Si è conclusa con successo l'edizione 2016 del Torino Film Festival, con un cospicuo aumento di spettatori e un ottimo livello sulla qualità media delle opere presentate, in ogni sezione del Festival stesso.

Noi di Universal Movies abbiamo visto ben 38 film, alcuni già recensiti, altri in dirittura d'arrivo. In generale possiamo dire che è stato l'anno delle coppie: coppie in crisi, coppie innamorate, coppie nuove o coppie navigate, sono state il fulcro di numerosi film e il leit-motive di questa edizione del Festival.

Inoltre non possiamo che salutare con rispetto e ammirazione la cinematografia francese che è sempre ricchissima di film, idee e stili differenti ma anche quella rumena, che si è confermata di grande solidità narrativa e di qualità altissima. Per finire, tanti, tantissimi, i film multilingue, con i personaggi che parlavano due, tre o anche quattro lingue diverse per farci capire come, ormai, i confini linguistici siano un concetto veramente superato.

Il film più bello è stato sicuramente Eshtebak, o Clash come si chiamerà qui in occidente, potentissima opera egiziana che si mette in gioco in maniera geniale e affascinante. Eccellente la sceneggiatura che merita più di un premio e la pirotecnica regia. Molto bello The happiest day in the life of Olli Maki, film finlandese probabilmente candidato agli Oscar, girato in uno stupefacente bianco e nero e esemplare nella costruzione dei personaggi. Il protagonista, Jarkko Lahti, è stato sicuramente l'attore più bravo tra i film che abbiamo visto.

La miglior attrice è stata decisamente Rebecca Hall, e qui concordiamo con la giuria del festival, per la sua magnifica interpretazione del difficile Christine, sulla vita e la morte della giornalista Christine Chubbuck. Bellissimo anche il film in concorso Lady Macbeth, animato da una passione emozionante e che sicuramente avrebbe meritato qualche premio.

Ottimi anche Sully del sempre favoloso Clint Eastwood, Caini o Dogs del rumeno Bogdan Mirica, Goksung o The wailing, opera complessa e disturbante che arriva dalla Corea, Ilegitim di Adrian Sitaru e Porto di Gabe Klinger che, oltre a raccontare una storia intesa, riesce a parlarci con i formati cinematografici: geniale.

Non concordiamo assolutamente con i premi della Giuria: The donor è un film girato con gli occhi rivolti ai premi e ai Festival senza tenere conto che chi paga il biglietto è il pubblico e il pubblico non deve essere annoiato. Non ci convince neanche il premio del pubblico a We are the tide, film formalmente perfetto ma che si sfalda in un finale onirico e inconcludente.

Tra i film più brutti, citiamo The love witch, divertissement fine a se stesso e omaggio al camp anni '60, ma privo di sostanza; Free state of Jones di uno svogliato Gary Ross e That trip we took with dad di Anca Miruna Lazarescu, inno al cinema ideologico anni '70 ma privo della potenza politica di quel periodo.

Tra le retrospettive, hanno brillato per bellezza Intolerance di Griffith, opera immensa e monumentale, Jules et Jim di Francois Truffaut che non si può non amare e La jetèe, foto-romanzo coraggioso di Chris Marker che crea una nuova lingua cinematografica.

Arrivederci alla prossima edizione del Torino Film Festival.

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