The Expanse – Perché amarla più di Star Trek: Discovery

Chi vi scrive, sia chiaro, è un trekker al di sopra di ogni sospetto. Un fedele servitore della creatura di Gene Roddenberry, con all’attivo la visione di ogni episodio di ogni serie Star Trek, da quella originale del 1966 fino alle avventure di Michael Burnham nella recentissima Discovery. Proprio Discovery, nonostante lo strepitoso successo di pubblico, ha fatto storcere il naso a molti appassionati come il sottoscritto, sentitisi in qualche modo smarriti nel constatare il tradimento di alcuni valori fondamentali di questo franchise.

Per chi è in preda ad una crisi di rigetto da Star Trek: Discovery, è possibile trovare conforto nell’universo di The Expanse, recente serie sci-fi basata sui romanzi di James S.A. Corey. Si tratta di un prodotto partito in sordina, con un budget infinitamente inferiore rispetto a Discovery, ma che grazie alla qualità della scrittura e delle ambientazioni ha saputo conquistare pubblico e critica, con eccellenti punteggi sui principali aggregatori di recensioni.

Giunto alla terza stagione, a breve trasmessa da Netflix, The Expanse è riuscita ad eccellere dove Star Trek: Discovery ha invece profondamente deluso. Anzitutto la trama, che in questa serie presenta dei tratti di originalità e profondità nettamente superiori a quelli offerti dalla storia di Michael Burnham e compagni. L’ultima creatura di Star Trek offre infatti un banale conflitto interstellare tra la Federazione e i Klingon, che si conclude poi in maniera alquanto improvvisata e pasticciata al termine della prima stagione, con una sorta di “vissero tutti felici e contenti” finale. STOP. Null’altro, nessun tipo di innovazione e di coraggio narrativo che aveva invece contraddistinto le grandi serie Star Trek degli Anni Ottanta-Novanta.

The Expanse in questo senso offre invece un complesso e affascinante intreccio narrativo che mescola politica, esplorazione dell’ignoto, scontri sociali e conflitti individuali. La lotta per il potere e l’eterna divisione tra ricchi e poveri vengono spostati nel teatro dell’intero sistema solare, popolato dai terrestri i (i più ricchi), i marziani (i guerrieri) e i cinturiani (i poveretti che si spaccano la schiena per gli altri). In sottofondo, sul solco lasciato da Game of Thrones, un inquietante nemico esterno che minaccia la sopravvivenza stessa di tutte queste fazioni e che magari, un giorno, costringerà tutti gli umani ad allearsi contro il pericolo comune.

Raccontando i divari sociali interplanetari e la violenza della lotta politica, The Expanse riesce molto meglio anche nell’aspetto che per mezzo secolo ha fatto di Star Trek un assoluto capolavoro: riflettere sui temi del presente, trasportandoli nello spazio. Purtroppo Discovery è incredibilmente carente anche e soprattutto sotto questo punto di vista. Al di là dell’introduzione, quasi forzata, di una protagonista afroamericana e di due ufficiali omosessuali, l’ultima creazione Star Trek non presenta alcuno spunto di riflessione particolarmente profondo da offrire allo spettatore, strizzando invece molto di più l’occhio ad aspetti commerciali, come i continui combattimenti tra umani e klingon.

Discovery non riesce a sorpassare le avventure del capitano James Holden neanche negli aspetti più tecnici della produzione, spesso condizionati dal budget, che nella serie Star Trek è infinitamente superiore. Nonostante degli effetti speciali da kolossal cinematografico e i set vastissimi, il mondo multi-stellare di Discovery risulta infatti molto più ristretto, piatto e monocorde del teoricamente piccolo sistema solare mostrato in The Expanse.

Nella serie tratta dai romanzi di James S.A. Corey ogni stazione spaziale, asteroide, pianeta o piccola nave stellare viene mostrata con una cura del dettaglio e una ricercatezza che non possono non far innamorare i veri appassionati di fantascienza. Stesso discorso per le musiche, che in Discovery si limitano ad una pallida ricerca di storici brani e suoni del passato, mentre in The Expanse sono delle melodie d’atmosfera che contribuiscono ad immergere lo spettatore nella storia.

Infine, dulcis in fundo, l’ultima chicca che attualmente rende The Expanse, è proprio il caso di dirlo, di un altro pianeta rispetto a Star Trek Discovery: la sigla iniziale. Quella di The Expanse, ad opera di Clinton Shorter, è una delle più belle sigle di fantascienza mai realizzate, con una soave musica d’atmosfera perfettamente dentro al contesto della serie. I crediti iniziali di Star Trek: Discovery sono una pugnatala nella schiena degli appassionati, con degli assurdi colori pastello totalmente avulsi alla storia del franchise, tute da astronauta, caschi spaziali mai visti in cinquant’anni e, ancora una volta, una musica che cerca solo una timida rievocazione di un passato glorioso.

E proprio questo passato glorioso, temono molti appassionati di Star Trek, potrebbe non tornare più. Fortunatamente, c’è di The Expanse.

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