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Star Trek: Discovery – La recensione della quarta stagione


Venerdì 18 marzo PlutoTV ha diffuso Ritorno a Casa, il tredicesimo ed ultimo capitolo di Star Trek: Discovery. Questa è la recensione sull’intera quarta stagione.

A tal proposito giova comunicare che Pluto TV, dal 21 marzo al 18 aprile, ha dedicato un canale specifico per Star Trek: Discovery 4 dove, a rotazione, vengono trasmessi tutti e 13 gli episodi. Specifichiamo, inoltre, che è un canale live, e non on demand, ciò significa che non è possibile scegliere uno specifico episodio e l’orario in cui vederlo.

Dopo essere giunti nel futuro, scoprendo una Federazione dei Pianeti Uniti ridotta ai minimi termini a causa del Grande Fuoco e del conseguente decadimento del dilitio, il tutto dovuto alla disperazione di un bambino kelpiano un po’ cresciutello, Il Capitano Michael Burnham e il suo equipaggio si trovano a dover risolvere un’altra grandissima minaccia cosmica: l’Anomalia della Materia Oscura (AMO), creata da una civiltà altamente progredita denominata Specie 10-C.

Dopo l’andamento altalenante della passata stagione, e la sua conclusione che, ad essere buoni, possiamo considerare discutibile, era lecito aspettarsi una maggiore attenzione da parte degli autori. L’esordio assolutamente positivo di Star Trek: Discovery 4 aveva effettivamente alimentato le nostre speranze su un prosieguo più solido e su un percorso della narrazione più lineare, con uno sviluppo della trama orizzontale potenzialmente più intrigante.

Purtroppo, e sin dal terzo capitolo, abbiamo visto palesarsi diverse criticità presenti anche nelle scorsa stagione, e cioè l’avvicendarsi di diverse sottotrame raffazzonate e forzate, tanto da sembrare essere state confezionate solo per l’inserimento di easter eggs e immotivati elementi del passato.

Nostro malgrado, l’andamento di questa quarta stagione ricalca quello della precedente, quindi buone parentesi si alternano ad altre banali ed intrise di un melenso e patetico sentimentalismo. Questo eccesso di “melanconia” non fa altro che soffocare alcuni degli elementi cardine di una produzione basata sulla fantascienza, come l’amore per l’esplorazione, la sete di avventura e, componente essenziale di uno spettacolo Trek, l’utopia roddenberryana. Qui, ahinoi, la visione utopica del nostro amato Gene viene sostituita da una esagerata politically correct. Una pesante presenza che rischia di causare, anzi produce, effetti contrastanti.

Ma a proposito dell’andamento di Star Trek: Discovery 4, dobbiamo sottolineare un totale cambio di passo da una prima parte composta da sette puntate (l’ultima andata in onda in prima visione il 31 dicembre 2021), e una seconda composta dalle rimanenti sei. La prima parte viene sviluppata in maniera intelligente e in crescendo. Nella parte finale di stagione, invece, sentiamo la narrazione annaspare e, a volte, rantolare. Episodi banali si alternano ad altri confezionati tanto per… allungare un brodo già insipido di per se! Si salva, ma non totalmente, l’epilogo… che sia il Canto del Cigno?

Da un esordio dirompente e spiazzante della serie, criticabile certamente ma assolutamente coraggioso, siamo passati ad una seconda stagione più in linea con la tradizione, più morbida e caratterizzata dall’iconica figura del Capitano Christopher Pike, dove vediamo il ritorno ad uno sviluppo autoconclusivo di molti dei 14 episodi, in cui una trama verticale ben si armonizza ad uno sviluppo orizzontale.

Ora, dopo il saluto del Capitano Pike e il tuffo nel futuro dell’Angelo Rosso/Burnham, sembra che Star Trek: Discovery sia affetta e afflitta da un male incurabile. L’unica cosa in cui possiamo sperare e che questa lenta agonia termini presto.


Star Trek: Discovery 4
Star Trek: Discovery - La recensione della quarta stagione

Data di creazione: 2022-03-23 18:30

Valutazione dell'editor
2.5

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