Star Trek: Picard, il commento trekkie all’episodio 7

Il settimo episodio di Star Trek: Picard, intitolato Nepenthe, è stato appena rilasciato in esclusiva da Amazon Prime Video. Ecco il commento di un trekkie della prima ora.

Se in generale Star Trek: Picard è una serie nostalgica, che guarda al futuro ma strizza decisamente l’occhio ad un passato glorioso, questo settimo capitolo è l’esemplificazione perfetta di tale teorema.

E’ infatti praticamente impossibile capire qualcosa di quello che sta accadendo nei 56 minuti di questo lungo episodio, senza essere aver visto almeno la gran parte dei 177 capitoli del leggendario Star Trek: The Next Generation.

Non è di per se un difetto, anzi, i vecchi trekkiani come me sono probabilmente in estasi, ma basta essere chiari sul fatto che questa, almeno fino ad ora, NON E’ una serie per neofiti. Per loro è in arrivo la quarta stagione di Star Trek: Discovery, che di trekkiano ha solo il titolo e proprio per questo è adatta ad un pubblico diverso.

Tornando all’episodio, le star assolute di questa puntata sono il Comandante Riker (Jonathan Frakes), che non ha bisogno di presentazioni e il consigliere Deanna Troi (Marina Sirtis), anch’essa personaggio importantissimo di Star Trek: The Next Generation. Personalmente ho trovato fantastico il modo in cui gli sceneggiatori hanno gestito la rimpatriata tra queste leggende.

Quello di Riker e Troi è stato infatti un cameo in perfetto stile trekkiano, degno ad esempio degli episodi di Next Generation in cui apparsero personaggi come Spock o Scott. Dialoghi commoventi, ricchi di riferimenti storici sulla saga, sagaci collegamenti alla trama attuale, ma senza mai scadere nel ridicolo.

Proprio alla luce di questo, la scelta di non far diventare Riker e Troi dei regular di Star Trek: Picard, seppur per certi versi dolorosa, è assolutamente condivisibile. Lasciamo che queste leggende, che hanno riempito tantissime nostre serate di qualche anno fa’, diano il loro contributo in maniera incisiva ma saltuaria, in modo da non trasformare questa serie in una triste rimpatriata tra attori anziani che si raccontano vecchie storie.

Altro aspetto molto importante di questo episodio, quasi del tutto privo di azione ma ricchissimo di contenuti, è quello legato alla connessione tra la trama principale e gli eventi del mondo reale di oggi, nel 2020. Appare oramai chiarissimo come il messaggio che gli sceneggiatori stiano cercando di trasmettere tramite Picard e gli altri personaggi sia una sorta di visione dicotomica:

da una una parte quelli “aperti al futuro”, favorevoli ad una totale integrazione in tutti gli aspetti, comprese la robotica e l’automazione come parte integrante di un futuro, a loro modo di vedere, più radioso. Dall’altra i “conservatori”, spaventati da alcune derive della modernità e da un eccesso di integrazione. Inutile dire che, nella visione dei produttori, i buoni, capeggiati da Picard, sono i primi.

Per carità, niente di nuovo, Star Trek ha sempre portato nello spazio i problemi dell’attualità, è un tratto distintivo del franchise, ma qui si ha l’impressione che i messaggi siano un po’ troppo diretti ed eccessivamente politicizzati. Per cercare un maggiore bilanciamento, i produttori dovrebbero rivedere bene alcuni episodi di Star Trek: Deep Space Nine, miglior serie trekkiana di tutti i tempi nel coprire i temi di attualità senza scadere nella propaganda politica.

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