Belle le immagini eh, però non si capisce un c…o.” E' questa la prima stilettata che ho sentito ai titoli di coda di Song to Song, di Terrence Malick, da uno spettatore appena risvegliatosi da un sonno lungo un’ora e mezza circa sulle comode poltrone di una sala semivuota.

Certo, la prima reazione è quella di prendermela con lui, ma poi mi fermo a pensare: Terrence Malick, regista classe 1943, non piace alla massa perché annoia. Ed è vero, se non si ha una sincera volontà di ascoltare gli interminabili discorsi dei protagonisti dei suoi film su tematiche profonde, ci si può verosimilmente addormentare. Ma è colpa di Terrence Malick o dello spettatore mal predisposto alla riflessione su queste tematiche? La verità è che probabilmente non è colpa di nessuno dei due, perché così come Malick non si piega a dirigere film commerciali per puro utilitarismo, lo spettatore deluso vede nel cinema un mezzo di intrattenimento utile a distaccarsi dai problemi della vita reale, lontano dall’essere ciò che in realtà è Arte. E allora la colpa va ricercata più in alto, nelle grandi case di distribuzione cinematografica che da ormai troppi anni hanno abituato ad una visione così superficiale della settima arte.

Austin, Texas. BV (Ryan Gosling), Cook (Michael Fassbender), Faye (Rooney Mara) e Rhonda (Natalie Portman) sono i quattro bellissimi ragazzi protagonisti di un’intrigante relazione allargata. Tutto inizia quando BV incontra Faye ad una festa nella villa del ricco produttore Cook. I due iniziano una storia che presto troverà peripezie nella gelosia di BV, venuto a conoscenza di una precedente relazione della ragazza con Cook, il quale complicherà la situazione sposando Rhonda e addentrandola nella cerchia amorosa.

L’amore e la gelosia sono l’input per avviare il flusso di coscienza ormai caratterizzante dei film di Malick, che avevamo già avuto modo di ammirare (o disprezzare, per molti) in suoi film come Knight of Cups, To the wonder, The Tree of Life e La sottile linea rossa. Sono decenni che il regista statunitense è alla costante ricerca del senso della vita, con l’obiettivo di garantire una sincera gioia ai protagonisti dei suoi film, in Song to song relegati ad un’infelicità che trova un temporaneo appagamento nelle vacuità della ricchezza e nella lussuria più sfrenata.

Il direttore della fotografia messicano Emmanuel Lubezki, che ha monopolizzato la notte degli Oscar dal 2014 al 2016, con Song to song è giunto alla sua quinta collaborazione con Malick, e il feeling che si è creato tra i due sembra aumentare di film in film, con le sue meravigliose immagini che trovano complementarità nelle sceneggiature del regista.

Il cast stellare scelto da Terrence Malick, oltre che i sopracitati Gosling, Fassbender, Mara e Portman, vede Cate Blanchett e superstar mondiali della musica come Iggy Pop, Anthony Kiedis e John Lydon protagonisti di un film che ha fatto della filosofia di Kiekegaard il proprio cardine: lo stadio estetico in cui le romantiche creature di Malick si nascondono, comincia a traballare con l’ingresso di una nuova dimensione spirituale che trascende le superficialità del primo stadio, e i cacciatori del piacere possono così godere delle gioie terrene senza esserne catturati, ma utilizzandole come mezzo per raggiungere il Nirvana.

Verdetto 7.5

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