Durante la quarta edizione del SeeYouSound Festival, per la sezione Longplay feature, è stato presentato The Songs of Scorpions, diretto da Anup Singh. A voi la nostra recensione.

Nooran canta la canzone degli scorpioni, come anche la nonna, la cui utilità è quella di guarire le persone punte dagli scorpioni. Aadam la segue e la ama da tempo e vorrebbe sposarla. Un trauma sconvolge Nooran, che, nella sua fragilità, accetta di sposare l'uomo: ma non è l'inizio di una storia d'amore, è l'inizio di una storia di vendetta...

L'opera di Singh colpisce subito per la bellezza delle immagini e l'uso bellissimo del dolly che ci mostra un deserto bellissimo e maestoso, come raramente si vede, evitando l'uso degli orrendi droni usati eccessivamente dal cinema odierno.

I protagonisti sono ottimi: Irrfan Khan è superlativo come sempre, già notevole nel bellissimo Lunchbox. Golshifteh Farahani, già vista in numerosi film americani come l'ultimo Pirati dei Caraibi o Paterson, è bravissima e di una bellezza incantevole, che colpisce lo spettatore per intensità.

Il film ha una fotografia maestosa e una regia epica, per una storia tutto sommato piccola, un dramma con pochi personaggi, quasi tutto ambientato nel deserto.

La pellicola di Singh colpisce per la bellezza delle immagini e l'intensità dei protagonisti. Rinnegando le regole canterine di Bollywood, il regista ci racconta un dramma di amore, vendetta e morte intenso e crudele, che, con qualche minuto in meno di durata, sarebbe stato un film perfetto.

Ecco il trailer del film.