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Ciak per La Befana vien di notte 2: le origini

Sono iniziate la settimana scorsa le riprese del film La Befana vien di notte 2 – Le origini, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, per la regia di Paola Randi, prequel della commedia di grande successo e campione di incassi al botteghino La Befana vien di notte, prodotta e distribuita da Lucky Red durante le feste natalizie del 2018.

Il cast è composto dalla giovanissima e amatissima influencer Zoe Massenti che veste i panni di Paola, da Monica Bellucci interprete dalla strega buona Dolores, da Alessandro HaberHerbert Ballerina nei panni dell’amica Marmotta, Corrado Guzzanti e, con un ruolo del tutto inedito del Barone De Michelis, Fabio De Luigi.

TRAMA
XVIII secolo. Paola (Zoe Massenti), una ragazzina di strada, truffaldina e sempre a caccia di guai, si trova inavvertitamente a intralciare i piani del terribile Barone De Michelis (Fabio De Luigi), un omuncolo gobbo sempre scortato dal fidato e bistrattato Marmotta (Herbert Ballerina), con una sconfinata sete di potere e uno smisurato odio verso le streghe. L’intervento della dolce e potentissima Dolores (Monica Bellucci), una strega buona che dedica la sua vita ai bambini, salva Paola da un rogo già acceso. Tra un magico apprendistato, inseguimenti, incredibili trasformazioni e molti, molti, guai, Paola scoprirà che il destino ha in serbo per lei qualcosa di davvero speciale. 

La Befana vien di notte 2 – Le origini è scritto da Nicola Guaglianone e Menotti e diretto da Paola Randi, prodotto da Lucky Red con Rai Cinema e in collaborazione con Sky, il film sarà distribuito da 01 Distribution.


Presentazione, foto e recensione di La Befana vien di Notte, il film con Paola Cortellesi

Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla presentazione stampa romana di La Befana vien di Notte, il nuovo film diretto da Michele Soavi, con Paola Cortellesi.

Il film diretto da Michele Soavi racconta la storia di Paola (Paola Cortellesi), una maestra di scuola elementare con un segreto da nascondere: bella e giovane di giorno, di notte si trasforma nell’eterna e leggendaria Befana!

A ridosso dell’Epifania, viene rapita da un misterioso produttore di giocattoli, Mr. Johnny, il quale ha un conto in sospeso con l’eterna maestra, ovvero il 6 Gennaio di vent’anni prima gli ha inavvertitamente rovinato l’infanzia.

Presentazione e Commento

Molte volte è capitato di sentir dire da registi e attori durante conferenze stampa e interviste di aver fatto un “bel film” ma mai nessuno, almeno nel mondo cinematografico italiano, si era spinto fino al punto di augurarsi di aversi fatto un nuovo “CAPOLAVORO”.

Effettivamente non è un’ipotesi da sottovalutare perché La Befana vien di Notte è uno di quei film da vedere e rivedere con amici e familiari, adatto per tutte le età. Un film per bambini, un film con bambini come protagonisti, una storia esemplare e di buoni sentimenti.

Un’eroina sui generis, certo: da mezzanotte alle otto di mattina, infatti, un’affascinante maestra di scuola della Val di Sole si trasforma…nella Befana. Niente calzamaglia e super poteri; solo una scopa volante e tantissimi dolci e regalini da consegnare ai bambini.

La Cortellesi ha aderito con entusiasmo al progetto, innanzitutto perché il fantasy è un genere assai poco frequentato in Italia, e poi perché La Befana vien di notte è una piccola storia di formazione per ragazzi, da gustare – proprio come afferma lo stesso sceneggiatore Nicola Guaglianone – “magari sul divano di casa con il plaid scozzese, la cioccolata calda e i biscotti“.


“Tuttavia la mia versione della Befana somiglia tanto alle donne di oggi no? Ha due lavori, è impegnatissima e fatica a conciliare l’amore. Fa la maestra e cerca di insegnare ai suoi studenti a fare squadra, invece di combattersi a vicenda. Le capita tuttavia di fare un errore, di mancare la consegna di un regalo, e questa sarà la genesi del cattivo del film.”

Paola Cortellesi

Il villain del film di Soavi è interpretato da Stefano Fresi. Con una maglia a righe che ricorda Pinco e Panco di Alice in Wonderland, con la barba lunga raccolta in una treccia, Fresi certamente qualcosa dei cattivi da fumetto, a cominciare dal nome, Mr. Johnny. Un po’ cattivo, un po’ Stregatto. Il suo personaggio, però, ha anche un lato tenero, è un ex bambino con dei sogni a cui la Befana ha rovinato suo malgrado l’infanzia.

Esilarante il (non) rapporto tra Befana e Babbo Natale, di cui non solo non è la compagna, ma ne è la prima convinta detrattrice, tacciandolo di maschilismo: laddove lui viaggia a bordo di una comoda slitta trainata da renne con un elegante costume addosso ed è testimonial della bevanda più famosa al mondo, lei si ritrova tra scopa, stracci, e senza mezza proposta pubblicitaria “neanche di un lassativo“.


Le Foto della Presentazione



Recensione di In viaggio con Adele, il film di Alessandro Capitani

La Festa del Cinema di Roma debutta con In viaggio con Adele, una commedia on the road con una protagonista speciale.

Manca pochissimo alla cerimonia d’inaugurazione della 13esima Festa del Cinema di Roma, e per immergerci nel fantastico mondo della settimana arte ci pensano le sue pre-aperture, oggi vi parliamo di “In viaggio con Adele” dell’esordiente regista Alessandro Capitani.

Adele (Sara Serraiocco) é una ragazzina diversa, speciale, vive il suo mondo indossando un pigiama rosa con le orecchie da coniglio e etichetta ciò che vede con dei post-it dove scrive ciò che le passa per la testa. Quando sua madre muore, rimane sola, la zia prova a consegnarla come un pacco ad alcuni membri della sua famiglia, fallendo miserabilmente, ma ha un postino speciale, Aldo Leone (Alessandro Haber), un attore che tanti anni prima ha amato follemente sua madre. Aldo e Adele sembrano apparentemente diversi, provenienti da mondi diversi, ma con linea di contatto unica, un legame di sangue che l’attore deve confessare alla ragazza.

La Recensione

Ci sono voluti quattro anni per convincere lo sceneggiatore Nicola Guaglianone a tirare fuori dal cassetto la storia di Adele e Aldo, ma siamo sicuri che ne é valsa la pena. 

Aldo Leone é sempre stato un attore di teatro, allergico a qualsiasi legame tanto da esser additato dalla sua instancabile agente (Isabella Ferrari) di aver mai voluto bene a nessuno. Il personaggio di Aldo non poteva che essere interpretato da nessun altro se non Alessandro Haber che, mette in scena tutta la sua – apparente -anaffettività, e la sua ipocondria per ottenere una perfetta connessione con la giovanissima Sara Serraiocco.

In tempo in cui ci siamo disabituati ad accogliere le diversità, l’esordiente regista Alessandro Capitani ci trasporta in uno sconfinato Tavoliere delle Puglie dove non é ammissibile distrarsi.

Lo spettatore attraversa un viaggio quasi al limite della disperazione e dell’anaffettività di Aldo che vorrebbe liberarsi al più presto della figlia appena conosciuta che, man mano che passa il tempo, si concretizza come un ostacolo invalicabile lungo la strada dell’atteso provino per il suo rilancio attoriale. L’ipocondria di Aldo viene derisa continuamente dall’esuberante Adele che, a modo suo, prova ad abbattere il muro emotivo imposto dal scostante padre.

Alessandro Capitani si ritrova a guidare una macchina attoriale ben rodata, dimostrando assoluta lucidità, senza mai farsi troppo condizionare dalle maschere attoriali che ha a disposizione. Anzi, il suo debutto al lungometraggio é convincente, riesce a regalarci un film sentimentale ed intelligente, senza mai scadere nel melodrammatico che viene surclassato da toni comici e mai volgari.

In viaggio con Adele di Alessandro Capitani, con Alessandro Haber e Sara Serraiocco é prodotto da Paco cinematografica e Denis Friedman Productions. Sarà distribuito nelle sale cinematografiche dal 18 ottobre 2018 da Vision Distribuition.


[Recensione] Sono tornato, il film di Luca Miniero sul ritorno di Mussolini

Tante volte si é ironizzato sul ritorno del Duce, Luca Miniero mette in scena la domanda che si sono posti in tanti e ci mostra cosa succederebbe se Mussolini tornasse nel 2018 con “Sono tornato”. Vi presentiamo la nostra recensione in anteprima.

Inquietante e allo stesso tempo ironico il remake firmato dal regista Luca Miniero e dallo sceneggiatore Nicola Guaglianone che si rifà -quasi fedelmente- al tedesco “Lui é tornato”. Durante il nostro incontro con i due autori abbiamo a lungo discusso sulla figura dell’ex dittatore italiano e di come la sua figura sia ancora abbastanza presente nella nostra memoria.

Cosa succederebbe se Mussolini tornasse nel 2018? Un quesito curioso e contemporaneamente spaventoso.

Un giovane aspirante regista, Andrea Canaletti interpretato da Frank Matano porta in giro per l’Italia un misterioso uomo che si crede Mussolini. Durante il loro viaggio da Nord a Sud riceveranno svariate accoglienze, dalle più nostalgiche alle più irruente, queste curiose reazioni convinceranno il giovane filmmaker a presentare un progetto esclusivo al canale tv MY TV. Il Mussolini Show conquista il pubblico tv, diventando ospite fisso in ogni programma del palinsesto.
L’ex dittatore sta pian piano ritornando a conquistare il paese e il consenso popolare.

 

É la Provvidenza che mi ha mandato.
Ci riprenderemo l’Italia, Canaletti.
Mussolini

 

Inquietante quanto destabilizzante vedere sul grande schermo la magistrale interpretazione di Massimo Popolizio nei panni dell’ex dittatore. Le reazioni degli italiani che lo incontrano sono varie, caratterizzate da una totale confusione dettata dalla crisi con cui conviviamo da anni. Assistiamo a chi si lamenta dei politici attuali e a chi vorrebbe il suo ritorno in campo.

Luca Miniero non fa trasparire mai un giudizio sulla figura di Mussolini, ce lo mostra come una maschera, un personaggio che si adegua perfettamente nel salotto televisivo, così come avviene con i partecipanti di un reality. “Sono tornato” sembra voler esser più una riflessione della parabola dei media, di come vengono utilizzati oggi e come, il pubblico, perdoni persino un omicida di cani attraverso un meccanismo di tv-verità.

La chiave di forza di “Sono tornato” é proprio nel voler prendere una posizione precisa nei confronti del personaggio che riporta in vita, probabilmente un atteggiamento paraculo per non rischiare di attirare l’attenzione su altro. Ricordiamo che il film esce in un periodo in cui é aperta la campagna elettorale, e il fantasma del duce é presente in alcune dichiarazioni politiche d’oggi.

Il pregio del film é la modalità con cui ci mostra la nostra realtà senza alcuna alterazione cinematografica, messa a fuoco meglio dall’interpretazione di un Frank Matano indubbiamente in parte. Incredulo, incuriosito da questo misterioso personaggio che – come farebbero un po’ tutti- inizialmente non prende sul serio, scambiandolo per un attore perfettamente mimetico.

Non é un caso che a farci ritornare la memoria sia il personaggio della nonna malata di Alzheimer (Ariella Reggio), in quella scena c’è tutto quello che gli intervistati hanno rimosso e che ritorna a galla come un gigantesco schiaffo che ci lascia impietriti. La realtà senza filtri televisivi, fa molto male.

 

“Sono tornato” di Luca Miniero con Massimo Popolizio, Frank Matano uscirà nelle sale italiane a partire dal 1 febbraio, prodotto da Indiana Production e distribuito da Vision Distribuition.

Sono Tornato, il nuovo film di Luca Miniero sul ritorno di Mussolini

Abbiamo partecipato alla presentazione di Sono Tornato, ultimo film del regista partenopeo Luca Miniero, scritto insieme a Nicola Guaglianone, sul ritorno in vita di Benito Mussolini, remake della commedia tedesca “Lui é tornato”.

Ci ritroviamo tra gli spazi della sua storica dimora romana, Villa Torlonia, dove il Duce ha vissuto dal 1925 al 1943, da qui il regista Luca Miniero e gli attori Massimo Popolizio e Frank Matano ci parlano di Sono Tornato, in uscita al cinema il prossimo 1 febbraio.

Di seguito la nostra intervista.


“Sono tornato” parla di qualcosa di più ampio, ha a che fare con pulsioni che travalicano anche le appartenenze politiche. É un film sugli italiani in generale, e anche sul modo in cui i media lavorano sul passato e sul presente.

[LUCA MINIERO]:  Il nostro Mussolini é una figura che fa paura, non perché possa far ritornare il fascismo in Italia, anzi, abbiamo molte manifestazioni para-fasciste in Italia. Il nostro uomo torna in un Paese che é già populista.
E, probabilmente uno dei poteri che rende questo Paese populista – almeno nel film- é il sistema dei media.

Nel corso della prima parte del film, il personaggio Mussolini solleva delle questioni che sembrano di buon senso, dando risposte a «cos’è la patria/dove sono i buoni/dove sono i cattivi» anche quando si rivolge a quel gesto fisico che ci fa sembrare scimmieschi sui nostri video sociali, media sociali.
Forse immediatamente sta parlando a tutti noi.

[NICOLA GUAGLIANONE]: Infatti é un film che parla di noi! Quando abbiamo iniziato a scrivere con Luca c’era una frase di David Mamet che avevamo stampata in stanza «non esiste la seconda chance, esiste la possibilità di fare lo stesso errore due volte». Il film ha un incipit molto potente “se tornasse Mussolini che cosa succederebbe (probabilmente al potere)”. Generalmente non mi reco quasi mai sul set come sceneggiatore- si creano delle famiglie ed io mi sento sempre estraneo, non so dove mettermi, inciampo sui fili- e ho assistito alle riprese con Cattelan. Il pubblico in sala non sapeva assolutamente che stavamo girando un film, é stato girato quasi in candid e il produttore Marco Cohen é sempre stato abbastanza preoccupato che trattassimo troppo bene la figura di Mussolini. All’ingresso di Mussolini in studio, nessuno se lo aspettava, sono rimasti tutti basiti, raggelati, poi dopo 10-15 minuti che Masismo (Popolizio) ha interpretato tutta la scena, ed é finita con i selfie, i “viva il Duce”. E allora io ho guardato Marco e ho detto “ecco vedi Marco questo é il vero pericolo, la paura che ci fa un personaggio così, ci mette di fronte alle nostre mostruosità” perché non é Mussolini che fa paura, siamo noi che facciamo paura. Questa é una cosa che abbiamo voluto rappresentare in tutto il racconto cinematografico.

In che cosa vi siete adeguati e ispirati all’originale (“Er ist wieder da” diretto da Davis Wnendt) e in cosa vi siete distaccati?

[LUCA MINIERO]: Prima di lavorare con Massimo, abbiamo vestito un ragazzo e l’abbiamo fatto circolare in città senza autorizzazione e senza la macchina da presa visibile. Abbiamo ricevuto reazioni violente, da qualche parte ci hanno anche cacciato ma allo stesso tempo ci sono state reazioni accondiscendenti.

Il film ha avuto una lunga preparazione, non come quella dei tedeschi, ma  fondamentalmente credo che quando uno fa un film del genere, deve trapiantare le emozioni, tralasciando anche i tanti fatterelli per la trama. Le emozioni e le reazioni del nostro film sono state molto diverse da quelle che vediamo nel film tedesco e, sopratutto noi, non avendo un demonio come poteva essere Hitler, ma un para demonio come  Mussolini o comunque uno che é stato giudicato dalla storia. Noi non volevamo giudicarlo e anche l’attore non lo giudica, infatti sentiremo Massimo quando lavora per poter vedere gli italiani, perché se noi avessimo ogni due-tre persone che lo definissero cattivo come avviene nella pellicola tedesca, ci saremmo spostati su un terreno ideologico, ma probabilmente poco attento per rilevare le caratteristiche degli italiani. Il film all’inizio ti tira dentro, ma non per questo é l’apologia del fascismo, ti tira dentro come personaggio umano. Sicuramente una delle nostre fonti di ispirazioni é rappresentata da  “Mussolini ultimo atto” di Carlo Lizzani (1974) almeno per quanto riguarda Mussolini. Sappiamo che ha fatto di peggio di quello che si vede nel film, mi sottraggo dall’accusa che ci possa essere un atteggiamento tenero nei confronti del dittatore, perchè lo scandalo é proprio lì, fa parte del nostro paesaggio morale.
Per questo Mussolini passa tra di noi ed é uno di noi, questo é difficile da sopportare.

[NICOLA GUAGLIANONE]La domanda che ci siamo fatti é sulle due figure: Hitler e Mussolini. Come é entrato Mussolini nell’immaginario degli italiani? Abbiamo fatto delle ricerche e c’era all’interno del libro di Luisa Passerini “Mussolini immaginario” una frase meravigliosa «voi mi odiate perché mi amate ancora», e lì ci siamo chiesti come hanno fatto ad innamorarsi gli italiani nei confronti di Mussolini. Il vero superpotere per un dittatore é il consenso popolare, mentre Hitler é andato avanti ottenendo il consenso portando argomentazioni sempre legate alla razza superiore, con Mussolini é stato un po’ diverso, ha sfruttato l’ondata dell’antipolitica, sfruttando delle argomentazioni molto più popolari, nel rispetto di quell’italianità, di quella forza che non aveva trovato il dittatore tedesco.

Secondo voi dire «sono tornato» di Mussolini in Italia é meno shockante dell’essere tornato di Hitler in Germania.

[MASSIMO POPOLIZIO]: Certo, Hitler é il male. Hitler non è stato così tanto imitato come é avvenuto da noi con Mussolini.
Il rischio era quello di far un film italiota, per quanto mi riguarda era di non cadere nella trappola di far una macchietta, poi  nessuno sa veramente com’era Mussolini nel privato (ci sono delle lettere a Ciano o Claretta Petacci). Lizzani per me é stato un punto di riferimento straordinario, ma quel film é diverso: è un film storico in una situazione storica. Il mio é un personaggio vero in una situazione assurda.
Da quello tedesco si evince che i tedeschi al passaggio dell’attore-Hitler ne sono quasi schifati, in Italia vogliono farsi dei selfies.

Frank, nel film segui Mussolini documentando i suoi incontri con gli italiani. Tu hai iniziato con le candid camera. 

[FRANK MATANO]: La candid camera funziona con un tempo d’avvicinamento per agganciare la persona e in quel momento la stai convincendo che non la vuoi imbrogliare in qualche modo. Noi non volevamo svelare il fatto che stessimo girando un film e volevamo che le persone intervistate fossero convinte in qualche modo che stessero parlando con Mussolini. Questa cosa accedeva: nei primi 30 secondi quando io intervistavo le persone e parlavano con Mussolini, all’inizio ridevano e dopo un po’ partiva questo sfogo rivolto proprio a Mussolini. Tanti si sfogavano, tante sedute psicologiche, come se le persone non vedessero l’ora di parlare a Mussolini.

Frank, sei molto giovane, che cosa sapevi di Mussolini e del fascismo, e che idea ti sei fatto dopo aver girato questo film?

[FRANK MATANO]Sapevo chi fosse Mussolini, sapevo essere un dittatore, e so le cose che ha fatto. La cosa strana di questo film e di quando me l’hanno proposto é che mio nonno in casa aveva delle statue di Mussolini e gli voleva molto bene. Mi ha incuriosito il fatto che un sacco di persone si sono dimenticate cosa ha fatto realmente Mussolini e tra queste c’era mio nonno. Ho lavorato molto psicologicamente su me stesso, io voglio molto bene a mio nonno, pur lui custodendo queste statue in casa. Quando intervistavamo gli italiani, notavo questa profonda nostalgia di un periodo storico mai vissuto
Io non ho vissuto l’epoca di Mussolini, so quello che ha fatto e mi impressiona vedere che anche miei coetanei pensano che la soluzione sia quella (il suo ritorno), non riescono a valutare bene che la dittatura non sia la strada giusta.

Per te Massimo é un grande momento: sei tornato con grande classe e grande stile. In un punto del film si succedono tutti i vari governi con i vari personaggi politici e ci sei tu che li guardi, che topo di approccio hai avuto con la figura di Mussolini oltre al mimetismo da grande attore?

[MASSIMO POPOLIZIO]Sono più alto di Mussolini. Non abbiamo fatto un lavoro camaleontico, abbiamo iniziato con un lavoro di trucco molto pesante un anno prima con calotte e cose artefatte, e ci siamo resi conto che dovevamo in realtà arrivare ad un’essenza. Abbiamo fatto un byte alla mascella, che comunque in alcune scene ho dimenticato di indossare.
Molto spesso non so cosa fare, so cosa NON devo fare. 
Questo é IL personaggio, é la MASCHERA. Scherzando ho persino detto che dovevamo farlo interpretare Zingaretti o Crozza. Il mio modo di lavorare é diverso: la possibilità di cambiare, molto, da aver fatto Falcone e far fatto così il Duce, la mia possibilità di non essere legato alla mia faccia perché gli altri mi debbano riconoscere, per me, come attore é un valore aggiunto.

Hai definito questo IL personaggio. Il prima e dopo com’è andato, ha rispettato le tue aspettative, ne avevi, che sensazioni ti ha dato interpretare un uomo del genere, immagino non sia da tutti i giorni.

[MASSIMO POPOLIZIO]: Nessuna sensazione, quando lavori lavori, non provi sensazioni. Se io mi diverto, non sempre si diverte chi mi vede. Per farlo divertente dovevamo farlo sul serio. É stata una grande opportunità, ne avevo paura, come sempre. É una parte che pone molti rischi, ma il mio 740 é nel teatro, la mia casa principale. Per quanto riguarda il giudizio, se interpreti Riccardo III non giudichi Riccardo III perché manda a morte dei bambini, se fai un pedofilo non puoi giudicare il tuo personaggio perché ha delle cose con dei bambini, lo devi fare all’interno della necessità di quel film. In questo caso é curioso notare che la propaganda é stata inventata da Mussolini e lui stesso si ritrova essere vittima di una trasmissione televisiva, deve far i conti con l’audience, ottenere il perdono e il consenso.

Nella prima parte fate una satira ai limiti del surreale, come avete trovato il giusto equilibrio di comicità senza scader nell’offesa?

[NICOLA GUAGLIANONE]: Pe renderlo popolare abbiamo spulciato i social cercando memes, l’internet ha dato un potere immenso anche a chi magari potrebbe star zitto.
Abbiamo considerato Mussolini come un personaggio di un racconto drammaturgico che si svuluppa lungo un arco. Non è un film ideologico.

É curioso come la gente sembra aver dimenticato le colpe di Mussolini, riconoscendo nel suo ritorno una possibile salvezza dalla crisi che stiamo vivendo. In realtà, non tutti hanno dimenticato ciò che ha fatto, anzi ce lo ricordate attraverso il risveglio dei ricordi un’anziana malata di Alzheimer interpretata magistralmente da Ariella Reggio.

[ARIELLA REGGIO]Mi sentivo molto responsabile a dire quelle cose, ho un’età (81 anni) che mi ha permesso di vivere gli anni di Mussolini. Sentivo una responsabilità a dire quelle cose perché -Luca Miniero non lo sapeva- la mia mamma era ebrea e tutta la sua famiglia é finita ad Auschwitz e ho visto i miei cuginetti partire e non tornare.
Mentre dicevo quelle cose, spero di esser riuscita a trasmettere emozione, perché parte della mia storia, anche se ero piccola quando é successo. Non a caso questa donna ha l’alzheimer, i suoi non sono unicamente ricordi ma pura emozione. Appena lo vede, gli si risveglia tutto quello che aveva accantonato. 
Massimo sorrideva molto cinico, il suo piano d’ascolto era proprio questo e così mi ha dato maggior forza.


“Sono Tornato” di Luca Miniero con Massimo Popolizio nei panni di Mussolini e Frank Matano uscirà nelle sale italiane a partire dal 1 febbraio, prodotto da Indiana Production e distribuito da Vision Distribution.