Questa mattina abbiamo incontrato lo scrittore Chuck Palahniuk, famoso a molti per averci regalato Fight Club, romanzo divenuto un cult grazie alla trasposizione cinematografica firmata da David Fincher nel 1999.

Nel corso dell'incontro lo scrittore ha raccontato del suo turbolento percorso caratterizzato da palesi insuccessi prima di arrivare a conquistare la fama e la stima di infinite platee, come quella che lo attende oggi alla Festa del Cinema di Roma.

Quando nel 1996 é uscito Fight Club, non sono state vendute più di 500 mila copie, poca roba, e non é andata meglio al suo adattamento sul grande schermo, fortemente voluto da David Fincher. Costato 63 milioni di dollari, nel corso delle prime due settimane di programmazione in sala non ha registrato forti incassi tanto da creare disperazione nei produttori Art Linson e Arnon Milchan che chiamarono Palahniuk disperatissimi.

"Questo film troverà un pubblico nell'inferno"
Così sentenziava un giornalista americano all'epoca.

La nuova vita e il successo disarmante della storia creata da Palahniuk si manifesta con la distribuzione in home-video della pellicola, consacrandola a cult-movie.

Sono passati anni dalla pubblicazione del romanzo e dall'uscita della pellicola, eppure Fight Club continua a conquistare pubblico di ogni età, spingendo l'autore nel proseguire la narrazione intraprendendo un nuovo cammino attraverso la graphic novel. Con la graphic novel, lo scrittore ha ammesso di aver acquisito un nuovo stile nel raccontare la storia, grazie anche al nuovo formato che permette di essere comici senza dover essere estremamente letterali.

Ogni mezzo ha la propria forza.

Durante la sua fase di scrittura dei romanzi non ha mai focalizzato sin da subito l'obiettivo che diventassero dei lungometraggi, ma ha preferito concentrarsi sulle sensazioni che poteva regalare a chi proseguiva la narrazione pagina per pagina, formandosi man mano che la storia proseguisse. Non si offende se ci sono opinioni contrastanti tra l'opera cartacea e la sua trasposizione in pellicola, dal momento che anche la delusione conferisce valore ad entrambi i prodotti, e di questo ne è felice.

Durante l'incontro ovviamente non sono mancati aneddoti sulla lavorazione del lungometraggio, ricordando con rassegnazione il suo esser messo in mezzo dal regista David Fincher durante le discussioni tra lui ed Edward Norton. Fincher voleva che il personaggio di Norton creasse conflitto nel pubblico, mentre l'attore preferiva che il suo personaggio risultasse immediatamente simpatico così da empatizzare con lo spettatore, e qui entrava in gioco Palahniuk, costretto a sostenere la tesi del regista.

Chuck Palahniuk é sempre stato attratto dalla violenza - accesa protagonista delle sue narrazioni - basti che sia sempre consensuale. Basti ricordare le regole del fight club, in cui lo scontro violento era presentato nel regolamento senza far mistero alcuno.

"Fight Club" é un gioco graduale di violenza consensuale. Tutti i miei libri hanno elementi fisici: voglio intervenire sul lettore non solo emotivamente ma anche fisicamente. Così creo maggior empatia con lui, portandolo in viaggio sia fisicamente che intellettualmente.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.