre centrato il proprio obiettivo, ovvero dare vita ad un racconto diretto e spavaldo, con La Scoperta ci si ritrova dinanzi ad un'occasione sprecata, dove un regista con discrete potenzialità mostra tutti i propri limiti, finendo per impacchettare un prodotto "soltanto" discreto.

Come spesso accade per film bocciati dalla critica, anche per La Scoperta ciò che delude è il modo in cui il regista McDowell tradisce ottime premesse, il suo film difatti fonda su un tema affascinante, regala un incipit interessante ed ottimamente introdotto dai propri interpreti, ma fallisce quando è richiesto uno sforzo narrativo maggiore. In fin dei conti il coraggio di osare è ciò che manca a McDowell per poter definire il suo La Scoperta un film pienamente riuscito.

Robert Redford è di certo un attore di spessore, egli lo dimostra oltremodo nel dare qualità ad un personaggio narrativamente piatto. Rooney Mara compie il proprio compitino in maniera diligente, anche se spesso è vittima di una sceneggiatura fatta di discorsi per nulla avvolgenti. Jason Segel nuota in acque sconosciute, siamo abituati ad apprezzarlo in vesti molto meno impegnate (per usare un eufemismo), e la sua interpretazione, non proprio credibile, ci lascia intuire il perchè.

Il Verdetto (6-)