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Songbird: recensione del film diretto da Adam Mason sul Covid-19


Songbird, diretto da Adam Mason, è il primo film internazionale che racconta sul grande schermo momenti di vita quotidiana vissuti durante la pandemia da Covid-19. Questa la recensione.

In un prossimo futuro distopico, il mondo non è ancora uscito dalla pandemia di Covid-19. Il virus è mutato in continuazione ed ora, dopo quattro anni di lockdown è giunto alla versione Covid-23. Solo gli immuni, per i quali non è stato ancora compreso il meccanismo che li protegge dalla malattia, possono uscire. Essi sono riconoscibili da un braccialetto giallo al polso. Grazie a loro il mondo riesce ad andare avanti. Non sono però dei privilegiati ma dei condannati ad una vita di solitudine: avere contatti con ‘gli altri’, i normali, potrebbe condannare quest’ultimi ad una morte dolorosa in quanto gli immuni sono portatori sani della malattia. In questo scenario facciamo la conoscenza di Nico (KJ Apa), un ragazzo che lavora come corriere per mettere da parte i soldi e trasferirsi su un’isola Covid-free insieme alla sua amata Sara (Sofia Carson) che ha conosciuto consegnandole regolarmente le provviste ma che non ha mai potuto incontrare perché la ragazza non è immune.


Realizzando il suo Songbird, il regista Adam Mason cerca di cavalcare, in maniera furba, l’onda causata dalla pandemia da Covid-19, ed il risultato è un melenso e scontato film che incentra il focus della narrazione sulle vicende amorose di due ragazzi. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Mason in collaborazione con Simon Boyes, è frammentaria e si sforza più che altro di essere didascalica nel mostrare come la società possa mutare il proprio stile di vita con un lockdown che dura da anni e per il quale non si vede la fine del tunnel.

L’obiettivo primario di un film come Songbird è chiaramente quello di sfruttare l’empatia generata dal Covid-19, e nel farlo contestualizza la più classica delle storie d’amore introducendo personaggi mal delineati, mai approfonditi, e per giunta fin troppo stereotipati. In ogni caso è da segnalare l’impegno profuso dagli attori nel caratterizzare i personaggi, per quanto mal costruiti. A tal proposito, va segnalata la buona dose di talenti presenti nel cast di Songbird: oltre ai protagonisti interpretati da KJ Apa e Sofia Carson, infatti, sono presenti al suo interno nomi di tutto rispetto quali Demi Moore, Alexandra Daddario, Bradley Whitford, Peter Stormare e Paul Walter Hauser, quest’ultimo acclamato dalla critica nel 2019 come migliore attore rivelazione per il suo ruolo in Richard Jewell.

Buona la fotografia, soprattutto nelle sequenze a campo lungo, dove è possibile apprezzare la città priva della popolazione e ricca di checkpoint: un inquietante scenario a cui purtroppo siamo già abituati. Interessante, inoltre, la colonna sonora firmata dall’esperto Lorne Balfe, la quale ben si integrata con il contesto tristemente romantic, creando talvolta una lieve sensazione di armonia.

A nostro personalissimo avviso, un film come Songbird avrebbe potuto trovare maggior rilievo, e forse qualche critica in meno, se solo avesse evitato di sfruttare un periodo tanto doloroso come quello che il mondo intero ha passato nell’ultimo anno e mezzo. Cavalcare l’onda ok… sfruttare la sofferenza delle persone per fare incassi, forse no.

Songbird è stato prodotto da Michael Bay e distribuito da Notorious Pictures in Italia a partire da domani 30 giugno.


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Songbird: recensione del film diretto da Adam Mason sul Covid-19

Direttore: Adam Mason

Data di creazione: 2021-06-29 23:27

Editor's Rating:
2

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