Quello a cui assisteremo tra un paio di giorni non sarà un documentario sui Beatles firmato dal Premio Oscar Ron Howard, bensì sarà un viaggio nel tempo, nei favolosi anni sessanta, anni in cui il mondo stava cambiando e i quattro ragazzi di Liverpool ne furono (inconsapevolmente) protagonisti.

beatlesIl 15 settembre arriverà nelle sale cinematografiche italiane “The Beatles: Eight Days A Week-The Touring Years”, il film-evento che racconta tramite filmati di repertorio, interviste di chi ha vissuto la Beatlesmania e parola a John, Paul, Ringo e George; Ron Howard ci fa immergere in questo viaggio emozionale attraverso la loro musica, attraverso la loro nascita presentandoceli così com’erano e mostrandoci come i singoli ragazzi siano man mano cresciuti tra sala di registrazione, tour promozionali ed urla deliranti di fans per il mondo.

Chi meglio di un attore bambino come Howard (il famoso Richie Cullingan di “Happy Days”) poteva capire come si sono sentiti quei quattro ragazzi travolti dal successo, e dalle ragazzine urlanti che li attendevano fuori l’albergo o fuori la stazione radio dove erano ospiti. Attraverso un lavoro certosino il regista americano ci mostra come di anno in anno quello che era descritto come un fenomeno e ci si chiedeva quando sarebbe finito in realtà fu qualcosa di indescrivibile a parole, sono le immagini a parlare, le registrazioni restaurate di esibizioni live all’interno dell’ABC Cinema di Manchester del 20 novembre 1963.
Descrive l’unicità di questa band che ha fatto storia, ragazzi uniti dall’amore per la musica ma che nascondevano il dolore di aver perso una madre (John e Paul) e proprio da questa sofferenza sono nate le loro canzoni, lo stress a cui erano subiti ad ogni tour, sballottato da una città all’altra, e il ritmo serrato con cui ogni registravano un album seguiti meticolosamente dal produttore George Martin. “Un mostro con quattro teste”, così parla Paul McCartney descrive il loro essere un unica voce quando c’era da decidere qualcosa.

shea-stadium-beatlesSiamo spettatori del viaggio verso l’olimpo di quattro ragazzi che si proteggevano a vicenda, come se fossero una famiglia, guidati dal loro manager Brian Epstein che li vide al Cavern di Liverpool e gli insegnò come vestirsi, come comportarsi in pubblico ma sopratutto li ha accompagnati in ogni tappa, persino nel viaggio della consacrazione oltreoceano. Il primo tour in America portava con se un bagaglio di preoccupazioni, era da poco morto il Presidente Kennedy, il popolo americano era ancora scosso ma trovò sollievo nella musica dei ragazzi britannici che se ne fregavano della segregazione ancora attiva nel Sud della Nazione perché come annunciano ai microfoni delle emittenti americane poco prima del concerto a Jacksonville: “noi non suoniamo per quella gente o questa gente, sa cosa significa? Noi suoniamo per la gente!”.

Howard evita di polemizzare sulla rottura della band, sulle droghe, sul periodo indi, e sopratutto su Yoko Ono, ma affronta la stanchezza fisica ed emotiva di ognuno di loro, mostrandoci solo una fuoriuscita di Lennon sul paragone con Gesù Cristo che li fece abolire negli Stati Uniti, per poi sfinirli totalmente proprio nell’ultimo tour americano.

Il nostro parere: 7+

A differenza di altri documentari sui Beatles, non vediamo emergere le personalità di John Lennon o Paul McCartney, ma si conoscono tutti e quattro in equal modo, anzi Ron Howard ci tiene a mostrarci proprio la loro sfacciataggine davanti ai microfoni, il loro saper “essere un gruppo di ragazzi” ancor prima di essere una band, ci fa capire perché la loro musica ha funzionato, ha unito l’unicità di ognuno di loro accendendo la miccia di una bomba che ha sconvolto a livello sociale gli anni 60.
Inoltre vi consigliamo di rimanere fino alla fine dei titoli di coda perché ci sono 30 minuti dello strepitoso live al Shea Stadium di New York.

“The Beatles: Eight Days A Week-The Touring Years” di Ron Howard sarà nelle sale italiane dal 15 al 21 settembre, distribuito da Lucky Red.