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L’uomo del labirinto: Recensione del film di Donato Carrisi

Abbiamo visto L’uomo del labirinto, il film diretto da Donato Carrisi, e attualmente in sala. Questa la recensione.

Nel cast diretto da Donato Carrisi spiccano nomi d’eccezione quali Dustin Hoffman, Toni Servillo, Vinicio Marchioni, e Valentina Bellé.

Una giovanissima ragazza, di nome Samantha Andretti, viene rapita una mattina, tirata all’interno di un furgone bianco, mentre si dirige a scuola. Anni dopo viene ritrovata, nei pressi di una palude, grazie ad una telefonata anonima. Sulla vicenda, oltre alla polizia, indaga un investigatore privato di nome Bruno Genko.

Il Commento

Donato Carrisi, autore stesso del romanzo omonimo che è alla base del film, aveva avuto il suo folgorante esordio dietro la macchina da presa con “La ragazza nella nebbia”, datato 2017 e tratto anch’esso da un suo stesso libro. Se lì però ogni tassello del mosaico, composto da regia, sceneggiatura, montaggio etc., riusciva ad incastrarsi sinergicamente, il risultato, in questo caso, non è, secondo il parere di chi scrive, altrettanto convincente.

Con la sua opera seconda, il regista/autore sembra voler alzare il tiro ricercando una messa in scena dal notevole impatto visivo ed una fotografia talvolta alla ricerca di una forte saturazione e altre volte, meno spesso a onor del vero, tendente invece più verso una tonalità più tenue. L’ambientazione, un immaginario pastiche di elementi, soprattutto visivi, tipici di un certo tipo di cinema fantascientifico e ucronico, presenta dei fattori talvolta stranianti, ma non è quello il punto debole dell’opera di Carrisi. Se, infatti, parte di questi fattori possono essere ricondotti ad un interessante tentativo di cercare una strada personale ed originale nel mondo del cinema di genere, dall’altra parte il complesso e ingegnoso ingranaggio narrativo si incastra spesso. L’ambizioso tentativo di giocare con lo spettatore e di far perdere proprio questi nel labirinto della costruzione della storia, sembra ottenere in maniera altalenante il risultato sperato, senza riuscire fino in fondo nell’intento di sciogliere, verso il finale, tutti i nodi in maniera chiara e soprattutto verosimile.

Le interpretazioni, quella di Servillo su tutte, risultano convincenti e riescono a dare spessore ai personaggi comunque ben tratteggiati dalla sceneggiatura. Non mancano, inoltre, le sequenze riuscite e la volontà di spaziare attraverso i generi, dall’horror al thriller, riesce a regalare talvolta degli ottimi momenti di cinema; non bastano però questi a compensare appieno i difetti di un film altalenante che finisce, in un certo senso, per rimanere incastrato nel labirinto delle sue stesse ambizioni.

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