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[Recensione] Il Crimine non va in Pensione, il film di Fabio Fulco

Questa sera vi proponiamo la nostra recensione di Il Crimine non va in Pensione, il film diretto da Fabio Fulco ed interpretato dallo stesso Fulco in compagnia di Maurizio Mattioli, Silvana Bosi, Franco Nero, Gianfranco D’Angelo e Stefania Sandrelli.

Vi ricordiamo che abbiamo inoltre intervistato regista e buona parte del cast durante la presentazione stampa di Roma (Cliccate qui).

Le giornate trascorrono tranquille all’interno del centro anziani La Serenissima; Un giorno però, Edda, una signora di 73 anni subìsce un malore dopo che ha perso molto denaro mentre stava giocando al Bingo Avana per aiutare la figlia con problemi economici. Gli anziani compagni del centro organizzano così una rivincita, tentando di organizzare un colpo nello stesso Bingo dove Edda ha perso tutto. Il gruppo di anziani verrà aiutato a preparare il colpo dal portantino napoletano Sasà e dall’ex generale di brigata Alfio e la banda sarà formata da Donato, ex autista di star cinematografiche, Romeo latin lover incallito, Ersilia, la più anziana e con problemi di narcolessia, Michele e Maria, una coppia di amanti del liscio e Teresa, zia di Sasà.

La banda di ladri improvvisati andrà anche a lezione di scasso, per arrivare preparati al fatidico giorno della rapina ad organizzare il colpo e sarà Barabba, un ex scassinatore che si ritrova ora a fare lo sfasciacarrozze, ad istruirli, mentre saranno aiutati da Ernesto, custode del bingo, ad avvicinarsi alla cassaforte indisturbati.Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando Romeo che è il più entusiasta del gruppo ha un malore ed è ricoverato all’ospedale, e così dopo essersi ripreso riaccende l’euforia che sembrava essersi spenta. Tutto sembra andare per il meglio ma alcuni imprevisti sconvolgerà i piani del gruppo.

L’esordio alla regia di Fabio Fulco segue l’onda di un tipo di film che sta avendo molto successo in tutto il mondo ed è un timido tentativo di imitare la commedia classica all’italiana e un omaggio troppo esplicito ai film di Totò e di Monicelli. Fulco sembra molto affezionato al cast di attori e sfrutta al meglio la loro grande notorietà ma sebbene il film nei primi quindici minuti sembri promettere grandi cose, alla fine lascia solo un senso di delusione.

Vengono mescolate inquadrature che sembrano provenire da un programma televisivo ad inquadrature cinematografiche e ciò che manca veramente a questo film è l’unità. Per ciò che riguarda il genere di appartenenza non è definito e così non si capisce se quello che stiamo vedendo è una commedia oppure una denuncia sociale sugli anziani abbandonati. I dialoghi si dilungano troppo senza dire niente di nuovo su ciò che sta accadendo. Il film parte dalle migliori intenzioni del regista, ma nel sottofondo si intravede il solito buonismo all’italiana che sembra fare eco ad un mondo popolare fatto di solidarietà e semplicità che sta scomparendo.

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