Star Trek: Strange New Worlds 4 – Il commento al secondo episodio “The Griffin Incident”

Star Trek: Strange New Worlds 4 – Il commento al secondo episodio “The Griffin Incident”

Abbiamo visto “The Griffin Incident”, il secondo episodio di Star Trek: Strange New Worlds 4, da pochissimo disponibile su Paramount+. Questo il nostro commento.

Questo secondo episodio conferma la volontà della serie di esplorare registri narrativi sempre diversi. Dopo l’apertura di stagione di Valles Marineris, dominata da anomalie temporali e atmosfere da avventura classica, “The Griffin Incident” si sposta con decisione verso il survival horror, costruendo un’esperienza cupa e claustrofobica che sfrutta al massimo la tensione psicologica. La missione di Spock, La’an Noonien‑Singh e James T. Kirk su una nave della Flotta Stellare scomparsa da decenni diventa rapidamente un viaggio nelle ombre, dove il relitto non è solo un luogo abbandonato, ma un qualcosa che sembra reagire alla presenza degli intrusi. La regia di Axelle Carolyn amplifica questa sensazione con una fotografia scura, luci d’emergenza intermittenti e un tappeto sonoro che trasforma ogni rumore in un potenziale segnale di pericolo, richiamando atmosfere che rimandano tanto ai classici del cinema sci‑fi quanto agli episodi più inquieti della tradizione trekkiana.

All’interno di questo contesto, il trio protagonista offre una dinamica particolarmente efficace. L’approccio logico di Spock, la disciplina tattica di La’an e l’istinto d’azione di Kirk si intrecciano efficacemente e in modo naturale, sostenendo la tensione narrativa senza mai risultare forzati. La’an, interpretata da Christina Chong, emerge come parte centrale dell’episodio. Il relitto spaziale diventa un mezzo con il quale riaffiorano traumi, ricordi e fantasmi del passato, permettendo al personaggio di mostrare una vulnerabilità che arricchisce ulteriormente la sua evoluzione in questa nuova stagione. Questa attenzione alla psicologia dei protagonisti contribuisce a rendere The Griffin Incident uno degli episodi più intensi e introspettivi della serie, capace di unire atmosfera, tensione e caratterizzazione con grande efficacia.

Leggi anche la nostra recensione di Human Best Friend, il terzo episodio di Star Trek: Strange New Worlds. Disponibili anche i commenti al quarto episodio (Un caso di chiaroscuro), quinto (Ordini di Grandezza), sesto (Fuori Orario), al settimo (Come cronotani attraverso la clessidra).

Grande atmosfera impeccabile, ma con un finale troppo rapido

La forza dell’episodio risiede soprattutto nella sua capacità di costruire tensione in modo progressivo e credibile. La fotografia cupa, il buon tappeto sonoro e la gestione dei tempi narrativi trasformano il relitto in un ambiente vivo, quasi senziente, capace di generare inquietudine senza ricorrere a facili scorciatoie. È un approccio che dimostra la versatilità della serie e la sua volontà di esplorare registri diversi, mantenendo sempre un forte legame con l’universo Star Trek.

La risoluzione del mistero, tuttavia, arriva con una certa rapidità. Dopo una prima metà magistrale, gli ultimi minuti sembrano accelerare più del necessario, riducendo l’impatto emotivo della rivelazione finale. Anche l’Enterprise e il suo equipaggio — Pike, Una, Uhura — restano volutamente in secondo piano, limitati a un ruolo di supporto che, pur funzionale alla storia, sottrae spazio alla coralità tipica della serie.

In conclusione

Nonostante questa accelerazione conclusiva – qualche minuto in più avrebbe probabilmente giovato all’intera narrazione – “The Griffin Incident” si conferma come un buon episodio. L’unione tra atmosfera horror, introspezione psicologica e cura produttiva crea un capitolo che rimane impresso per intensità e qualità visiva. È un episodio che dimostra la maturità della serie e la sua capacità di reinventarsi senza tradire le radici del franchise.

Strange New Worlds 4: commento a The Griffin Incident
The Griffin Incident

Data di creazione: 2026-07-30 12:12

Valutazione dell'editor
4

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