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Cannes 2021: la Palma d’Oro a Marco Bellocchio e in anteprima il suo nuovo film

Il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux ha annunciato la PALMA D’ORO D’ONORE a Marco Bellocchio che sarà consegnata in chiusura festival. Frémaux ha anche annunciato la presentazione in anteprima mondiale del nuovo film di Bellocchio, Marx può aspettare che uscirà contemporaneamente in Italia il 15 luglio, distribuito da 01 Distribution.

Il 16 dicembre 2016 Letizia, Pier Giorgio, Maria Luisa, Alberto ed io, Marco, le sorelle e i fratelli Bellocchio superstiti ci riunimmo, con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni.
Io avevo organizzato il pranzo con l’idea di fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volevo esattamente fare.
In realtà lo scopo era un altro…Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia.

Marx può aspettare racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi: una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia.

Il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno “rivoluzionario”, il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. “Marx può aspettare” mi disse l’ultima volta che ci incontrammo…

Marco Bellocchio
Camillo e Marco Bellocchio

Marco Bellocchio, attraverso la sua famiglia, fa rivivere la storia di suo fratello, senza filtri o pudori, quasi una indagine, che ricostruisce un’epoca storica e tesse il filo rosso di tanto suo cinema. 

Commenta così la notizia Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema: «Marco Bellocchio è uno degli autori italiani ai quali ci lega un lungo e fecondo rapporto di stima, collaborazione e affetto. Amiamo e sosteniamo da sempre il suo cinema come una delle più significative espressioni del genio cinematografico italiano, in grado di innovare, sorprendere e rigenerarsi come pochi altri autori sono stati capaci di fare nel corso della carriera. A lui vanno le nostre congratulazioni più sentite e condividiamo, insieme, la gioia e la soddisfazione di vedere riconosciuto e gratificato un talento fuori dal comune come il suo. Grazie Marco a nome di tutta Rai Cinema, la tua opera è un dono prezioso per tutta la cultura italiana».

Marx può aspettare, scritto e diretto da Marco Bellocchio è una produzione Kavac Film, Ibc Movie, Tender Stories con Rai Cinema, in collaborazione con Fondazione Cineteca Bologna, opera realizzata in collaborazione con Regione Lazio Fondo per il Cinema e l’audiovisivo, produttore esecutivo Michel Merkt e Alessio Lazzareschi, coprodotto da Malcom Pagani e Moreno Zani, prodotto da Simone Gattoni e Beppe Caschetto. 

I costumi sono di Daria Calvelli, la scenografia di Andrea Castorina, il montaggio di Francesca Calvelli, le musiche di Ezio Bosso, la fotografia di Michele Cherchi Palmieri e Paolo Ferrari. 

Il film è distribuito da O1 DISTRIBUTION e uscirà in sala il 15 luglio, in contemporanea con il passaggio a Cannes. 

Cannes 2021: Ascent Film sarà presente con due film

Ascent Film, parte di Groenlandia Group, sarà presente al Festival di Cannes 2021, al fianco di una compagine di società di produzione europee ed internazionali, con due titoli: France di Bruno Dumont in concorso nella selezione ufficiale e Onoda – 10 000 Notti nella giungla, secondo lungometraggio del regista francese Arthur Harari che aprirà Un Certain Regard.

Da sempre Ascent Film e Groenlandia raccontano storie che per tematica e linguaggio escono dai confini nazionali, storie che, come in questo caso, hanno portato a nuove collaborazioni. Aprirsi e diversificare sui grandi progetti europei, investendo sia su importanti registi come Dumont che su giovani autori come Harari, è da sempre la nostra ambizione, dichiarano Andrea Paris e Matteo Rovere.

FRANCE diretto da Bruno Dumont. Una produzione Francia – Germania – Italia – Belgio 2021Con Léa Seydoux. Una coproduzione 3B Productions (Francia), Red Balloon Film (Germania), Tea Time Film & Ascent Film con Rai Cinema (Italia), Scope Pictures (Belgio), in coproduzione con Arte France Cinéma Bayerischer Rundfunk, con il contributo di MIC. Tra i protagonisti del film l’attrice Léa Seydoux nei panni di una giornalista, star della televisione, impegnata tra set televisivi e una frenetica vita familiare.

ONODA- 10.000 NOTTI NELLA GIUNGLA Diretto da Arthur HarariFrancia – Germania – Belgio – Italia – Giappone 2021. Una produzione Bathysphere, To Be Continued Production (Francia), una coproduzione Ascent Film con Rai Cinema (Italia), Chipangu (Giappone), Frakas Productions (Belgio), Pandora Filmproduktion (Germania), Anti-Archive (Cambogia) in coproduzione con Arte France Cinéma e Proximus con il contributo del MIC e con il sostegno di Eurimages. È la fine del 1944 e il Giappone sta perdendo la guerra. Per ordine del misterioso Maggiore Taniguchi, il giovane Hiroo Onoda viene mandato su un’isola delle Filippine proprio prima dello sbarco degli Americani. Per l’impero, la guerra sta finendo. Per Onoda, finirà 10.000 notti dopo.


Festival di Cannes 2021: Piccolo Corpo di Laura Samani alla Semaine de la Critique

Piccolo corpo, opera prima della regista Laura Samani rappresenterà l’Italia a La Semaine de la Critique, la sezione autonoma del Festival di Cannes che si svolge dal 7 al 15 luglio 2021.

La sceneggiatura de Piccolo corpo è firmata da Marco Borromei, Elisa Dondi e dalla stessa regista, Laura Samani; protagoniste del lungometraggio sono Celeste Cescutti e Ondina Quadri che recitano in friulano.
Il fllm è una coproduzione internazionale, tra Italia, Francia e Slovenia.

TRAMA
In una piccola isola del nord est italiano, in un inverno agli inizi del ‘900, la giovane Agata perde sua figlia alla nascita. La tradizione cattolica dice che, in assenza di respiro, la bambina non può essere battezzata. La sua anima è condannata al Limbo, senza nome e senza pace.
Ma una voce arriva alle orecchie di Agata: sulle montagne del nord pare ci sia un luogo dove i bambini vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quello necessario a battezzarli.
Agata lascia segretamente l’isola e intraprende un viaggio pericoloso attaccata a questa speranza, con il piccolo corpo della figlia nascosto in una scatola, ma non conosce la strada e non ha mai visto la neve in vita sua.
Incontra Lince, un ragazzo selvatico e solitario, che conosce il territorio e le offre il suo aiuto in cambio del misterioso contenuto della scatola.
Nonostante la diffidenza reciproca, inizia un’avventura in cui il coraggio e l’amicizia permetteranno a entrambi di avvicinarsi a un miracolo che sembra impossibile.

Piccolo corpo è prodotto da Nefertiti Film, Tomsa Films, Vertigo, Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura, con il contributo di CNC, Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, Eurimages, Slovenian Film Centre, Re-Act, Media Creative Europe, Torino Film Lab, MAIA Workshop, Friuli Venezia Giulia Film Commission.

La Ragazza Di Stillwater: il trailer italiano del nuovo film con Matt Damon, in concorso a Cannes

La Ragazza Di Stillwater é il nuovo film di Tom McCarthy, regista de Il caso Spotlight, che sarà presentato al prossimo Festival di Cannes; vi presentiamo il trailer italiano.

Protagonista de La Ragazza Di Stillwater é Matt Damon che interpreta un operaio che lotta per far rilasciare di prigione sua figlia interpretata da Abigail Breslin, incarcerata in Francia per un crimine che dice di non aver commesso.

TRAMA
Un operaio dell’industria petrolifera, parte dall’Oklahoma alla volta di Marsiglia per visitare la figlia, finita in carcere per un delitto che sostiene di non aver commesso. Messo alla prova dalle barriere linguistiche, dalle differenze culturali e da un complesso sistema legale, Bill rende la battaglia per la libertà della figlia la propria missione. Durante questo percorso, sviluppa un’amicizia con una donna locale e la sua piccola bambina, che lo porterà ad allargare il proprio sguardo e a scoprire un nuovo e inatteso senso di empatia con il resto del mondo.

Nel cast del film troviamo anche Camille Cottin, Deanna Dunagan, Robert Peters e Moussa Maaskri. McCarthy ha scritto la sceneggiatura con Noé Debré (Le fidèle), Thomas Bidegain (La famosa invasione degli orsi in Sicilia) e Marcus Hinchey (Love & Secrets).

Di seguito, il trailer italiano de La Ragazza Di Stillwater, prossimamente al cinema:

Cannes 2021: tutti i film dell’attesa rassegna, anche Nanni Moretti

È stata dura per Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes, annullare l’edizione 2020 a causa della pandemia globale, ma siamo sicuri che Cannes 74 non ce la farà rimpiangere. Il Festival torna in grande stile dal 6 al 17 luglio.

Questa mattina, Thierry Frémaux ha annunciato i film protagonisti di questa nuova (e speciale) edizione del Festival di Cannes, mostrandosi entusiasta per ritrovare titoli che dovevano essere presentati lo scorso anno e hanno deciso di aspettare, come il nostro Nanni Moretti che torna a Cannes -dove vent’anni fa vinse la Palma d’Oro con La Stanza del Figlio – per presentare Tre Piani con Margherita Buy e Alba Rohrwacher.

Tra i grandi nomi già ufficialmente confermati, ci sono: Wes Anderson con The French Dispatch, film con un cast mostruoso che comprende Benicio del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Lyna Khoudri, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric, Stephen Park, Bill Murray Owen Wilson, mentre il film di apertura sarà l’attesissimo Annette di Leos Carax, con Adam Driver e Marion Cotillard.

La Giuria Internazionale sarà presieduta da Spike Lee, già annunciato per l’edizione del 2020 e confermato, mentre la Palma d’Oro alla Carriera sarà assegnata a Jodie Foster.

Tre Piani di Nanni Moretti Sacher Film – Fandango

Tutti i film di Cannes 2021

Benedetta di Paul Verhoeven
Tout s’est bien passé di Francois Ozon
A Hero di Asghar Farhadi
Memoria di Apichatpong Weerasethakul
Nitram di Justin Kurzel
Par un Demi Clair Matin di Bruno Dumont
Petrov’s Flu di Kirill Serebrennikov
Red Rocket di Sean Baker
The French Dispatch di Wes Anderson
Tre Piani di Nanni Moretti
Titane di Julia Ducournau
The Worst Person in the World di Joachim Trier
Casablanca beats di Nabil Ayouch
Compartment NO.6 di Juho KUOSMANEN
La fracture di Catherine Corsini

Certain regard
After Yang di Kogonada
Blue Bayou di Justin Chon
Bonne Mère di Hafsia Herzi
Commitment Hasan di Hasan Semih
Freda di Gessica Généus
House Arrest di Alexey German Jr.
The Innocents di Eskil Vogt
Lamb di Valdimar Jóhansson
Moneyboys di B.C Yi
Noche de Fuego di Tatiana Huezo
Un Monde di Laura Wandel

Fuori concorso
Aline, the Voice of Love di Valerie Lemercier
Babi Yar. Context di Sergei Loznitsa
Bac Nord di Cédric Jimenez
Emergency Declaration di Han Jae-Rim
De son vivant di Emmanuelle Bercot
Stillwater di Tom McCarthy
The Velvet Underground di Todd Haynes

Proiezione di mezzanotte
Bloody Oranges di Jean-Christophe Meurisse

Proiezioni speciali
Black Notebooks di Shlomi Elkabetz
H6 di Yé Yé
Jane by Charlotte di Charlotte Gainsbourg
JFK: Through the Looking Glass di  Oliver Stone
Mariner of the mountains o O Marinheiro das Montanhas di Karim Aïnouz

Cannes première
Cow di Andrea Arnold
Deception di Arnaud Desplechin
Hold Me Tight di Mathieu Almaric
In Front of Your Face di Hong Sang-soo
Love Songs for Tough Guys di Samuel Benchetrit
Mothering Sunday di Eva Husson

Di seguito la presentazione di Cannes 2021:

Cannes 2020: Festival cancellato a causa del Coronavirus

Nelle scorse settimane si era ipotizzato per un rinvio a fine giugno/inizio luglio, ma dopo l’annuncio di ieri sera tenuto dal presidente Emmanuel Macron la sorte è ormai decisa: l’edizione 2020 del Festival di Cannes non si farà a causa del Coronavirus.

L’annuncio di Macron prevede infatti che fino all’11 maggio i francesi dovranno stare nelle proprie case, rispettare il distanziamento sociale mentre fino a metà luglio sarà vietata qualsiasi manifestazione pubblica, festival compresi.

L’ipotesi di spostare il festival (che doveva avere luogo dal 12 al 23 maggio) ad agosto o settembre è da escludere, non solo per il clima torrido del periodo, ma anche – se non soprattutto – per la sovrapposizione con la Mostra di Venezia che, almeno per ora, si terrà dal 2 al 12 settembre.

Non ci sarà, perciò, un’edizione numero 73 del Festival di Cannes. Noi continuiamo a tenere le dita incrociate per Venezia…

Partito il bando di concorso per l’edizione 2019 dell’Ariano International Film Festival

Parte oggi ufficialmente la corsa all’edizione 2019 dell’Ariano International Film Festival, giovanissima kermesse cinematografica seguita da noi in qualità di Media Partner.

La settima edizione sarà di scena dal 29 luglio al 4 agosto 2019, ma è soltanto da oggi, col lancio del bando di concorso, che i filmmakers potranno richiedere la partecipazione. La deadline per presentare le proprie candidature è stata fissata per il 30 marzo, mentre il sito dove trovare le informazioni lo trovate all’interno del comunicato ufficiale.


Il Comunicato


La settima edizione dell’Ariano International Film Festival si è aperta con il nuovo bando di concorso per registi di tutto il mondo. Lungometraggi, cortometraggi, documentari e animazione possono essere presentati entro e non oltre il 30 marzo 2019 sul sito web www.arianofilmfestival.com.

Anche quest’anno, la sezione speciale “AIFF GREEN” sarà dedicata ai documentari che tratteranno il tema dell’ambiente, sostenuta dal FAI, dal WWF Sannio e da WEEC.

Una giuria di esperti selezionerà le migliori opere che saranno proiettate durante le giornate del festival, dal 29 luglio al 4 agosto 2019.

I vincitori, selezionati dalla giuria tecnica, che sarà resa nota durante la conferenza stampa a Roma nel mese di giugno, saranno premiati durante le ultime due giornate della kermesse irpina.

Come ogni anno, le novità di questa nuova edizione saranno presentate durante la 72ma edizione del Festival di Cannes.


Cannes 71 – Ecco i film della Quinzaine, Andrey Zvyagintsev presidente di giuria

Al di là di qualsiasi polemica riguardante Netflix, selfie e anteprime stampa negate, il festival di Cannes (9-19 maggio) prosegue il suo percorso con l’annuncio dei film che faranno parte della Quinzaine des Réalisateurs.

Tra i film presenti in concorso sono tre le presenze italiane: Troppa grazia di Gianni Zanasi, La strada dei Samouni di Stefano Savona e Simone Massi e il cortometraggio La lotta di Marco Bellocchio.

Con l’annuncio dei film ha fatto seguito anche quello che riguarda il presidente di giuria della Quinzaine: sarà il regista russo Andrey Zvyagintsev.

Ecco i film in concorso della Quinzaine:

Lungometraggi
– Amin di Philippe Faucon
– Carmen y Lola di Arantxa Echevarria
– Climax di Gaspar Noé
– Cómprame un revólver di Julio Hernández Cordón
– Les Confins du monde di Guillaume Nicloux
– El motoarrebatador di Agustín Toscano
– En Liberté ! de / by Pierre Salvadori
– Joueurs di Marie Monge
– Leave No Trace di Debra Granik
– Los silencios di Beatriz Seigner
– Ming wang xing shi ke di Ming Zhang
– Mandy di Panos Cosmatos
– Mirai di Mamoru Hosoda
– Le monde est à toi di Gavras
– Pájaros de verano di Ciro Guerra e Cristina Gallego
– Petra di Jaime Rosales
La Strada dei Samouni di Stefano Savona e Simone Massi
– Teret di Ognjen Glavonic
Troppa Grazia di Gianni Zanasi
– Weldi di Mohamed Ben Attia

Cortometraggi
– Basses di Félix Imbert
– Ce magnifique gâteau! di Emma De Swaef e Marc Roels
– La Chanson di Tiphaine Raffier
La Lotta di Marco Bellocchio
– Las cruces di Nicolas Boone
– La Nuit des sacs plastiques di Gabriel Harel
– O órfão di Carolina Markowicz
– Our Song to War di Juanita Onzaga
– Skip Day di Patrick Bresnan e Ivette Lucas
– Le Sujet di Patrick Bouchard

[Rendez-vous 2017] Il nuovo cinema francese si presenta al pubblico italiano

Nuova edizione (la settima!) per il “Rendez-vous”, il festival dedicato alla scoperta del nuovo cinema d’Oltrealpe, manifestazione realizzata grazie all’Istitut français Italia e UniFrance, in collaborazione con l’Institut français Centre Saint-Louis e l’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici.

Un festival itinerante che toccherà diverse città della penisola, iniziando il suo viaggio a Roma (5-6 aprile), proseguendo per Napoli (4-7 aprile), Firenze (6-11 aprile), Palermo (7-9 aprile), Bologna (7-14 aprile), Torino (8-12 aprile), per concludersi a Milano il 4 maggio.
Novità assoluta é l’appuntamento nella città di Bari nel quale all’interno del Bif&st|Bari International Film Festival (22-29 aprile), ci sarà un’anteprima speciale.

Ad inaugurare la rassegna nella tappa romana é “Sage Femme -Quello che so di lei”, ultimo lungometraggio del regista Martin Provost, presentato fuori concorso alla 67esima Berlinale.

Riflettori puntati sul cinema delle donne: orgoglioso, personale, sofisticato. Donne dietro e davanti alla macchina da presa, come la regista Rebecca Zlotowski che presenterà insieme all’attore Louis Garrel “Planétarium”, con Natalie Portman e Lily Rose Depp.
A Louis Garrel é dedicato un focus speciale, un occasione unica per il pubblico romano per esplorare l’universo sensuale, malinconico e poetico di un artista poliedrico.

Tra le esponenti più interessanti di questo sguardo al femminile troviamo la regista Mia Hansen-Løve, classe 1981, che sarà a Roma – ed inseguito a Palermo con un focus speciale – per presentare “L’Avenir | Le cose che verranno” . Il titolo, vincitore dell’Orso d’argento per la miglior regia alla Berlinale, racconta la vita di una professoressa di filosofia – incarnata da una strepitosa Isabelle Huppert – che, lasciata dal marito dopo venticinque anni di matrimonio, finisce per reinventare la propria vita.

Una programmazione di una trentina di titoli che attraversano tutti i generi, dalla produzione popolare a quella più sofisticata, dai campioni di incassi alle pellicole indipendenti.

Il regista Olivier Assayas giunge a Roma per presentare in anteprima il suo “Personal Shopper”, premio ex aequo per la miglior regia al Festival di Cannes 2016, che ha conquistato la critica americana con questo affascinanente thriller parapsicologico che indaga realtà, identità e apparire, attraverso gli occhi e la solitudine di Mareen interpretata da un’eccellente Kristen Stewart.

Non solo anteprime, ma anche incontri, masterclass con i protagonisti del cinema francese, artisti e professionisti dell’audiovisivo italiano avranno modo di confrontarsi con i colleghi stranieri attraverso l’incontro tra le due cinematografie.

Grazie alla collaborazione tra il festival Rendez-vous, UniFrance e Mymovie.it, nasce dal 2 al 5 aprile una sala digitale con una selezione di 4 titoli scelti da MyFrenchFilmFestival.com, il primo festival di cinema francese su internet del mondo, curato da UniFrance.
Una finestra sui rapporti sociali, visti attraverso gli occhi di quattro autori: Justine Triet con “Victoria”, Baja Kasmi con “Je suis à vous tout de suite”, Mikhaël Hers con “Ce sentiment de l’été” e Danielle Arbid con “Peur de rien”.

Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a consultare il programma della rassegna, per scoprire tutti gli incontri nelle diverse città.

[Recensione] Aquarius, di Kleber Mendonça Filho: la forza di una donna che non smette di lottare

Dopo esser stato presentato al Festival di Cannes dove ha conquistato la critica, arriva nelle nostre sale “Aquarius” che consacra il ritorno sul grande schermo dell’immensa Sonia Braga.

Sulle note di una riscaldante bossa nova assistiamo alla successione di vecchie fotografie di Recife, città brasiliana dove vive la nostra protagonista Clara. Appare immediato l’intento del regista Kleber Mendonça Filho di farci immergere in una realtà appartenente ad un mondo tutto suo in cui solo conoscendo ogni sua minima caratteristica si siamo in grado di comprendere il cambiamento a cui si sta assistendo.

Clara (Sonia Braga) é una donna forte, ha sconfitto un tumore al seno, ha vissuto un eccellente carriera come critica musicale, diventando un punto di riferimento per il mondo musicale, é figlia degli anni sessanta, ha vissuto i cambiamenti del suo Brasile e l’evoluzione musicale che ha sempre seguito con dedizione rischiando anche di allontanarsi dai suoi affetti. Ha sempre vissuto nel suo appartamento all’interno di una palazzina chiamata Aquarius che si affaccia sulla spiaggia dove si reca ogni giorno; é l’unica ad esser rimasta lì, non ha la minima intenzione di cedere all’acquisto della ditta edile che ha in mente di trasformare quella palazzina in un maestoso e frigido residence.

Una continua battaglia in cui l’impetuosa Clara non accetta nessuna condizione offertale dal giovane architetto, manifestando la sua regala autorità con ogni arma. Clara “porta i pantaloni” e non accetta assolutamente di sottostare ad un volere maschile, asettico, privo di cuore in ogni sua azione; non ha bisogno dei soldi della vendita per la realizzazione del nuovo Aquarius, non ne ha bisogno, quella palazzina degli anni 40 affacciato sul lungomare di Recife é Casa, é Cuore pulsante per lei, una cassaforte in cui sono raccolti tutti i suoi ricordi, tutti i suoi affetti.

Il regista Kleber Mendonça Filho descrive una realtà brasiliana attraverso lo sguardo di una 65enne impetuosa con una famiglia assortita in cui un figlio omosessuale non scalfisce in alcun modo il pensiero della madre che ansima per poter conoscere il suo compagno, dimostrando una mentalità aperta all’attualità vissuta. La regina Clara non ha mai nascosta la testa sotto la sabbia, ha sempre vissuto a testa alta anche dopo aver affrontato la malattia, emana una luce propria ed un carisma unico ed inimitabile. Forte come la musica della sua città, e viva come le luci della notte, impetuosa come le onde che cavalca, Sonia Braga é una fortezza che non teme il passaggio del tempo anzi mostra con un certo orgoglio ogni sua ruga come una corazza impenetrabile.

La musica di “Aquarius” arricchisce la narrazione, con leggende come Elis Regina e Maria Bethania, con una ventata di internazionalità attraverso i Queen che negli anni 70 in Brasile rappresentavano la musica del futuro.

Il nostro parere: 7+

Aquarius non é un film politico anche se una visione superficiale potrebbe dargli quella lettura, in realtà é una storia in cui la memoria ha la sua centralità. Un film passionario come la sua protagonista che non si nega alcun piacere, persino quello sessuale, dimostrando un ardore invidiabile.

“Aquarius” di Kleber Mendonça Filho uscirà nelle sale italiane dal 15 dicembre, distribuito da Teodora Film.

[RomaFF11] La recensione di Captain Fantastic, il film di Matt Ross

Alice nella città, in collaborazione con Festa del Cinema di Roma, presenta oggi all’Auditorium la storia di quel Captain Fantastic che ha appassionato il pubblico del Sundance Festival ed ha permesso al regista Matt Ross di trionfare all’ultimo Festival di Cannes.

Matt Ross porta sullo schermo un padre fuori dal comune che decide di crescere i propri figli lontano dai capitalistici centri urbani, li forma a diventare degli adulti autosufficienti ed unici come i nomi che ognuno di loro porta.

Ben Cash (Viggo Mortesen) decide con sua moglie Leslie (Trin Miller) di crescere la propria famiglia in mezzo al verde, rendendola autonoma da tutti i meccanismi contrastanti del capitalismo, i ragazzi studiano in maniera approfondita filosofia, politica, in modo da diventare degli uomini e delle donne con ampie capacità di comprensione ed un idealismo ben radicalizzato. Una grave forma di bipolarismo porta alla morte la giovane Leslie, la sua famiglia così intraprende una missione di salvataggio nei confronti della sua salma che, per volere dei nonni cristiani, riceve inizialmente tutti i riti funebri della loro religione contrastandosi così dal volere originario della figlia.

Non sarà facile per la famiglia Cash adattarsi agli standard della vita reale, la loro missione viene prima di tutto, proprio per questo Ben decide di affrontare la famiglia della moglie che non ha mai accettato la vita hippie di Leslie.

Per i ragazzi Cash la loro vita é normale, non comprendono all’inizio che la loro educazione é fuori dagli standard che la civiltà attuale detta, non vanno ad una scuola, quello che sanno lo imparano dai libri assegnati dal padre Ben che li sprona ad esternare ogni loro pensiero e ad argomentare quello che stanno apprendendo. Qualcosa inizia a vacillare però quando il figlio maggiore Bo (George MacKay) riceve le lettere d’ammissione ai più prestigiosi college statunitensi, ed inizia ad accusare il padre di averlo reso uno “strambo” agli occhi altrui, di non riuscire ad avere un approccio normale con le ragazze della sua età.

E se la scelta di Ben e Leslie fosse stata del tutto sbagliata portandolo ad aver rovinato la vita dei propri figli vissuti nell’isolamento, tanto che i più piccoli Nai (Charlie Shorwell) e Zaja (Shree Crooks) non avevano mai conosciuto i propri nonni prima dell’incontro al funerale della madre? E’ questo è il quesito che si pone il Capitano della famiglia quando deve decidere cosa é meglio per il loro futuro.

“Captain Fantastic” pone al centro dell’attenzione del pubblico il dramma di ogni genitore che deve essere in grado di offrire un’educazione adeguata ai propri figli, ma soprattutto che risulti anche la più giusta per il proprio futuro, e coi tempi che corrono non sempre risulta essere la più efficace. Basti pensare a quando Ben interroga i due nipoti adolescenti Justin (Elijah Stevenson) e Jackson (Teddy Van Ee), i quali non riescono a rispondere al suo quesito, mentre sua figlia di soli 8 anni é in grado non solo di rispondere, ma anche di articolare la propria risposta.

La storia scritta dallo stesso regista prende spunto dalla propria infanzia trascorsa all’interno delle comunità tra la California settentrionale e l’Oregon, ben lontano dalle tecnologie con cui crescevano i suoi coetanei; la sua esperienza di vita é riportata nella crisi esistenziale di Bo che si trova in un punto cruciale della vita in cui si sente attratto dall’altro sesso, ma non sa come muoversi, come instaurare una conversazione senza sembrare eccessivamente strano.

Viggo Mortensen porta in scena il dramma di un padre, ma allo stesso la sua forza quotidiana, nel crescere 6 figli in mezzo al verde, li addestra come se fossero dei piccoli soldatini insegnando loro a come uccidere la selvaggina utile sia come alimentazione sia come mezzo per crearsi degli abiti, ognuno di loro dal più grande al più piccolo é in grado di scalare una montagna e sapersi difendersi con il proprio corpo, non solo con le armi che gli regala. La director casting Jeanne McCarthny ha fatto un ottimo lavoro nella scelta degli interpreti giovani, scegliendo sei attori di enorme talento che esprimono ognuno un grande carisma. Da Bodevan (George MacKay) a Vespyr  (Annalise Basso) e Kielyr (Samantha Isler) fino ai più piccoli Nai (Charlie Shorwell) e Zaja (Shree Crooks), con un occhio particolare a Rellian (Nicholas Hamilton), il primo a mostrare segni di totale insofferenza e a mettere in discussione le scelte del padre, preferendogli inizialmente l’accogliente e maestosa casa dei nonni. Non solo dialoghi forti ma anche sguardi d’intesa che trasmettono allo spettatore quell’unicità su cui si fonda la famiglia, il cui affetto viene completamente esternato nella missione di salvataggio e nella “liberazione” delle ceneri della madre, e nel canto corale durante la sua cremazione sulle note di “Sweet  Child O’Mine”.

 

Il nostro parere: 7

“Captain Fantastic” é una storia estrema, ma totalmente attuale per chi affronta l’essere genitore ai giorni nostri, e si deve chiedere come poter crescere i propri figli nella normalità e come essa possa essere rappresentata giustamente. Interpretazioni toccanti e sincere che rendono la narrazione speciale, deliziata dalle musiche di  Alex Somers.

 

“Captain Fantastic” di Matt Ross con Viggo Mortesen uscirà nelle sale italiane il 1 dicembre, distribuito da Good Films.

[Recensione] Café Society di Woody Allen – La vita dolce amara vista da un cinico commediografo

Woody Allen ritorna nei cinema con una storia dal sapore dolce amaro mettendo in scena la voglia di realizzare i propri sogni.

Il regista 80enne ci fa immergere negli scintillanti anni 30, dove primeggiava il mito di una macchina dei Sogni che l’ha resa magica e la giustizia veniva fatta dai gangster tra i vicoli delle strade, ma erano anche gli anni in cui un ragazzo poteva trasferirsi sulla costa opposta e sognare di  avere una vita migliore.

La voce narrante di Allen ci presenta la storia del giovane Bobby (Jesse Eisenberg) che dal Bronx abbandona la sicura carriera nella gioielleria del brontolone e cinico padre Marty (Ken Stott) per cercar di dare un nuovo percorso alla sua vita per trasferirsi nell’assolata Los Angeles, dove l’unico suo contatto é uno zio che a malapena conosce. Lo zio Phil (Steve Carell) é un uomo molto impegnato, é un agente cinematografico e non ha molto tempo da trascorrere con il nipote, ma essendo un uomo di buon cuore lo affida alla sua giovanissima segreteria Vonnie (Kristen Stewart).

I weekend con Vonnie sono attesi con trepidazione dal giovane ragazzo che si innamora di questo “angelo caduto dal cielo” ma il destino gli presenta delle carte non favorevoli: ad ostacolare il loro amore c’è un altro uomo che si fa strada da tempo nel cuore della fragile ragazza.

Col cuore infranto Bobby ritorna a New York dove suo fratello Ben (Corey Stoll), un giovane che si fa giustizia e conclude affari con ogni mezzo possibile e poco raccomandabile, gli affida la gestione di un night club che ha rilevato.

Presto il “Les Tropiques” diventa il locale di punta della scena notturna della Grande Mela, grazie anche all’aiuto dell’agente di modelle Rad (Parker Posey) e del suo compagno, lo scrittore Steve (Paul Schneider) conosciuti a Los Angeles durante uno dei brunch domenicali organizzati dallo zio Phil. Bobby stringe mani a politici, belle donne e tutta la gente più “IN” che passa nel locale, ma il suo cuore sembra non trova ancora una degna felicità fino alla sera in cui oltrepassa la porta del locale l’eterea Veronica (Blake Lively). Il vulcanico ragazzo non perde tempo e da “cerbiatto abbaiato dai fari” si trasforma in un famelico felino accerchiando la sua bellissima preda, corteggiandola con grandissime doti e trasformandola nella chiave della sua vita felice.

Cafè Society

Seppur la sua famiglia diventa vittima di burrascose vicissitudini giudiziarie, Bobby tiene in pugno la sua vita districandosi abilmente tra la sua vita privata e la sua attività lavorativa di successo, fino al ritorno del passato nella sua vita.

Gli impulsi che pensava di aver superato si ripresentano mettendo tutto in discussione.

Woody Allen dimostra di essere quell’inguaribile romantico goffo che ci ha sempre mostrato attraverso i suoi personaggi maschili che hanno sempre rappresentato un suo alter ego, e in “Café Society” diventa quasi scontato riconoscerlo nel modo di camminare di Jesse Eisenberg che ha studiato a fondo le posture, le espressioni e il modo di porsi del suo maestro, imparando a parlare nevroticamente come lui attraverso battute irriverenti e ciniche, da cui traspare un’ironia pungente ed affilante.

Come voce narrante impone il suo dominio sulla narrazione, dosando le parole nei giusti momenti e dirigendo i personaggi in maniera impeccabile, dove bucano lo schermo persino i personaggi secondari come la madre Rose (Jeannie Berlin) che ha sempre una valutazione negativa da condividere a tavola con la famiglia, districandoli tra le opposte città statunitensi che ci mostrano gli aspetti diversi di chi le popola.

La fotografia di  Vittorio Storaro affascina ogni scena, diventando parte integrante della narrazione, fa uso un vasto campionato cromatico, fatto di contrasti ed aperture focali ben calibrate. Spiccano tonalità calde ed accecanti nella luminosa Los Angeles che si contrastano con le luci colorate della notturna New York, presentateci all’inizio della narrazione con una luce desaturata, proprio per sottolineare l’evoluzione e il ritorno di Bobby.

Il nostro parere: 8

“Café Society” ci dimostra che Allen ha ancora l’abilità di scrivere e dirigere delle grandi storie e di riuscire ad ottenere il massimo dai suoi attori, basti pensare alla prova attoriale di Kristen Stewart che dimostra spessore ed estrema fragilità nella sua interpretazione.  La presenza del regista aleggia per tutto il lungometraggio, la si nota anche nella scelta ben dosata della musica jazz che cresce ed aumenta la sottile malinconia che accompagna i personaggi.

 

“Café Society” di Woody Allen arriva nelle sale italiane il 29 settembre, distribuito da Warner Bros Pictures Italia.