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Oscar 2021: ecco i nostri pronostici per l’edizione del Covid

Quella di quest’anno non sarà un’edizione comune, lo sappiamo bene. Ma gli Oscar 2021 (qui le nomination) potranno rappresentare l’occasione per ripensare al cinema e, per quanto possa essere un’edizione prostrata ai rigidi protocolli dovuti al Covid, per dimenticarci – anche solo provvisoriamente – della realtà circostante. Perciò, come ogni anno, ecco a voi i nostri pronostici!

Se qualcuno dovesse scommettere su chi sarà il film vincitore crediamo non possa avere dubbi su chi puntare: Nomadland di Chloé Zhao è il front-runner che potrebbe dominare (in ambito Oscar il condizionale è sempre d’obbligo) l’edizione di quest’anno, almeno per quanto riguarda la categoria “miglior film”. E sarebbe anche una riconferma del fiuto della Mostra di Venezia, ça va sans dire…

A fronte delle 10 nomination, Mank di David Fincher (che potrebbe vedersi sfumare la vittoria per la regia proprio dalla sopracitata Chloé Zhao o dal danese Thomas Vinterberg – l’anno scorso il vincitore fu Bong John-ho) potrebbe portare a casa solo la statuetta per la fotografia di Erik Messerschmidt e quella come miglior attrice non protagonista ad Amanda Seyfried.

L’Oscar come miglior attore non protagonista andrà a un attore di colore: la sfida, però, sarà a tre tra Daniel Kaluuya e Lukas Stanfield per Judas and the Black Messiah e Leslie Odom Jr. per Quella notte a Miami… Ma se volete sapere per chi facciamo il tifo dovrete scorrere l’elenco a fine articolo.

Più complessa la questione che riguarda le attrici protagoniste nominate agli Oscar 2021: vincerà la favorita Frances McDormand per Nomadland, oppure Vanessa Kirby, che per la sua interpretazione in Pieces of a woman si è aggiudicata la Coppa Volpi a Venezia? o ancora Viola Davis (Ma Rainey’s Black Bottom) vincerà la sua seconda statuetta dopo quella per Barriere?

Per quanto riguarda il miglior film d’animazione non ci sono dubbi: Soul di Pete Docter vincerà a mani basse.

Chissà se nell’edizione di quest’anno, così all’infuori dai consueti canoni, si terranno in considerazione i vincitori dei vari premi di categoria, soprattutto per gli Oscar tecnici, o se l’Academy opterà per un completo ribaltamento di fronti. Certe vittorie sembrano essere già scritte, ma agli Oscar può succedere di tutto (vi ricordate un certo errore di consegna delle buste?)

Detto ciò, non vogliamo farvi attendere oltre. Qui potete leggere tutte le informazioni su dove e quando poter vedere la cerimonia di premiazione degli Oscar 2021 in diretta.

Ecco, dunque, i nostri pronostici degli Oscar 2021:

  • Miglior film: Nomadland
  • Miglior regista: Thomas Vinterberg (Un altro giro)
  • Miglior attore protagonista: Chadwick Boseman (Ma Rainey’s Black Bottom)
  • Miglior attrice protagonista: Frances McDormand (Nomadland)
  • Miglior attore non protagonista: Lakeith Stanfield (Judas and the Black Messiah)
  • Miglior attrice non protagonista: Amanda Seyfried (Mank)
  • Miglior sceneggiatura originale: Aaron Sorkin (Il processo ai Chicago 7)
  • Miglior sceneggiatura non originale: Kemp Powers (Quella notte a Miami…)
  • Miglior film internazionale: Un altro giro
  • Miglior film d’animazione: Soul
  • Miglior fotografia: Erik Messerschmidt (Mank)

Quella notte a Miami…: recensione del film candicato a 3 premi Oscar

Vi proponiamo la recensione di Quella notte a Miami…, adattamento della pièce teatrale di Kemp Powers, diretto dell’esordiente Regina King. Il film, distribuito su Prime Video, è candidato a ben 3 premi Oscar.

La sera del 25 febbraio 1964, il giovane pugile di colore, Cassius Clay, si laurea, sorprendentemente, campione del mondo dei pesi massimi. Dopo l’incontro, Clay (Eli Goree) insieme ai suoi più stretti amici, ovvero Malcolm X (Kingsley Ben-Adir), la leggenda dell’NFL Jim Brown (Aldis Hodge) e il cantante Sam Cooke (Leslie Odom Jr), si ritroveranno in una stanza di un motel di Miami a festeggiare il campione e ad analizzare le proprie esistenze, gettando le basi per un cambiamento epocale.

Quella notte a Miami… prende vita da un fatto storico, l’incontro avvenuto quella sera tra quei quattro amici e mostri sacri, per poi virare verso una romanzata avventura nell’intimo umano di una comunità dilaniata dalle ingiustizie e dai soprusi. Il film è recitato in punta di fioretto, l’intera vicenda si snoda intorno all’animo dei quattro protagonisti, con dialoghi mai banali ed una Miami che fa da semplice palcoscenico alla dirompente energia che si scatenerà nei quattro protagonisti alla fine di quella lunga notte.

La collaborazione tra Kemp Powers e Regina King ha permesso di avere una sceneggiatura che strizza l’occhio al teatro, ma che allo stesso tempo ben si cala nel mondo del cinema. Tale valore è stato riconosciuto dall’Academy che gli ha attribuito una candidatura al film nella categoria Miglior Sceneggiatura non Originale. Alcuni passaggi narrativi di Quella notte a Miami… scivolano in modo impercettibile ma poi lasciano, nello spettatore, un profondo senso di sgomento verso alcune situazioni o atteggiamenti che i protagonisti, nel loro quotidiano, sono costretti ad affrontare e con le quali debbono scendere a patti con le proprie coscienze.

Altro elemento positivo di Quella notte a Miami… è la colonna sonora, ritmata da Leslie Odom Jr nei panni dello sfortunato padre fondatore della Soul Music, Sam Cooke. L’attore e cantante statunitense è perfetto nel ruolo, la sua recitazione ed il suo talento gli hanno conferito le altre due nomination ricevute dal film, ovvero quella per la Miglior Canzone Originale – “Speak Now” – pezzo godibilissimo e profondo, e quella per il Miglior Attore non Protagonista, entrambe assolutamente meritate. Bene, comunque, tutti e quattro gli interpreti, i quali si dividono con ritmici passaggi la loro presenza sullo schermo, e questo senza mai essere ingombranti ma con una profondità dei personaggi veramente di prim’ordine.

Quella notte a Miami… è senza dubbio un film imperdibile che, con il suo stile, ci porta a riflettere e a rivedere gran parte della situazione sociale vissuta da una grande fetta della popolazione americana in quegli anni e come quel Green Book, che dà il nome al capolavoro di Peter Farrelly. sia stata una condanna per gli afroamericani negli anni ’60.