Ieri sera, mescolati ad una platea ricca di fan e appassionati Sci-Fi, abbiamo assistito alla prima proiezione pubblica del nuovo capolavoro di Steven Spielberg, ovvero l’onirico, visionario e spettacolare Ready Player One, ispirato all’omonimo romanzo di Ernest Cline. Questa la nostra recensione.

In un 2045 funestato da guerre, povertà ed in piena crisi energetica, la popolazione si ritrova a vivere in baraccopoli verticali (Cataste), senza speranza e senza sogni, se non quelli che vengono loro dati da Oasis, l’universo virtuale creato qualche anno prima da James Donovan Halliday (Mark Rylance) e dal suo socio ed amico Ogden Morrow (Simon Pegg). Dentro Oasis le persone vivono come Avatar storie, vite, avventure. Escono dalla simulazione solo per nutrirsi e dormire. Ognuno di loro acquisisce ricchezza e potere andando avanti nei livelli e nel caso che il proprio alter ego virtuale perisca, si trovano talmente spiazzati dalla perdita di quanto acquisito che alcuni di loro tentano gesti estremi per non trovarsi a ricominciare a navigare da zero.

Cinque anni prima degli eventi narrati, Halliday muore e lascia un testamento in cui annuncia che 500 milioni di dollari ed il controllo della piattaforma saranno di chi risolverà le prove e scoverà l’Easter Egg nascosto dallo stesso creatore. Da quel momento si scatenerà una acerrima lotta. Da una parte privati cittadini più o meno uniti in gruppi, dall’altra la IOI (Innovative Online Industries) guidata dal senza scrupoli Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn). Alla ricerca delle preziosi chiavi si metterà anche il protagonista Wade Watts (Tye Sheridan), profondo conoscitore del pensiero di Halliday sarà il primo a vincere la sfida per la consegna della prima chiave. Il suo Avatar Parzival, diventerà famoso a livello mondiale e susciterà il pericolo interesse di Sorrento. Wade ed i suoi amici - la bella Art3mis, il possente Aech, il samurai Daito ed il ninja Shoto - saranno coinvolti in una serie di peripezie fino all’epilogo finale. Il film si differenzia in parte dal libro, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nel maggior spazio dato alla storia di Halliday.

Gli effetti speciali sono superlativi e non disturbano affatto la visione. Tanti gli easter egg, i camei e gli omaggi a film, anime e videogame disseminati all’interno della pellicola. Talmente tanti che non siamo riusciti sicuramente a vederli tutti con una sola visione. Alcune di queste citazioni hanno scatenato brividi e ricordi in noi e nel resto degli spettatori. L’ingresso in scena del Gundam è stato accolto da uno scrosciante applauso, non meravigliatevi di questo come non meravigliatevi se il vostro vicino di poltrona indosserà un completo in stile Jedi o se vi saluterà aprendo e divaricando il palmo della mano mentre recita il saluto “lunga vita e prosperità”.

L’esperta mano di Spielberg proietta il pubblico in un Universo ricco di cultura POP anni ’80. La colonna sonora è perfetta. Jump dei Van Halen dà la carica che serve per affrontare l’intera proiezione. La sceneggiatura, in collaborazione con lo stesso Cline è perfetta, nulla è lasciato al caso. le scatole cinesi e le prove di cui si compone Oasis vi lasceranno col fiato sospeso e vi faranno saltare sulla poltrona regalandovi un’esperienza emotiva e sensoriale unica. L’importante è che non poniate limiti alla vostra immaginazione, del resto su Oasis tutto è possibile.

Piccolo spoiler: non aspettatevi un easter egg dopo i titoli di coda, purtroppo non c’è.

Ready Player One
  • Alessio Bucci

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