Durante la quarta edizione del SeeYouSound Film Festival, nella sezione Longplay feature, abbiamo visto Song of granite, il film di Pat Collins. Di seguito vi proponiamo la nostra recensione.

Song of Granite è un film dedicato alla vita di Joe Heaney, noto interprete di canzoni irlandesi folk, ma è anche la scelta dell'Irlanda per la categoria Miglior Film Straniero agli Oscar 2018.

Con una prima parte ambientata in Irlanda, il biopic porta in scena l'infanzia di Heaney, la passione per il canto ed il viaggio negli Stati Uniti d'America, senza tralasciare i primi anni americani che gli riservarono ruoli anche da portiere di hotel.

Girato in un bellissimo bianco e nero, con una fotografia sublime, giustamente premiata al Galway Film Fleadh, il film sfianca lo spettatore più disponibile con lunghissimi, infiniti, momenti musicali di canzoni folk irlandesi. In sè non sarebbe un male, ma la scelta di brani della durata di molti minuti rende difficile seguire il film, anche legato al fatto che si è preferito non sottotitolare il cantato.

Ottimo, quindi, per chi ama questo genere musicale e la cultura irlandese, in realtà il biopic racconta poco o niente della carriera di Joe Heaney e, quando finalmente la pellicola prende un po' di ossigeno nell'ambientazione irlandese, ormai la frittata è fatta e l'attenzione svanita.

Credo di averlo già detto in altri articoli e lo ripeto anche qui: chi fa cinema e chi fa arte in generale deve avere un grande rispetto per il pubblico pagante, le divagazioni artistiche vanno bene per la tv, comodamente seduti a casa, o per gli amici in rappresentazioni private, ma chi paga ha il diritto inalienabile di non doversi annoiare, come, purtroppo, a volte capita.

Il trailer.

 

Song of Granite
  • Marco Nuzzo
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