Yellowstone terza stagione recensione
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Yellowstone, la recensione della terza stagione su Sky

L’ultimo episodio della terza stagione di Yellowstone, la serie tv con Kevin Costner, è appena andato in onda su Sky. Tutte le puntate sono disponibili su on demand e questa è la recensione sulle ultime avventure dei cowboys del Ranch Dutton.

Dopo aver sventato le trame dei temibili fratelli Beck, in questa nuova stagione John (Kevin Costner) e il resto della famiglia Dutton sono alle prese con un pesce ancor più grosso: un grosso fondo d’investimento newyorkese che vuole costruire un aeroporto proprio nel mezzo del ranch. A capo del colosso c’è una conoscenza degli amanti delle serie dei primi anni 2000, quel Josh Holloway che fu Sawyer in Lost. Inizia così l’ennesima battaglia per preservare le immacolate e meravigliose ambientazioni del Montana.

La storia, con il passare delle stagioni, è più o meno sempre quella: i Dutton e il loro infinito ranch, versus resto del mondo, con occasionali alleati, che da qualche episodio sono i nativi americani capeggiati dal presidente della riserva Thomas Rainwater (Gil Birmingham). Nulla di inaspettato, considerando che la profondità della trama non è mai stata un punto di forza di Yellowstone e, in tal senso, la terza stagione non fa eccezione.

Nonostante una storia principale non straordinaria, questa serie è capace di far innamorare lo spettatore con grande facilità. Davanti alle musiche suggestive e alle ambientazioni semplicemente mozzafiato di Yellowstone, forse mai così belle come durante la terza stagione e ai dialoghi alla John Wayne del 2021 nei quali Kevin Costner si dimostra una maestro assoluto, moltissimi appassionati e non del genere “Western-Country” non possono non rimanere incollati alla tv.

Yellowstone, in questa terza stagione come non mai, dimostra di essere un prodotto con dei limiti ben precisi (non parliamo di una serie da emmy award), ma all’interno di questi limiti riesce ad eccellere e a creare un qualcosa di speciale, di diverso da qualsiasi altra cosa che si possa vedere nel 2021.

Un grande merito per questo indubbio successo (in arrivo la quarta stagione), va agli attori, guidati dal maestro Kevin Costner e capaci di ricreare veramente i modi di fare e di dire di un’America meno nota, lontana anni luce dalle grandi metropoli delle coste. L’America delle montagne maestose, delle pianure desolate, della gente che va ancora in giro con gli stivali a punta e il cappello, una realtà insolita, ma non per questo meno interessante.

E all’interno di uno scenario così provinciale e periferico, spesso non aiutato da una trama poco profonda, Yellowstone è comunque capace di portare l’attenzione su tematiche serie, come la misera condizioni dei Nativi americani, a nostro giudizio molto ben riprodotta durante la serie e l’aggressione della gentrification, della città borghese, moderna e tecnologica, ai danni della natura incontaminata.

Peccato solo per l’esasperazione di alcuni principi e concetti che, talvolta, rendono questa serie un pò macchiettistica. In particolare risulta assurdo questo concetto del marchio sul petto, della fedeltà al ranch fino alla morte, che in questa terza stagione viene portato a livelli che superano ampiamente il ridicolo. A questa esasperazione di alcuni aspetti contribuiscono in maniera significativa due dei personaggi a nostro avviso meno riusciti della serie, il cowboy Rip (Col Hauser) e la sua compagna Bet (Kelly Reilly). Personaggi eccessivamente carichi in ogni loro battuta e in ogni manifestazione.

Tra una marchiatura a fuoco, un’impiccagione e varie sparatorie, la terza stagione di Yellowstone finisce con il botto, un cliff-hanger finale che ci sta e che ci lascia carichissimi per le prossime avventure di una serie che, con i suoi limiti e difetti, ha sicuramente lasciato il suo segno, il suo marchio a fuoco.

Classificazione: 3 su 5.

Yellowstone (Terza Stagione)
Yellowstone, la recensione della terza stagione su Sky

Date Created: 2021-03-02 10:27

Editor's Rating:
3

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