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Star Trek: Starfleet Academy | Recensione dei primi due episodi

Abbiamo visto i primi due episodi della nuova serie Star Trek: Starfleet Academy, in programmazione su Paramount+ a partire dal 15 gennaio scorso. Questa la nostra recensione.

Starfleet Academy: la rinascita dopo il Grande Fuoco

Starfleet Academy si presenta con un approccio diverso dalle serie Trek fin qui viste, dove oltre all’avventura e all’esplorazione di “nuovi e strani mondi” si aggiunge una storia di formazione ambientata nel 32º secolo, introducendo un gruppo di giovani cadetti che entrano a far parte dell’Accademia della rinata Flotta Stellare, decimata anni prima dal fenomeno denominato “Grande Fuoco” (Stagione 3 Star Trek: Discovery).

Ricordiamo che l’immane catastrofe chiamata “Grande Fuoco” fu causata dal decadimento a catena del Dilitio, i cui cristalli sono essenziali per il funzionamento dei motori a curvatura. Questa reazione a catena di dimensioni galattiche distrusse le navi stellari della Flotta e ridusse ai minimi termini la Federazione dei Pianeti Uniti.

Nuove dinamiche nell’Universo Star Trek

I primi due episodi di Star Trek: Starfleet Academy, intitolati rispettivamente “I ragazzi di oggi” e “Beta Test”, si concentrano su un contesto iniziale di dinamiche tra studenti e istruttori, al cui centro dell’ambientazione troviamo la nave stellare USS Athena NCC-392023 di classe Federation e la storica sede dell’Accademia in San Francisco.

A livello visivo possiamo definire i set spettacolari e gli effetti speciali di prim’ordine. La sede dell’Accademia e la USS Athena offrono un’atmosfera epica e spaziale.

Il cast è stato accuratamente selezionato:

  • Holly Hunter risulta perfetta nei panni di Nahla Ake, il capitano della USS Athena e Cancelliera dell’Accademia. Nahla, un ibrido Umano/Lanthanite, ha un carattere, anticonvenzionale e misuratamente ribelle, guida i giovani con ironia, grande esperienza e irriverenza, rappresentando inoltre un ponte tra la vecchia e la nuova Accademia, grazie alla sua veneranda età di oltre 400 anni;
  • Gina Yashere veste i panni dell’Ufficiale Lura Thok, un ibrido Jem’Hadar-Klingon dal carattere severo e tostissimo, ma che sa anche creare dei siparietti leggeri e fonte di comicità;
  • Tra i tanti ragazzi dell’accademia, molto spazio è stato dato a Caleb Mir, il cui volto e quello di Sandro Rosta, un cadetto ribelle dal passato complesso che accetta di rimanere all’interno della scuola per una promessa di ritrovare sua madre. Un buon filo narrativo questo dalle forti emozioni e che guida buona parte dell’avvio.
  • Non possiamo, inoltre, non nominare Il Dottore olografico di trekkiana memoria, interpretato come sempre da un simpatico Robert Picardo;
  • Non ultimo Paul Giamatti, il vilain della serie Nus Braka che in futuro potrà darci non poche soddisfazioni;

La serie ha un tono fresco giovane e dinamico, elemento che può attrarre spettatori nuovi ma con il rischio di essere divisiva più di quanto sia stata Star Trek: Discovery, allontanando dal franchise il fandom più oltranzista.

In conclusione

I primi due primi episodi di Starfleet Academy mostrano un approccio coraggioso e diverso all’universo Star Trek, certamente non perfetto, ma potenzialmente interessante. Funzionano abbastanza e presentano egregiamente le nuove ambientazioni e i nuovi personaggi, anche se alcuni cadetti appaiono delineati in maniera stereotipata e con poca originalità.


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One thought on “Star Trek: Starfleet Academy | Recensione dei primi due episodi

  1. Da ‘vecchiaccio maledetto’ e scettico sulle nuove produzioni troppo Kurtzmaniane, devo ammettere che Starfleet Academy mi ha sorpreso su un punto fondamentale: malgrado la gestione sciagurata di Paramount, che sembrava voler quasi cancellare Prodigy rimuovendola dai propri cataloghi, questa serie ha ufficialmente ‘blindato’ le serie animate nel canone live-action. Non sono più spin-off ‘minori’, ma pilastri della lore.
    Prodigy è ovunque: vedere un adolescente Brikar (la specie di Rok-Tahk) passeggiare per i corridoi dell’Accademia è un colpo d’occhio pazzesco. Ma la scena che mi ha davvero commosso è il momento in cui SAM nomina la Protostar, Dal, Murf e la Capitana Gwyn: la reazione emotiva del Dottore fa capire quanto quelle vicende siano state reali e pesanti per la storia della Flotta. Perfino il ‘Muro dell’Onore’ cita ‘Zero the Third’, un riferimento diretto a Zero che finalmente riceve il giusto riconoscimento.
    Si sente poi tantissimo lo zampino di Tawny Newsome (Mariner) in sceneggiatura. Tra l’Exocomp ‘Almond Basket’ (omaggio palese a Peanut Hamper) e il grado di ‘Commander’ assegnato a Beckett Mariner sul Muro dell’Onore, il tocco di Lower Decks è ovunque, inclusi i riferimenti nerd ai bulloni auto-sigillanti.
    Tuttavia, c’è una cosa che mi ha dato profondamente fastidio: l’uso di un linguaggio troppo ‘moderno’. Gli sceneggiatori non sembrano capire che il gergo cambia alla velocità della luce. Se negli anni ’80 termini come ‘tammaro’ o ‘zarro’ avevano un senso, oggi ne hanno un altro. Vedere cadetti del 32° secolo che usano slang da millennial o da ‘terapia’ contemporanea (come il termine ‘hanger’ per descrivere la fame nervosa o frasi come ‘I’m having a day’) spezza completamente l’immersione. Tra mille anni, forse, ‘sfitinzio’ indicherà una figura mascolina e ‘sugellare lo zillo con la slandra’ vorrà dire litigare; metterci il gergo di oggi rende tutto già vecchio.
    Inoltre, ho trovato fastidioso l’eccesso di volgarità gratuita. Una parolaccia ogni tanto può servire a dare enfasi, ma in certi passaggi si è usato più turpiloquio che dialogo normale, rendendo i personaggi meno intelligenti di quanto dovrebbero essere in un’accademia d’élite. Un vero peccato per una serie che, per il resto, mostra un valore produttivo e una cura per il canone davvero inaspettati.

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