Ha una carriera sfavillante iniziata negli anni ’60, ha realizzato alcuni del film più celebri del XX secolo e la sua ultima fatica, Café Society, ha riscosso successo al Festival di Cannes. Eppure, la vita privata di Woody Allen è cosparsa di eventi poco chiari come le accuse di abusi sessuali che, a detta sua, lo hanno reso fragile.

Dopo che la figlia Dylan Farrow lo ha accusato di averla molestata quand’era piccola, e quando anche il fratello Ronan ha supportato l’accusa della sorella, il regista newyorkese ha dovuto correre ai ripari e negare ogni accusa. Ora, Allen è tornato sull’argomento in un’intervista al Guardian, affermando che a causa di tutto questo si sente più debole:

“Non ho interesse in tutto ciò. Credo che sia tutta colpa della stupidità dei tabloid. Queste accuse sono state verificate ripetutamente dai servizi sociali di New York in un’indagine di 14 mesi. Questa situazione mi ha infastidito molto, ma cerco di restare fuori dalle polemiche. Ci sono traumi nella vita che ti indeboliscono per il futuro. E questo è ciò che è successo a me. I dolori della vita non mi hanno rafforzato. Penso di essere più debole”.

Che queste accuse siano vere o facciano parte di una mera fantasia non spetta a noi dirlo; resta il fatto che il regista, che ha appena compiuto 80 anni, ha da sempre sostenuto la sua innocenza e i suoi film, chi più chi meno, sono una testimonianza indiretta (e forse inconscia) di ciò. Ai posteri l’ardua sentenza.