Quest'oggi ho visto in anteprima Quando un Padre, il cui titolo originale è A family man, un film semplice. Attenzione semplice, non facile.

È un film semplice per la sua incredibile linearità nella trama, per la chiarezza dei personaggi e dei problemi in ballo, per le emozioni che richiama, per la vicinanza che evoca e per il suo pieno epilogo. È semplice fin dalla prima battuta: la voce fuori campo del protagonista, il bravissimo Gerard Butler, si presenta al pubblico, ci dice subito che lavoro fa, ci dice della famiglia e ci dice ciò in cui crede. Butler infatti interpreta uno spietato “cacciatore di teste” che lavora 18 ore al giorno sacrificando gli affetti e il tempo che dovrebbe trascorrere con moglie e figli. Quando il maggiore di questi però si ammala gravemente, la sua vita viene progressivamente ribaltata, le sue certezze entrano in crisi e i suoi valori messi in discussione.

Vi lascio immaginare come può andare a finire, anche perchè l'interesse del film non sta di certo nella sorpresa di vedere come si chiude. Il maggior pregio risiede semmai nel come la storia va avanti, nei tratti intensi della sua evoluzione, nel racconto dei personaggi, dei cambiamenti in atto, più che nella loro risoluzione.

Il film tra l'altro gioca su degli ottimi dialoghi, mai banali, che dribblano quasi sempre in modo eccellente il rischio di cadere nel melenso. Come quando, nella prima parte, il nostro padre in carriera dà dei consigli a un giovane recruiter del suo team per chiudere più contratti: “Guarda Il Padrino 1 e 2, ma non il 3; ti posso insegnare come contare le carte ma non come giocarle”. E così riassume la sua strategia lavorativa basata tutta sull'audacia, l'ambizione e l'arroganza, modelli appunto presenti nei primi due capitoli del capolavoro di Coppola, ma non nel terzo che vira più sulla malinconia e sul ricordo.

Ma pure la trasformazione radicale da uomo in carriera senza scrupoli a padre presente e affettuoso, emerge in modo impeccabile dalla scena in cui la figlioletta chiede al papà cosa fa al lavoro, e lui le risponde: “Trovo lavoro agli altri papà così si prendono cura delle loro famiglie”, lasciando così trapelare un forte senso di orgoglio, sconforto e nostalgia.

Insomma questo racconto, seppur scontato nei contenuti e prevedibile nella narrazione, è scritto benissimo e girato con maestria, riuscendo così a evitare scivoloni troppo patetici e déjà vù. E ci dimostra soprattutto che a volte basta una storia semplice e dei bravi attori per emozionare il pubblico.

Verdetto 7.0