Noi siamo tutto ha il sapore di una romantica favola che incontra la tecnologia, prolungamento dell’io delle nuove generazioni. Questa è la nostra recensione del film diretto da Stella Meghie.

La principessa Maddy (Amandla Stenberg) é rinchiusa da 18 anni nella sua casa a vetri che la protegge dalle molteplici infezioni del mondo esterno. In realtà, la ragazza convive con questa prigionia con grande forza d’animo: la battuta pronta non le manca mai, e l’accesa curiosità l’aiuta a non perdere la speranza di oltrepassare la barriera casalinga.
Non ha amici, gli unici coetanei con cui scambia quattro parole online sono altri ragazzi malati che, come lei, sono costretti a studiare da casa; i suoi contatti col mondo esterno sono sua madre Pauline (Anika Noni Rose), sua migliore amica e medico personale, Carla (Ana de la Reguera), sua infermiera e confidente, e sua figlia adolescente Rosa (Danube Hermosillo).

Ogni giorno è uguale all’altro, ma la sua monotona quotidianità viene sconvolta dall’arrivo nel quartiere dei nuovi vicini, in particolare dell’ombroso Olly (Nick Robinson). Quello che accade tra i due ragazzi é qualcosa di unico e raro. I continui messaggi che si scambiano, l’incessante desiderio di voler conoscere quanto più possibile dell’altro, fa parte di un sentimento puro e delicato.

Quando parlo con lui, é come se stessi là fuori.

Maddy

Noi siamo tutto non é il classico sick movie, sin dalle prime scene la regista Stella Meghie ci mostra quella luce di speranza che circonda e non abbandona mai i nostri protagonisti. Ad essere malata non é unicamente Maddy, ma anche Olly che preferisce nascondere la sua sofferenza, ma insieme si faranno il coraggio necessario per superare paure e limiti.

Maddy: Quando sono con te, non rifletto.

Olly: Riflettere é sopravalutato.

Il pregio di questo teen drama é di non mostrarci corpi deformati o di soffermarsi sulla differenza razziale dei giovani innamorati, bensì si concentra sugli obiettivi e sull’universalità del loro sentimento. Siamo difronte ad un film per chi nella propria vita ha perso la possibilità di viversi alcune prime volte ma non ha ma perso quella curiosità di sperimentare e di voler conoscere l’oltre e superare i propri limiti. Lo spettatore più adulto potrebbe sentirsi come l’astronauta che abita i plastici di Maddy, osservatore -senza alcuna possibilità di iterazione – ma non può rimanerne indifferente.