Anche l’edizione numero 73 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata messa agli archivi. A vincere il Leone d’Oro è stato il filippino Lav Diaz col suo The Woman who Left che sicuramente sarà ricordato come uno dei film più lunghi (se non il più lungo) che abbia vinto il premio principale al Lido. E gli altri? Proviamo a tirare le somme di quest’edizione guardando i vincitori e gli esclusi.

Mettendo da parte il film di Diaz che, dall’alto dei suoi 226 minuti, fa parte di un cinema impegnato ma in grado di ipnotizzare una volta che si è capito il meccanismo stilistico e narrativo, risulta evidente che altri film sono stati esclusi per il Leone d’Oro, primo su tutti La La Land di Damien Chazelle; considerato forse troppo semplice dalla giuria, presieduta dal conterraneo Sam Mendes, il musical è piaciuto a tutti ma non è andato oltre la Coppa Volpi a Emma Stone.

E qui si apre un altro discorso: è giusto aver assegnato questo premio a Emma Stone? Certo, l’attrice si mette in gioco cantando e ballando, ma per quanto sforzo (fisico) abbia richiesto la sua interpretazione, non si avvicina minimamente allo sforzo (psicologico) a cui si è sottoposta Natalie Portman per interpretare la First Lady Jacqueline Kennedy in Jackie. A sua volta, il biopic di Pablo Larraìn si è aggiudicato solo il premio per la sceneggiatura andato a Noah Oppenheimun po’ poco per tutti.

Fa piacere, invece, vedere assegnato il Gran Premio della Giuria al thriller elegante Nocturnal Animals di Tom Ford che evidentemente ha trovato a Venezia terreno fertile dato che anche il suo precedente A single man, nel 2009, aveva ottenuto il plauso della critica. Ha stupito l’ex aequo per la regia: sia Amat Escalante per il criptico La regiòn selvaje sia Andrei Konchalovsky per Paradise hanno ricevuto il premio per la miglior regia, ma se per il secondo si può dire che sia meritato lo stesso non si può dire del primo.

A ben vedere, sembra che la giuria abbia voluto premiare quei film lontani dal main stream, film che come ha detto Mendes “sono più uguali di altri”: ma allora non si spiega il Premio Speciale dato a The Bad Batch di Ana Lily Amirpour, considerato il film più brutto visto al festival quest’anno.

Per il resto, possiamo dire che è stato il festival delle donne (mai stata una presenza così femminile a Venezia), il festival del passato che ritorna: passato inteso come tempo storico, con molti film ambientati in epoche passate come Frantz, Paradise, La luce sugli Oceani, sia come passato cinematografico con film che guardano al passato dei generi cinematografici reinterpretandoli come La La Land, Brimstone e The Bad Batch; a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente. Poi c’è il tempo delle discussioni, su cosa è giusto e meritato e cosa invece no. Ma anche l’edizione numero 73, ora, appartiene al passato; il futuro è ancora da scrivere.